La città

Città capoluogo di provincia e di regione della Calabria, ha un territorio,
che sale dal livello del mare fino ad un'altitudine di 664 metri.
La città sorge su uno sprono a fianchi assai ripidi quasi per tutta
la loro lunghezza pressochè inpraticabili, tra le due profonde vallatte
dei torrenti Musofalo e Fiumarella.
Il nucleo originario, o quanto meno il più antico, in seguito a continue
demolizioni di case e costruzione di edifici dalla caratteristica architettura
cementizia, va perdendo la vecchia struttura medioevale, con strade
anguste e case a non più di due piani, aggraziate spesso da balconi
e portali pretensiosi.
In effetti, assai lentamente, quella trasformazione ebbe l'avvio in
seguito ai danni causati dai terremoti succedutisi dal 1638 al 1783.
Ma l'impianto moderno della città cominciò nel 1870, con l'apertura
di quello che è nominato Corso Mazzini, aorta dell'abitato, a fianco
del quale, fino al 1890 vennero edificate notevoli costruzioni che han
dato fino agli anni intorno al 1960 un aspetto singolare e tutto particolare
della città.
Nel 1885 lungo le pendici meridionali dello sprone avveniva la prima
dilatazione urbanistica, con la formazione del nucleo Fondachello, e
delle prime case di Sala attorno alla stazione ferroviaria per la linea
verso la Marina che proprio in quell'anno veniva proseguita fino a Sant'Eufemia.
Nella ripresa della depressione economica che aveva colpito l'intera
regione (1890-1910), Catanzaro ricominciò decisamente l'espansione urbanistica
orientandosi verso Nord, in zona più salubre, esattamente là dove dopo
il terremoto del 1832 era sorto un rione di abitazioni provvisorie,
detto Baracche, dando vita ai rioni Milano e San Leonardo, che si svilupperanno
ed ingrandiranno negli anni tra le due guerre mondiali, e saranno caratterizzate
da villette residenziali.
Varie sono le versioni circa le origini di Catanzaro. Più accreditate
potrebbero essere quella che la riallaccia ad un pelasga Casarisu, sottostante
alla quale i bizantini edificarono un castello intorno al quale si sviluppò
un abitato; o l'altra che la vuole fondata tra la fine del IX ed i principi
del X secolo in seguito alla riconquista che Niceforo Foca fece della
Calabria sottraendola ai Saraceni, ed ai Longobardi. Facendole derivare
il nome da un composto bizantino equivalente a sotto la terrazza, con
palese riferimento al terreno terrazzo che caratterizza gl'immediati
dintorni della città.
Assolvette fin d'allora a funzioni di controllo tra il Jonio ed il Tirreno,
ed assorbì il carattere bizantino che ne permeò ogni manifestazione
di vita. Nel 1059 Roberto il Guiscardo la sottrasse ai bizantini, e
ne volle consolidare il possesso costruendo, od ampliando un castello
che, ripetutamente rimaneggiato, venne poi demolito nell'ottocento.
Appunto per farne un centro di dominio, i Normanni l'eressero in Contea,
conferendola a Pietro Ruffo, grande marescalco di Federico II. Ma da
questi perduta nelle sue lotte contro Manfredi, ritornò ai Ruffo, la
città, quando Carlo I d'Angiò la donò al secondo Pietro Ruffo, nipote
del precedente, suo generale nella guerra del Vespro. Per quattordici
anni, ad opera del Re Ladislao, rimase nel demanio regio. Ma poi, nel
1420, ritornò a Nicolò Ruffo, che insieme al Marchesato di Cotrone la
diede in dote alla figlia Enrichetta che andava sposa ad Antonio Centelles.
In seguito alla ribellione di costui che fomentò le pebli rurali ad
insorgere, provocando una sanguinosa guerra, Alfonso I ne fece di nuovo
una città demaniale. Per cui pochi anni dopo (1460) si accese nuova
guerra durante la quale Catanzaro trucidò i partigiani di Centelles.
Ritornata la pace, la città ebbe concessi nuovi privilegi che favorirono
enormemente l'affermarsi della sua industria della seta, per cui i suoi
damaschi andavano noti in tutta Europa.
Da quel tempo Catanzaro acquista vieppiù
aspetto ed importanza di quieta città aristocratica ed artigianale.
Tuttavia questa condizione le conferisce l'energia di comportarsi eroicamente,
nel 1528, e di resistere all'assedio posto dai francesi comandati dal
fiero Simone Tibaldi, meritandosi da carlo V il titolo di fedelissima
e l'autorizzazione a fragiare il prorio stemma dell'aquila imperiale.
Sconquassata dal terremoto del 6 Aprile 1626. Coinvolta nei moti del
1647, ma presto tornata all'ordine costituito, visse poi tempi sereni
contrassegnati dal fiorire di attività culturali manifeste specilamente
con rappresentazioni teatrali, visse emozionanti giornate per la visita
del Re Carlo di Borbone.
In seguito, dopo il terremoto del 1783, fu prescelta a sede della Cassa
Sacra, istituita per l'amministrazione dei beni ecclesiastici devoluti
alla riparazione del sisma, per la viabilità e le industrie.
Superate le effervescenze del 1799, dalle quali rientrò subitamente,
manifestando lealtà e fedeltà al Borbone, per aver resitito ai francesi
fu privata di funzioni amministrative e giudiziarie che vennero trasferite
a Monteleone. Ma col ritorno dei Borboni, per la legge primo maggio
1816 si vide restituita la funzione di Capoluogo di provincia.
Centro Carbonaro tra i più attivi del regno, nel 1823 ebbe le sue vittime.
Poco dopo luigi Settembrini, giuntovi quale insegnante vi diffondeva
le idee mazziniane, che trova largo stuolo di proseliti, così che, sia
pure confusamente, dal 1848 al 1860 fu ovunque presente con i suoi uomini
nelle vicende del Risorgimento.
Nel 1897, entra nel vivo della nuova vita politica, vi si tiene il primo
congresso regionale del Partito Socialista, che scende a presiedere
uno dei padri del Partito, Andrea Costa. Nel primo dopoguerra la situazione
si fa inquieta, e giunge il momento che la città per due giorni resta
in mano ai dimostranti. Nè molto diverse sono le giornate del secondo
dopoguerra ancora di più amareggiate dalle ferite provocate dai bombardaenti
aerei dell'agosto del 1943.
Dell'originario centro medioevale, i terremoti del 1659,1783,1822,1856
ed il rinnovamento edilizio non hanno lasciato sopravvanzare che scarse
testimonianze. Unico monumento di quel tempo la chiesette di San'Omobono,
eretta nel secolo XIII per conto della Confraternita dei Sarti, ed ora
sconsacrata. Del passato medioevale restano in qualche modo le intricate
viuzze che con strade corte e strette, anguste e simuose, sfociano in
frequenti rampe raccordano i vari livelli dell'agglomerato cittadino.
Patrimonio di notevole consistenza artistica resta quello degli edifici
sacri e di quanto in essi contenuto.
Come
arrivare
Scalo
aeroportuale e stazione FS di Lamezia Terme (CZ), svincolo autostradale
per Catanzaro.
Da vedere
CHIESE: Duomo, Chiesa del Rosario, Chiesa del
Monte dei Morti, Chiesa dell'Immacolata, chisa di San Giovanni Battista,
Chiesa dell'Osservanza, Chiesa di San Rocco, Chiesa di San Francesco,
Chiesa del Carmine.
Palazzo dei Baroni De Nobili ora sede del Municipio, (con facciata di
gusto rinascimentale); Palazzo dei Conti Larussa, già Fazzari; Villa
Trieste; Biblioteca Civica; Museo Provinciale (situato in Villa Trieste).
Monumento del generale Stocco; Museo Diocesano d'Arte sacra, Museo delle
Carrozze; Monumento ai Caduti in guerra1915-1918; la statua del Cavatore,
Complesso Monumentale "San Giovanni". Il giardino botanico "Comuni"
e la Villa Comunale.
Avvenimenti
A Naca : tradizionale manifestazione per i riti
della Settimana Santa;
fiera di San Vito con l'esposizione dei prodotti tipici locali e dell'artigianato
artistico (dal 13 al 15 giugno); festa patronale di San Vitaliano con
processione; fiera di San Lorenzo.

Informazioni
generali
Municipio tel. 0961/8811
Soccorso sanitario urgente tel. 118
Soccorso pubblico di emergenza tel. 112 - 113
Vigili del fuoco tel. 115
Aeroporto Civile Internazionale di Lamezia Terme tel. 0968/414111
Stazione Ferroviaria di Catanzaro tel. 147-888088
Ferrovie della Calabria tel. 0961/896111
Capitaneria di Porto tel. 0961/31642
| Visita
il Museo Provinciale | Visita
il Duomo |
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