Intervistiamo

Alla Procura di Catanzaro s’insedia il nuovo sostituto Antonio De Bernardo

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Gratteri soddisfatto, hanno già lavorato insieme a Reggio Calabria
 

Si è insediato lunedì 6 novembre, alla Procura di Catanzaro, il nuovo sostituto Antonio De Bernardo che seguirà le indagini antimafia nei territori della fascia tirrenica e del Vibonese in particolare.

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Ad accogliere De Bernardo c’erano il presidente del tribunale facente funzioni, Giuseppe Valea, e il procuratore capo, Nicola Gratteri. Quest’ultimo ha sottolineato che il nuovo arrivato “è un magistrato di grande esperienza con quindici anni di servizio, che ha condotto indagini di grande importante delicatezza soprattutto sulla fascia ionica reggina”.

Gratteri e De Bernardo hanno già lavorato insieme a Reggio Calabria: “Ci ho tenuto molto a farlo venire a Catanzaro – ha sottolineato il procuratore – e lui ha creduto in me”. De Bernardo ha espresso la propria soddisfazione, affermando: “Sento molto la responsabilità di un incarico delicato. A Catanzaro i problemi sono simili a quelli di Reggio, ci vuole un impegno notevole e ho tanta voglia di cominciare. So già come lavora il procuratore Gratteri e sono contento di essere qui, parliamo di questo incarico da tanti mesi e so che qui c’è un progetto molto interessante”.

Il procuratore Gratteri ha sottolineato l’impegno per potenziare gli uffici giudiziari di Catanzaro, considerato che nei giorni scorsi sono arrivati altri diciotto magistrati mentre nel prossimo mese di dicembre si insedierà anche il magistrato Paolo Sirleo e tra pochi giorni presterà giuramento come procuratore aggiunto anche l’attuale sostituto, Vincenzo Capomolla.

“Ora abbiamo la forza per lavorare in tutti i settori – ha aggiunto Gratteri – dai reati bagatellari alla pubblica amministrazione, alla criminalità. A Catanzaro mi ha impressionato il gran numero di reati di natura sessuale e di violenza in famiglia, non passa settimana che non arrestiamo tre o quattro persone per episodi di questa natura, per questo ho potenziato il settore delle fasce deboli con tre pubblici ministeri anzichè due”.

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