Intervistiamo

Apocalisse Giappone, diario catanzarese

Scritto da Redazione

 

La terra che trema per momenti interminabili: è il kyodai-jishin, il grande terremoto. Poi lo tsunami che devasta e uccide cancellando intere città. E ancora l’emergenza nucleare, l’incubo di una fuga radioattiva, il recupero dei corpi, il pensiero dei sopravvissuti, la ricerca disperata di rialzarsi. Dal Giappone dell’emergenza eccovi le impressioni di Giovanni Alfieri, catanzarese residente a Kyoto. Questo sarà il suo diario, lo spazio in cui ci racconterà del Giappone che vede ogni giorno con i suoi occhi. Lo farà  sulle pagine di Puntonet che ancora una volta conferma la sua vocazione di porto sicuro per i catanzaresi sparsi nel globo.

Buona lettura

 

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4 Luglio 2012, Kyoto

Rifiuti giapponesi

Dato che il nostro sindaco ha riaperto la discarica di Alli, mi viene spontaneo spiegare come funziona il sistema dei rifiuti in Giappone.

Voi sapete come funziona? No? E allara ve la dica ia.

Non esistono cassonetti dell’immondizia e i cestini dei rifiuti sono pochissmi. Ecco perché se vi rifilano qualche volantino per la strada, siete praticamente costretti a portarvelo a casa dato che  non c’è la possibilità di buttarlo da nessuna parte. I rifuti vengono raccolti 2 volte alla settimana: una volta per la plastica/vetro e un’altra per il resto.

In alcune città, la spazzatura deve essere messa in appositi sacchetti autorizzati dal comune e costano 1 yen al litro: i sacchi sono da 5, 10, 20, 30 e 50 litri. I sacchi trasparenti per la plastica/vetro e gialli per tutto il resto. Siccome non esistono cassonetti dei rifiuti, ogni rione ha un giorno prestabilito per la raccolta della spazzatura. Ad esempio, dove abitavo prima, i giorni erano martedì e giovedì. La mattina presto, si ripone la spazzatura nello spazio apposito, e tra le 10-11 avviene la raccolta. La carta invece viene raccolta una volta al mese.

Un ruolo importante lo rivestono i rigattieri: girano per i vari quartieri con un motocarro e dietro compenso o gratis (dipende) raccolgono irifiuti ingombranti dalle Tv ai condizionatori, dagli stereo ai frigoriferi. Il vantaggio del rigattiere è che lui arriva fin sotto casa, mentre se si opta per la vendita a un “recycle shop” bisogna pagare il trasporto. Un’altra opzione è chiamare il comune: per telefono si comunica il proprio indirizzo e le dimensioni dell’oggetto, da cui dipende l’importo da pagare. Dopodichè si va in un qualsiasi tabacchi/supermercato, si compra uno speciale adesivo per l’ importo comunicatovi e lo si appiccica sull’oggetto che verra lasciato fuori casa nel giorno prestabilito.

Giovanni

 

 

 

23 Maggio 2012

Sushi a parte

 

Tempo addietro leggevo che, alle 2 del mattino, all’ utente xxcxx era venuta voglia di sushi.

Senza dubbio il sushi è il piatto giapponese piu conosciuto all’ estero anche se il panorama culinario nipponico è un po’ più variegato. Dalla fine del diciannovesimo secolo, ovvero con l’ammodernamento del Giappone, anche la dieta ha subito dei cambiamenti: in particolare i portoghesi hanno portato il pane mentre gli americani hanno fatto vedere ai giapponesi che il bue, oltre a essere di aiuto nei campi, è anche commestibile.

Se una volta un ragazzino giapponese impazziva per un’aringa arrosto o per una ciotola di riso, oggigiorno invece stravede per tre piatti in particolare: il ramen, l’ hamburger e il curry

Del ramen ne avevo gia parlato: trattasi di spaghetti serviti in un brodo, più o meno denso, di carne o di soya. L’hamburger è quello che si puo trovare nei fast-food di mezzo mondo o può essere anche l’ “ham-baa-gaa“, ovvero una pagnotta di carne di modeste dimensioni, servita con 3 (di numero) fagiolini e 3 (di numero) patate arrosto servito su di un piatto rovente.

Il Curry è invece, con più probabilità, il vero piatto nazionale giapponese. Fu introdotto agli inizi del ‘900 sulle navi della marina militare giapponese per dare un tocco di novità al solito rancio di patate e carote. Il successo fu enorme e venne riproposto anche ai civili con uguale successo. Il curry, nella forma di dado, si puo comprare ovunque a prezzi irrisori e nei ristoranti si puo scegliere tra curry vegetariano, con carne, con pesce ecc.. Il curry giapponese è diverso da quello indiano e tailandese: diciamo che, ad esempio, un curry di patate si presenta come una crema molto densa e un odore di ascella sudata di indiano.

Giovanni

 

 

22 Febbraio, Kyoto

Tempo di esami: la colazione del campione

 

A differenza dell’Italia, in Giappone, l’anno accademico (e scolastico) inizia ad Aprile e il mese di Gennaio è solitamente il mese degli esami di ammissione all’università. In realtà gli esami sono due.
Il primo è un esame nazionale di cultura generale, che si effettua in due giorni e che spazia dalla letteratura alla storia, geografia, ecc. I quesiti non sono facili: ricordo di aver visto una domanda sulla geografia italiana, del tipo “indicare la posizione del Sud Tirol e della Sardegna” e ho pensato a cosa avrei fatto io nel caso mi avessero chiesto i confini del Vietnam. Di sicuro avrei iestimato come ho fatto l’anno scorso ogni domenica, grazie alla gestione spartana. 
Passato il primo esame, che serve da scrematura, lo studente deve passare il secondo, quello relativo all’università e alla facoltà da lui scelta: solitamente si scelgono diverse università, in modo che se non si viene accettati da una, si ha la possibilità di frequentarne un’altra.
La cosa interessante è che, in questo periodo di esami, oltre che pregare gli dei, gli esaminandi preferiscono mangiare cotolette e kit-kat. Il che gli è che la cotoletta di maiale, in giapponese, si chiama “ton-katsu” e “katsu” vuole anche dire “vincere” o, in questo caso, “passare l’esame”. Kit-Kat invece, se pronunciato alla giapponese, suona come “Kitto-Katsu” che vuol dire “probabilmente passi l’esame”.

 

Giovanni

 

 

21 Dicembre, Kyoto

Natale in Giappone

 

Il 21 dicembre è la data con cui inizia l’inverno o, come ci ricorda l’utente Leon, è il giorno del Deus Sol Invictus, quello degli zaini. Senza aspettare l’avvio ufficiale della stagione, il freddo è arrivato in Giappone da almeno 10 giorni. Il freddo umido, quello che ti gela pure le ossa. E contro, niente può fare la maggior parte delle case giapponesi, famigerate per il loro pessimo isolamento termico.
Con l’inverno arriva anche il Natale, e ciò si verifica anche in Giappone, con la differenza che da queste parti non è festa, non si va in chiesa, non ci si riunisce con i parenti, né si gioca a tombola. Il Natale (il 25) è una festa più che altro per le coppie di fidanzati che passano una sera romantica in un ristorante (il giorno si lavora), circondati da babbi natali e alberi addobbati. 
In realtà, esiste un natale giapponese e cade giorno 23 Dicembre. In questo giorno (non si lavora) si festeggia la nascita dell imperatore che, per i giapponesi, è una divinità (o almeno lo era fino alla 2° guerra mondiale).
Giovanni

 


1 Dicembre, Kyoto

Casa dolce (e piccola) casa

 

La settimana passata al telegiornale hanno mostrato le zone devastate dallo tsunami, oramai ripulite. Dalle riprese aeree era possible vedere i vari lotti di terra, che una volta erano occupati da case, perfettamente squadrati con ciò che rimane delle strade.
Qui, un appezzamento di terreno non si misura nè in metri quadrati nè in ettari, ma in tsubò. I giapponesi, nonostante siano stati grandi ammiratori dell impero britannico e nonostante l’occupazione americana post-bellica, hanno mantenuto le loro unità di misura, evitando pollici, piedi e il sistema metrico decimale.
Se si vuole costruire una casa, è bene comprare un terreno che sia 50 tsubò (150 metriquadri piu o meno). In questo modo la casa sara ragionevolmente capiente, ci sarà lo spazio per l’auto e si eviterà di costruire proprio a ridosso della casa vicina.
I prezzi dei terreni ovviamente variano a secondo delle citta: a Kyoto, che per popolazione è simile a Milano, ma per conformazione simile a Firenze, 50 tsubò costano 15-20 milioni di yen (calcolatevelo in euro). Solitamente se si compra terreno+casa si arriva a 30-35 milioni, ma se si vuole una casa costruita con i materiali di ultima generazione (tipo calcestruzzo autoclavato) il prezzo sale fino a 60 milioni.
Anche le case non si misurano in metriquadri, ma in jo (tatami). Una tipica casa giapponese è solitamente fatta da cucina (K), sala da pranzo (D) e una stanza di 6 jo (6 tatami ovvero 10m2 circa): queste case sono classificate 1DK, ovvero 1 stanza con cucina e sala da pranzo, il che può corrispondere a un appartamento di 20-25 metri quadri. Esistono anche 2DK, ovvero 2 stanze da 6 jo più cucina e sala da pranzo (40-45 metriquadri in totale).
Della cucina e sala da pranzo solitamente non si sa l’estensione, ma la si può desumere a occhio guardando la piantina. Ovviamente si possono trovare case tipo 3DK o 2LDK (L significa che una stanza è più spaziosa) ma il più delle volte non si sforano mai i 50m2. Gli appartamenti da 70m2 in su esistono, soprattutto nei condomini di lusso, ma costano una fortuna (fino a 80-100milioni di yen).
Giovanni

 

 

28 Ottobre, Kyoto

Il piacere di fare la spesa

 

Proprio ieri, in un servizio della tv di stato NHK, hanno fatto vedere un supermercato della zona di Fukushima (o meglio vicino alla zona off-limits di Fukushima) nel quale la merce, oltre al prezzo, aveva anche il livello di radioattività in Becquerel. Nel servizio si spiegava come la frutta, la verdura e altro vengano testate prima di essere messe in commercio e come molti di questi alimenti abbiano livelli di radioattivita praticamente nulli. Fatto sta che la gente ancora diffida della roba proveniente da Fukushima e dintorni. Infatti nei supermercati il riso che arriva dalle province vicino a Fukushima è quello che costa di meno. 
I supermercati giapponesi sono molto simili ai noti supermercati catanzaresi con la differenza che il bancone del pesce è enorme e si trova di tutto, dal pesce per sashimi a quello stagionato. Si trova la pasta, la buatta di pomodoro, il vino bianco e rosso, i dolci e via dicendo. Il tutto di fianco alla pasta giapponese, alle buatta di crema di soya, al sakè, ai dolci giapponesi. 
C’è anche il reparto ortofrutticolo, con pomodori (1 pomodoro, 1 euro), lattughe (1 euro e mezzo a capo), mele (4 per 2 euro) e tutte le verdure della cucina asiatica.
Una cosa interessante del supermercato giapponese è che il prezzo di prodotti come il pesce fresco (o la carne), alimenti che devono essere consumati in breve tempo, vengono scontati nell’arco di 1-2 giorni. Se per esempio il filetto di manzo australiano non viene venduto il primo giorno, a fine giornata gli viene applicato uno sconto del 10%. Al secondo giorno, man mano che le ore passano, lo sconto aumenta fino a raggiungere il 50%. Questo vale anche per il reparto ortofrutticolo: una capo di lattuca muscia con tanto di moscerini intorno – come ne vediamo nei noti supermercati cittadini – non verrà mai venduta a prezzo pieno, ma adagiata su uno scaffale apposito con un bel 50% in evidenza.

Giovanni


 

7 Settembre, Kyoto

Setsuden sulla tazza

Con la storia del setsuden (il risparmio energetico), in Giappone si fa quello che si può per non sovraccaricare la rete, diventata asfittica in seguito a Fukushima. Negli uffici pubblici, per esempio, si spegne qualche lampadina in più e si scala l’aria condizionata di qualche grado e, ciliegina sulla torta, si prega la cortese utenza di evitare l’uso del riscaldamento della tazza del cesso

I gabinetti giapponesi, diversi dai cessi catanzaresi che abbiamo visto all opera l’anno scorso, sono molto tecnologici: hanno l’asse riscaldato (una manna d’inverno) eppoi, di lato, un vero e proprio pannello di controllo.

Oltre al bottone per il controllo della temperatura dell’asse, c’è il bottone per il rumore di fondo, che serve a coprire, con il fruscio dell’acqua, i rumori molesti.

C’è poi il bottone per il bide’: premendo il bottone esce dall’asse, un po’ sotto il vostro deretano, una specie di sonda che può intimorire al primo impatto, ma che è assolutamente innocua.

Da questa sonda esce l’ acqua, che può essere riscaldata, e la cui pressione puo essere regolata dal livello 1 (“solletico“) al livello 5 (“sodoma“).

Giovanni

 

 

17 Agosto, Kyoto

Baseball sucks!

 

Si sta concludendo in questi giorni il torneo Koshien di baseball.
Questo torneo tra le rappresentative delle scuole superiori (che vi partecipano dopo delle eliminatorie) è uno tra i più seguiti del giappone. Certo, vincerlo non è condizione necessaria e suggiciente per poi avere successo come professionista: ad esempio, Ichiro Suzuki, giocatore famosissimo in giappone e negli USA, il Koshien non l’ha mai vinto. Anzi venne scartato dalla squadra di Nagoya, come un Santaguida qualsiasi, perchè era di statura troppo bassa.

In seguito venne acquistato dalla seconda squadra di Tokyo (Swallows), che poi rivendette ai Seattle mariners a peso d’oro. Il baseball e’ una vera e propria religione in Giappone. Gli unici vaffanculi che potete sentire in Giappone, li potete ascoltare negli stadi dove si giuoca a questo gioco. Gioco, perchè definirlo sport mi pare esagerato, nonostante la passione che i giapponesi ci mettono a spiegarvi come tecnica e tattica (boh) siano fondamentali. Insomma, uno lancia e l’altro colpisce con una mazza. Gli altri giocatori in campo guardano.

Comunque, tra le squadre più importanti ci sono i Tokyo Giants, la Juventus giapponese, la più odiata e la più amata, tanto che “Tommy, la stella dei Giants” del celebre cartone animato, voleva diventare un giocatore dei giants. Poi ci sono gli Hanshin Tigers di Kobe-Osaka, che giocano allo stadio Koshien (da cui il nome del torneo), il più antico del Giappone e tra i pochi in erba vera.
Il baseball fa schifo.

Giovanni

 

 

3 Agosto, Kyoto

Setsuden e una vita “condizionata” da Fukushima 

 

La parola d’ordine di questa estate è “risparmio energetico” o setsuden, com’è chiamato qua. In seguito allo spegnimento della centrale di Fukushima, questo è un atto dovuto dato che da queste parti l’aria condizionata è fondamentale e ce l’ha praticamente ogni famiglia.

Si capisce che senza Fukushima tutta la parte occidentale del Giappone (sì lo so, il Giappone è piu lungo che largo, ma si dice cosi) deve fare di necessità virtù dando un taglio ai consumi. 

Tuttavia, nonostante la buona volontà, non si capisce perché alcuni negozi insistano con l’aria condizionata sparata a mille tenendo porte e serrande aperte. Oppure i famigerati pachinko (una sorta di macchinetta per il gioco d’azzardo a metà tra una slot-machine e un flipper) che funzionano 18 ore su 24 e che, essendo solitamente illuminati a giorno pure di giorno, non sono un bel modello di austerity.

Giovanni


 

28 Luglio, Kyoto

Zainichi, Nikkei e altri immigrati: storie di un’integrazione difficile 

 

Nonostante il Giappone sia l’unico paese asiatico (insieme forse a Israele) con una democrazia e un’economia a livelli occidentali, al contrario di molti altri paesi non attrae un gran numero di immigrati. I motivi sono vari: la lingua, la diffidenza (storica) verso gli stranieri e anche il fatto che, per fare lavori umili, qualche giapponese lo si trova sempre. Nonostante questo, gli immigrati ci sono, sia legali che illegali.
Ha fatto scalpore, qualche anno fa, il caso di Noriko Calderon, figlia di immigrati filippini scoperti (dopo 13 anni) senza visto e documenti necessari per poter vivere in Giappone. I coniugi Calderon sono stati deportati nel giro di poche settimane e l’unico atto di clemenza è stato quello di concedere a Noriko un visto temporaneo per finire la scuola. Ci sono poi i cinesi e gli indiani, per lo più impiegati nell ambito della ristorazione. Ma, a differenza degli indiani, molti degli immigrati irregolari sono cinesi.
Esistono poi gli immigrati anomali come gli Zainichi (letteralmente  “presente in Giappone”), ovvero i coreani che si trovavano in Giappone durante la guerra e che poi sono rimasti. Gli Zainichi di terza e quarta generazione sono giapponesi a tutti gli effetti ma non hanno diritto alla cittadinanza giapponese e hanno passaporto coreano.
Poi ci sono i Nikkei (letteramente “collegati al giappone”) che sono i discendenti dei giapponesi emigrati in Sudamerica ai primi del ‘900. Data la diffidenza dei giapponesi per gli stranieri, durante il boom economico si pensò bene di far rientrare i discendenti dei vari Tanaka, Nakamura e Honda che, a suo tempo, emigrarono in Brasile: che diamine, hanno sangue giapponese non sara difficile per loro integrarsi, no?
Invece, i vari Roberto Tanaka, Fernando Nakamura e Pedro Honda, poco avevano in comune con i nonni. Infatti si trattava di veri e propri brasiliani che, arrivati in Giappone, faticarono e faticano tuttora a integrarsi. In più risultò problematico integrare nelle scuole giapponesi i vari adolescenti brasiliani che, abbandonata la scuola, finirono per ghettizzarsi andando a ingrossare le file della malavita. 
Oggi, molti Nikkei lavorano come operai nelle varie ditte automobilistiche ma, dopo alcuni anni, fanno ritorno in Brasile.
Giovanni

 

 

 

23 Giugno, Kyoto

Il pane a chi ha i denti (e i soldi)

 

Dopo avere parlato di acqua, non mi rimane che parlare di pane.
In Giappone, si definisce pane qualsiasi cosa (proprio qualsiasi cosa) che sia fatta con acqua, lievito, farina e messa in un forno. Così quando vi viene offerto del “pan” (cosi si chiama in giapponese) potete aspettarvi di tutto, dalla classica fettina di pane, cosi come lo intendiamo noi, a un cornetto ripieno di crema.

Ad esempio qualche giorno fa, mi è stato offerto dello “yakitate pan” ovvero del pane fresco (letteralmente “cotto al forno”) e mi sono ritrovato con un pallido croissant salato ripieno di formaggio e prosciutto altrettanto salato.

Quando si entra in una panetteria, che in Giappone hanno per la maggior parte nomi francesi, si trova di tutto: i suddetti cornetti salati, i cornetti dolci, pane ripieno di briustel, di fagioli, al cioccolato, alla bottarga e anche al curry ( un panino riempito di stufato di carne al curry  e poi fritto).

Il pane vero, nel 99% dei casi è una baguette cadaverica con elevate proprieta stitichezzanti, che, se messa in forno, puo tornare in vita (ma non è  detto).

Il pane simile al nostro pane di casa, esiste ed è fatto con lievito naturale, ma costa carissimo: 5euro per un panino un po’ piu grande di una rosetta.

Giovanni

 

 

13 Gugno, Kyoto

Dagli affari all’amore, tutti gli alberghi del Giappone


Pensando agli aquilani che, molto probabilmente, alloggiano ancora in hotel nell’attesa della ricostruzione, mi è venuto in mente di parlare degli hotel giapponesi.

In Giappone esistono, come nel resto del mondo, gli hilton, i marriott e tutte le maggiori catene internazionali, con gli stessi comfort e prezzi. Esistono però altre categorie di hotel che nel resto del mondo non ci sono

Ad esempio i business hotel. Questi hotel possono paragonarsi agli hotel “Formule1”. Le stanze sono molto spartane, per dimensioni ma non per servizi: in uno spazio ristretto c’è tutto quello che si trova in altri hotel, ferro e tavola da stiro compresi. I business hotel sono pensati per chi è in viaggio di lavoro per 1-2 giorni ma nulla vieta (ai turisti) di starci 1-2 settimane. I prezzi oscillano tra i 40-60 euro a notte prima colazione inclusa, ma sconsigliata se non volete mangiare riso e pesce di prima mattina. Le catene più rinomate sono la Toyoko-inn e la Super-hotel (quest ‘ultima ha i prezzi più bassi in assoluto).

Ci sono poi i Ryokan, che vuol dire “locanda del viaggiatore” paragonabili ai nostri b&b. Nei Ryokan le stanze sono tutte arredate alla giapponese: stanze con pavimento in stuoia e futon. In passato erano la soluzione più economica per viaggiare, avevano infatti anche i bagni in comune, mentre oggigiorno la maggior parte dei Ryokan sono dei b&b di lusso e, in alcuni casi i prezzi possono toccare i 500euro a notte. Ciò non toglie che ne esistono di piu abbordabili, e in tutti i casi la cena e la prima colazione alla giapponese sono incluse nel prezzo. I ryokan sono consigliati a chi vuole provare a vivere per un giorno alla giapponese e per provare la vera cucina giapponese.

Chiudo parlando dei love-hotel ovvero gli alberghi a ore. Subito si può pensare a pensioncine squallide dalle pareti sudicie in posti malfamati, ma niente di tutto questo. Questa categoria di hotel è pensata per le coppie (etero o gay) ed esistono solo ed esclusivamente in Giappone. Per entrare in tali hotel, lo si può fare a piedi attraverso una entrata ben nascosta, o più preferibilmente in auto. Si scende, si entra nella hall dove ad aspettarvi ci sarà un tabellone luminoso sul quale ci sono le foto delle stanze disponibili, dalla “medievale” alla “super-kitsch” con pareti a specchio e letto a forma di cuore, dalla “giapponese” alla “Francia del re soleil”.

Scelta la stanza, il concierge, attraverso l’interfono vi sbloccherà l’accesso all’ascensore e quindi alla vostra stanza. Le stanze sono complete di internet, videogiochi, maxischermo al plasma con qualsiasi film (qualsiasi), shampoo e prodotti di bellezza di marca, cataloghi di costumi (liceale, cameriera, impiegata ecc.) e attrezzi elettrici per massaggio alla cervicale.

Spesso molte coppie finiscono con lui che gioca alla playstation e lei che passa il tempo nella Jacuzzi spalmandosi addosso creme di bellezza da 80 euro. Una notte in questo hotel costa dai 40 (basic) ai 150 (lusso) euro, ma ne esistono anche di molto più costosi (con piscina inclusa).

Giovanni

 

 

23 Maggio, Kyoto

Lezione di giapponese comparato

 

Dato che molto spesso scrivo la parola “tsunami” penso sia una buona idea scrivere qualcosa sui nomi giapponesi. Il giapponese si scrive in sillabe, una cinquantina, più 5 vocali e la “n”, e ogni sillaba si può scrivere con un ideogramma cinese o usando un simbolo semplificato (in realtà esiste un secondo sillabario) che deriva sempre dagli ideogrammi.

Ricordare 2000 ideogrammi non è semplice ma, una volta imparati, è possibile capire il significato di una parola dal tipo di ideogramma usato, senza conoscerne la pronuncia.

Ad esempio la parola “Osaka” è composta dalla vocale “O”, che si può scrivere con un ideogramma, e dalle due sillabe “saka” che possono essere scritte con un ideogramma. O-saka vuol dire, letteralmente, grande-timpa o meglio timpone. Il cognome “Miyake” (lo stilista per esempio), si scrive con due ideogrammi, “mi” che vuol dire tre e “yake” che è un modo di dire “casa”: “miyake” altro non è che le famose 3 case e un forno. 

Perciò i nomi giapponesi (di città e cognomi) hanno un significato molto più semplice di quanto possa sembrare. A Catanzaro abbiamo Timpone Buda, in Giappone Osaka. Il Catanzaro ha giocato contro il Tricase, ma se avesse fatto parte della J-league, Rotondaro avrebbe parlato di Miyake.

Kyoto, 2 sillabe, o 2 ideogrammi che vogliono dire la stessa cosa “capitale”, perche Kyoto è stata la capitale del Giappone per un migliaio di anni. Tokyo, la nuova capitale, 2 ideogrammi to=est e kyo=capitale (come kyo-to) e quindi to-kyo vuol dire capitale dell’est.

La regione colpita dallo tsunami è il to-hoku, to=est e hoku=nord, quindi nord-est.

Il famoso cartone animato “Ken il guerriero” in realta si chiama “Hoku-to no Ken” ovvero “Ken del nord est” (sembrerebbe un campagnolo veneto). In realta, l’ideogramma “Ken” può pure voler dire pugno, e quindi il titolo puo essere “il pugno del nord-est”. A Catanzaro con Santaguida invece abbiamo “la po**a del Sud“.

 Giovanni

 

 

10 Maggio, Kyoto

La settimana d’oro dei giapponesi


Da pochi giorni, è iniziata la cosiddetta “golden week” ovvero la settimana di vacanza per cui tutti i giapponesi vivono durante l’anno.
La settimana d’oro è in realtà un accavallarsi di 4 giorni di festa che cadono a distanza di un paio di giorni l’uno dall’altro: il giorno in cui si festeggia la dinastia Showa (l’imperatore Hirohito), il giorno della Costituzione, il giorno dell’ecologia, il giorno dei bambini (maschi).

Se poi ci aggiungiamo il sabato e la domenica, la settimana in realtà diventa, se va bene, di 10 giorni. Viaggiare in treno per turismo è pressoché impossibile e anche i voli internazionali per le mete turistiche tradizionali dei giapponesi (Europa, Australia, Hawaii, Corea, Taiwan, ecc.) sono stati tutti presi d’assalto almeno 6 mesi prima. 

Se i fatti del nordest, terremoto e tsunami, avranno qualche effetto sulla golden week di quest’anno, lo si vedrà a Kyoto (l’analogo della nostra Firenze) che in questo periodo dell’anno è presa letteralmente d assalto dai giapponesi.

Qualche parola sul giorno dei bambini: questa festa cade il 5/5 appositamente, perchè il 5 per giapponesi, cinesi e coreani, porta fortuna ed è quindi ben augurante per i figli maschi.

In questo giorno, su balconi, tetti di qualsiasi casa dove ci sia un bambino maschio viene issato un aquilone a forma di carpa. A Catanzaro invece delle carpe possiamo sventolare un giaccone per il giorno dei bambini che hanno vestito la maglia dell effecci di Santaguida e Soluri.

Giovanni

 

 

2 Maggio, Kyoto

48 ragazze e un PC: che musica!


Tempo addietro, molte sono state le personalità dello spettacolo giapponese che, in vario modo, hanno aiutato la gente delle province del nord est come, ad esempio, la cantante Hikaru Utada (il cui papà è dirigente della Sony Music). 
I giapponesi amano la musica. Non per niente è in Giappone che hanno inventato il karaoke. Ogni anno spuntano cantanti nuovi che, dopo una canzone di successo scompaiono nel nulla, come di sicuro accadra ai campioni che hanno vestito la maglia giallorossa quest anno. 
Tante sono le band: gli SMAP (una boy band in voga da 20 anni), gli Arashi (trad. tempesta), tra le cui fila c’è Kazunari Ninomiya, il giovane attore di “Lettere da Iwojima”, gli Exile, ecc.. Le doti canore di questi cantanti, non sono eccelse, ma poco importa. L’importante è che siano di buona presenza, poi il computer fara il resto.
Tra le varie band vale la pena citare anche le AKB48: AKB sta per Akihabara, il quartiere dei divertimenti di Tokyo. E 48 è il numero dei membri di questa band, che sono tutte ragazze. E under 20. E tutte di bella presenza. E in vestiti succinti. Il manager di questo gruppo, il Gianni Boncompagni del sol levante, ha anche fondato a Osaka le NMB48 (Namba) e a Nagoya le SKE48 (Sakae). Il numero 48 consente, per ognuno di questi gruppi, di dividersi in 3 squadre da 16 in modo da fare piu concerti in simultanea. Per farsi un’idea dello spessore artistico, basta guardare il video. 
Le AKB48 sono popolarissime, soprattutto tra gli otaku (i maniaci), ovvero scapoli 30-40enni sovrappeso, con problemi relazionali con l’altro sesso, dal capello unto e perennemente attaccati al PC. E sono diventate ancora più popolari oggi dopo che una delle ragazze, tale Rina Nakanishi, ha abbandonato il mondo della canzone per dedicarsi anima e corpo, anzi più corpo, al cinema. Porno.

Giovanni

 

20 Aprile, Kyoto

Auto e parcheggi: la via giapponese

 

Tra i tanti commenti di cordoglio sulla tragedia causata dallo tsunami, uno in particolare (“aiaddina machinuni cchi tenanu i giapponesi“) mi dà lo spunto per trattare dell’ argomento auto e parcheggi in Giappone.

Effettivamente, dalle immagini in tv non si poteva fare a meno di notare tutte le auto di grossa cilindrata che l’onda si trascinava via. I giapponesi non disdegnano SUV e altri macchinoni perchè qua l’auto costosa serve a evidenziare il proprio status symbol e, solitamente, vicino alle cliniche private o agli ospedali, si vedono BMW e Mercedes, appartenenti ai vari medici e primari.

Esistono anche altre auto più economiche, in termini di prezzo e assicurazione, le cosiddette “kei“, riconoscibili dalla targa di colore giallo (600cc) che sono comuni soprattutto tra le donne e tra chi la pila non ce l’ha, molto semplici da usare e tra le quali è possibile trovare anche i 4X4 (per chi vorrebbe un SUV ma non può) o i simil-furgoni (per chi indossa il giaccone alla Santaguida).
Due cose hanno in comune i macchinoni e le auto-kei: il cambio automatico che è di serie ( il cambio manuale è diffuso come il giornale di calabria a Milano) e i parcheggi.

Su quest’ultimo, vale la pena spendere qualche parola. In molte città giapponesi, soprattuto quelle con limiti di spazio (Kyoto che sta in una valle) o affollate (Osaka,Tokyo), per potere comprare una macchina e` necessario dimostrare di poterla parcheggiare. Ad esempio se il signor Tanaka (o Rossi in italiano) vive in un appartamento, quando si reca dal concessionario, deve dimostrare di avere il proprio parcheggio a disposizione in un parcheggio privato (dai 200 euro in su, al mese). Se Tanaka invece abita in una vlletta, avrà avuto l’accortezza di chiedere all architetto di progettarre pure lo spazio per la propria automobile.
No parcheggio, no auto (e moto).

Giovanni

 

15 Aprile, Kyoto

Vota Yuuto, Vota Yuuto


Domenica scorsa, mentre Santaguida si godeva la vittoriosa prestazione degli 11 campioni nel comfort del suo giaccone, da queste parti ci sono state le elezioni per il rinnovo del consiglio comunale e provinciale. Il voto avviene più o meno come in Italia.
Il comune manda una cartolina all’interessato (qua c’erano dei coniglietti rosa e l’invito a pensare al futuro per una città migliore ecc.) il quale si presenta al seggio organizzato in un’ aula della scuola del quartiere. Nel seggio, vengono chiesti nome e data di nascita che vengono confrontate con quelle che risultano dal controllo del codice a barre presente sulla cartolina. Dopodichè si può votare.
Da notare che i candidati non fanno la passerella davanti ai seggi, come qualche animale può fare a Catanzaro. Infatti la campagna elettorale è permessa fino alla mezzanotte del giorno prima e inizia all’incirca un paio di settimane prima del voto.
Non esistono i manifesti abusivi, tipici degli sciancati nostrali che aspirano a scaldare lo scranno in comune, ma solo dei tabelloni con lo spazio per ogni candidato per il proprio B3. Su tale foglio B3, c’è la foto, nome, partito del candidato, ma anche età e professione (avvocato e medico le più gettonate, ma medico ccu na specializzazziona seria no tipu chidda ‘e Parente).
Nei siti web ufficiali, oltre al programma è presente anche il CV e gli studi fatti (scuola elementare/media/superiore e università) e finora non mi è mai capitato di vedere alcun candidato non laureato.
Solitamente al mattino presto o alla sera, quando la gente va o torna dal lavoro, dei furgoncini con dentro il candidato e alcuni suoi sostenitori, girano per il quartiere, facendo ciao ciao con la mano alla gente.
Se si risponde al saluto, vuol dire che si è simpatizzanti di quel partito/candidato. Spesso, i candidati si fermano davanti alle stazioni piu importanti e inscenano i propri comizi mentre la gente va a lavoro (i suoi sostenitori continuano a fare ciao ciao a tutti) oppure agli incroci stradali, armati di striscione-bandiera col proprio nome e megafono.
Il voto di scambio può darsi che esista così come la corruzione. La differenza è che se si è scoperti non rimane che il suicidio (letteralmente) a causa dello scorno procurato al proprio partito e famiglia, alla quale non resta che traslocare di città e talvolta cambiare anche cognome.
Giovanni

 

 

11 Aprile, Kyoto

All’ombra di un ciliegio. Da fiore


Quest’anno, visto lo tsunami accaduto nel nord-est e il problema della centrale di Fukushima, il consueto hanami sarà sottotono. Ogni anno, i primi di aprile (più o meno) i giapponesi sono soliti radunarsi nei vari parchi a bere e mangiare su un telo blu di vinile per ammirare la fioritura dei ciliegi (hana=fiore, mi=guardare).

La fioritura dei ciliegi è una cosa seria in Giappone, tanto che le previsioni del tempo, a partire da febbraio, finiscono sempre con una previsione sulla data della fioritura. Essendo a conoscenza di questa tradizione tutta giapponese, e non potendomene fregare meno di fiori e piante, prima del mio arrivo in oriente, pregustavo una bella mangiata di ciliegie che, pensavo, fossero così comuni da essere vendute a prezzi irrisori.

Tuttavia mi venne detto che in realta esistono 2 tipi di ciliegio: la cerasara, propriamente detta, e il ciliegio da fiore. Ovviamente in Giappone quest’ultimo è il più diffuso e non fa frutti, mentre le ciliegie vengono importate dagli USA e costano sui 2 euro l’etto (quelle made in Japan costano il doppio).

Appresa la notizia, piansi come Soluri dopo la finale di Roma.

Giovanni

 

6 Aprile, Kyoto

Dramma&Drama

 

E dopo la pubblicità, è ripreso anche il cosiddetto “taiga dorama“, ovvero la “fiction-fiume” della domenica sera che, per i giapponesi, ha la stessa importanza che per gli italiani ha il festival di Sanremo (anche se in Giappone hanno un loro festival,anch’esso seguitissimo).
Le fiction, che di norma durano 10-12 puntate da 50min ciascuna, sono popolarissime e ce ne sono di tutti i tipi e per tutti i gusti. Come ad esempio la fiction sugli auditori, “Kansahojin“, per la cui visione è necessario un corso universitario di giapponese commerciale, oppure la ficition transex dal titolo molto esplicito “Mamma, in passato, era papà‘”.
Le fiction a sfondo medico si sprecano, da “Iryuu” su un medico di MSF che ritorna nella metropoli e combatte il sistema, a “Code blue” sui medici del 118 (che qua 118 non e` ma 119).
Molte sono le fiction che prendono spunto dai cartoni animati o dai fumetti, tipo “Ushijima lo strozzino” (sì c’è un fumetto su uno strozzino, dal cuore d’oro però) oppure “Tanti saluti a black jack“, che non parla di gioco d azzardo ma di medici.
Eppoi c’è la fiction-fiume che per definizione dura 40-45 episodi (1 anno circa) e di solito tratta la vita di personaggi storici.
La popolarità di queste fiction-fiume è tale che l’attore protagonista viene di solito scelto tra i più cool e trendy del momento. Ad esempio, la fiction-fiume dell’anno scorso era la biografia (molto romanzata) di Ryoma Sakamoto e l’attore protagonista, un DJ, in un cast di attori professionisti di tutto rispetto, era assolutamente fuori luogo. Un po’ come un Santaguida in giaccone che parla di Catanzaro calcio.

Giovanni

 

29 Marzo, Kyoto

Acqua alle papere…


Qualche giorno fa il governo giapponese ha messo in guardia la cittadinanza contro la possibile contaminazione dell’acqua potabile. Questo allarme, durato un paio di giorni, è stato tale che anche l’acqua minerale (dopo gli spaghetti in brodo) è scomparsa dagli scaffali dei supermercati.

I giapponesi sono grandi consumatori di acqua imbottigliata, nonostante l’acqua del rubinetto sia potabile, a differenza della maggior parte dei paesi asiatici (Corea del sud e Taiwan compresi).

Le marche di acqua minerale sono numerosissime: si va dalle onnipresenti Perrier e Evian alle marche italiane, dall’acqua dalle alpi giapponesi a quelle con l’aggiunta di ioni alcalini, dall’acqua “dalle profondità dell oceano”(?)alla “beauty water”…ma come facciano a importare acqua dal deserto (acqua Masafi, UAE) ancora non l’ho capito.

Giovanni

 

26 Marzo, Kyoto

Consigli per gli acquisti

 

Una cosa interessante avvenuta nella prima settimana del terremoto è stata l’assenza di pubblicità in TV. Nei primi due giorni, causa copertura 24h sul fatto o vuoi per rispetto per le vittime, pubblicità proprio non ce n’era.

Ieri sera ad esempio dopo giorni di pubblicità progresso, ho rivisto la pubblicità del caffè Boss (niente a che vedere con Grecouboss). Gli spot pubblicitari sono molto diretti: ad esempio, se si tratta di qualcosa da bere c’è la star locale che si scola rumorosamente (segno di apprezzamento) la bevanda in questione, e non  Charlize Theron che scopre il sedere man mano che si allontana dall’inquadratura.

Le interruzioni pubblicitarie in TV sono frequenti, molto più che in Italia, e anche la pubblicità occulta è permessa. Molto spesso infatti, durante le fiction di cui i giapponesi vanno matti, gli attori estraggono una sigaretta dal pacchetto in bella mostra oppure, nelle scene girate in cucina, si possono leggere distintamente le marche di tutti i prodotti e sponsor della trasmissione.

Giovanni

 

 

24 Marzo, Kyoto

L’addio agli spaghetti e un po’ di bon ton


Uno degli effetti del terremoto/centrale è stata la scomparsa degli spaghetti istantanei dai supermercati. Tale prodotto è molto popolare in Giappone e consiste in un contentitore di plastica in cui ci sono degli spaghetti secchi e alcune bustine di spezie. Si aggiunge acqua calda, si aggiungono le spezie, e si aspetta un 2-3 minuti: l’acqua e le spezie formano il brodo in cui galleggiano gli spaghetti. Questo altro non è che la versione istantanea della pasta che qui comunemente si mangia nelle varie bettole e che si chiama ramen. La differenza con la pasta italiana è che, una volta scolata, viene servita in una scodella di brodo, che può essere più o meno denso, e il più delle volte a base di maiale o soya. Il tutto poi si mangia “sucando“e facendo rumore, ovviamente. E’ concesso, ma solo nelle bettole, soffiarsi il naso (che in altri casi è sempre proibito) e a fine pasto si può, se se ne ha la necessita, usare uno stecchino (che in altri casi è sempre permesso).

Giovanni

 

22 Marzo, Kyoto

Tra rinascita e arresti

 

Qualche giorno fa, uno dei reattori ha ripreso a funzionare e quindi si sta procedendo al raffreddamento degli altri. Inoltre, i piu fortunati, la cui casa e’ stata risparmiata dallo tsunami, hanno potuto ritrovare non solo un tetto ma anche la corrente elettrica.Ora puoi finalmente usare la lavatrice, ma oltre al tuo di bucato, devi fare pure quello dei tuoi parenti. Eppoi, ora che hai pure acqua calda, non vorrai mica negargli un bagno (vera istituzione giapponese).

Nonostante queste piccole storie di rinascita, ci sono pure storie di sciacallaggio un po’ come quelle di cui parlavo in un post precedente. Un disoccupato 29enne di Tokyo e’ stato arrestato per avere iniziato una raccolta fondi per i terremotati (anzi per le sue tasche disastrate). Un altro invece, ha rapinato un gruppo di studenti che stavano facendo una raccolta fondi (vera) pro terremotati, con la scusa che non avevano le dovute autorizzazioni. Due tizi invece sono stati colti in flagrante mentre cercavano di portarsi via un bancomat intero. Da una banca di Kasennuma (nella zona colpita dal terremoto), allagata dallo tsunami, sono scomparsi 40milioni di yen.

No, nessuno ha organizzato riffe, per il momento.

Giovanni

 

20 Marzo, Kyoto

Maschere antiradiazioni? No, anti starnuti


Dai-ni (numero 2)
In questi giorni, nelle rare volte che distolgo lo sguardo dal fhorum, mi è capitato di vedere sui giornali on-line italiani, sotto i titoli a effetto su presunte nuove Chernobyl, le foto di giapponesi a Tokyo tutti in fila  e con mascherine bianche sul volto. Ovviamente il lettore può pensare che i giapponesi stiano prendendo le dovute precauzioni contro le radiazioni, anche se ci sarebbe da chiedere come può una mascherina proteggere dalle radiazioni (a meno che non sia foderata di piombo). 

La spiegazione del perchè i giapponesi usino queste mascherine è molto semplice: è per evitare di infastidire gli altri con starnuti e tosse. Infatti a Marzo-Aprile, causa pollini vari, molta gente starnutisce a più non posso e sopratutto in un treno affollato, può essere fastidioso sentire sulla propria guancia,la folata umidiccia proveniente dallo startnuto del vicino.

Questo vale anche per raffreddori, ecco perchè non è insolito vedere gente conciata come se stesse per entrare in sala operatoria, nel tentativo, fortunatamente vano, di salvare la vita a giornalai amanti di carducci.

Giovanni

 

16 Marzo, Kyoto

Il terremoto, gli sciacalli e gli idioti

 

Abitare al 10mo-15mo piano di un palazzo e sentirsi come se si fosse sul traghetto per la Sicilia, solo con tante onde e senza arancini, non è una bella esperienza. E quando la terra trema, come per il terremoto che ha colpito Sendai, allora pensare a mente fredda alle istruzioni e agli avvertimenti che ti hanno dato diventa più difficile. O almeno lo è per alcuni; altri invece hanno la lucidità necessaria per precipitarsi giù per le scale correndo per 15 piani, con in braccio i figli e basta.

Insomma, c’è chi agisce in un modo chi in un altro. In fondo, l’unica cosa che ci hanno insegnato sui terremoti è quella di mettersi sotto un tavolo per proteggersi (ma come fai con un tavolo di quelli orientali alto 20 cm?). Ma i giapponesi no. Molti stranieri accusano i giapponesi di scarsa flessibilità e di agire, nella vita quotidiana, secondo schemi fissi. Il che gli è che è  (cit. prof. VM, ndr) vero, ma tale handicap può essere un vantaggio in situazioni come il terremoto che ha colpito Sendai.

Ogni giapponese è addestrato fin dalle elementari a sapere cosa fare durante un terremoto; e in ogni città gli uffici della protezione civile sono aperti a chiunque voglia fare esercitazioni anti-terremoto, con tanto di simulatore. In ogni casa giapponese c’è una borsa per le emergenze, che se fossi stato addestrato a dovere, avresti messo pure tu vicino alla porta e l’avresti presa insieme ai tuoi bambini prima di scappare.

Gli stranieri sono molto più fantasiosi e flessibili dei giapponesi, ma quando è ora, essere organizzati e agire secondo manuale, è tutto. E infatti, quando poi il giapponese è adulto e costruirà una casa, lo farà rispettando i regolamenti edilizi che sono rigidi e non fantasiosi&flessibili. Risultato? Il terremoto (magnitudo 9) non ha causato molti danni, a parte qualche mensola caduta e

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Redazione

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