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Adeguarsi subito

L’analisi tecnica, tattica, e non solo, di Catanzaro-Catania

CATANZARO – Dopo un bel periodo di vacanza
torna Tatticamente, la rubrica che lo scorso anno vi ha accompagnato
nell’analisi a sangue freddo delle gare casalinghe e che quest’anno, con la
giusta dose di umiltà, tenterà di ripetersi nella speranza di
riscuotere ancora maggiore successo.
Al termine del match d’esordio contro il Bari qualcuno si sarebbe aspettato
il mio parere, a volte strano e a volte fin troppo prevedibile. E invece non
c’è stato. Non ho sentito il bisogno di scrivere nulla perché
non mi reputavo pronto all’impatto con il mondo della serie B: un mondo diverso,
che neanche chi lo ha vissuto negli anni ’80 potrebbe dire di conoscerlo bene.
Perché la Cadetteria di questi anni ha un’impronta decisamente diversa
rispetto a quella del passato. Ormai ci sono telecamere e sponsor a monopolizzare
il tutto e dovrà passara un bel po’ prima di riuscire a costruire il
giusto habitat giallorosso.
Tatticamente ritorna putroppo al termine di una gara che ha portato
i primi veri dolori della serie B. La prima sconfitta, subita ad opera di un
Catania non certo irresistibile, è un assaggino delle tante difficoltà
che ci aspetteranno giorno dopo giorno nei prossimi 9 mesi. Il “Ceravolo”
in campionato non veniva violato dal 1° dicembre 2002 (Catanzaro-Foggia
1-2). Avevamo perso l’abitudine delle sconfitte interne e la prima di questa
stagione ci è piovuta addosso come un macigno.
Inutile iniziare ad attribuire le colpe a Tizio e Caio. Ognuno ha le proprie,
grandi o piccole che siano. Braglia ha sbagliato alcune scelte tattiche che
non sembravano così difficili. In primis viene da pensare alla triplice
esclusione di Fabrizio Cammarata nelle prime tre giornate di campionato. Cammarata
è da molti considerato il miglior attaccante della categoria. Giocherebbe
titolare da qualunque parte e invece qui a Catanzaro si gira i pollici in panchina,
senza nemmeno il contentino dei dieci minuti di gioco che anche i vari Biancone
e Luiso (ormai ex attaccanti giallorossi) disputavano a turno in serie C1. Forse
ad Ascoli giocherà ma potrebbe essere troppo tardi. Qualcosa l’avrà
sbagliata anche la società nella campagna acquisti. Purtroppo, in questo
caso in particolare, non si può puntare il dito contro nessuno perché
il calciomercato non è stato condotto sempre dalla stessa persona e allora
viene più difficile trovare la quadratura del cerchio. Qualche errore
lo hanno commesso i calciatori lasciandosi sfuggire qualche leggerezza di troppo
che ci ha strappato di mano tre punti a Trieste e tre punti ieri sera. Sommando
tutte queste piccole responsabilità ne esce fuori un papocchio abbastanza
complicato, che deve essere per forza di cose ridimensionato entro tre giorni
al massimo, al fine di evitare piacevoli o spiacevoli colpi di scena.
Riportiamo il discorso sulla partita di ieri sera. Il Catania ha dominato a
centrocampo (ovviamente! loro avevano 5 uomini e noi 3) e da lì sono
nati tutti i problemi della nostra partita. Abbiamo incontrato la prima vera
squadra della stagione e subito siamo entrati in tilt. Eppure al Catania mancavano
Ferrante, Vugrinec, Kanijengele, Fresi e Firmani: cinque potenziali titolari
che se fossero scesi in campo avrebbero potuto annientare i giallorossi ancor
prima e senza i rischi che i rossoblù hanno corso ieri sera.
E ad Ascoli non sarà per niente facile. Tutt’altro. Al “Del Duca”
dovremo sudare davvero tanto per strappare un solo punticino e se dovesse andar
male non oso pensare alla bufera che si scatenerebbe sul Catanzaro. E purtroppo
ne sarebbero coinvolti un po’ tutti: chi giustamente, chi ingiustamente.
Bisogna cambiare mentalità. E non solo quella di gioco. Per farlo c’è
poco tempo e ogni giorno trascorso senza cambiamente non fa altro che turbare
maggiormente un ambiente che continua a cullarsi piacevolmente. Non fa altro
che turbare una tifoseria che continua a sognare ad occhi chiusi perché
ha paura che un solo spiraglio di luce, di verità, possa far calare il
buglio sulla bellissima realtà che noi tutti stiamo vivendo.
Capitan Carbone, dopo il goleador, l’uomo spogliatoio e il capo ultras (è
incredibile come ha fatto salire l’entusiasmo con un solo gesto prima del calcio
di rigore battutto da Re Giorgio!), dovrà diventare anche il modello
di calciatore da seguire. Eh sì. Perché ieri sera è stato
l’unico nelle mie pagelle ideali a conquistarsi un voto positivo. Tutti gli
altri, per colpe proprie o altrui, li ho ricompensati con un giudizio negativo
come “premio” per la prestazione opaca.
Un grazie anche a Briano, Dal Canto, Grava, Carbone, Zattarin, Leon, Corona,
Dei, Lafuenti e De Simone. Gli unici ad applaudire il pubblico al termine della
gara. Cari calciatori… ricevere un incoraggiamento continuo e incondizionato
come quello della tifoseria di Catanzaro è un privilegio. Ringraziarli,
anche solo con un applauso, è un dovere!

A proposito dell’autore

Massimiliano Raffaele

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