Caro Puntonet

Catanzaro, dall’India con amore

Tony Marchese
Scritto da Tony Marchese

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In questi due giorni che hanno seguito la sfortunata partita di mercoledì, decine di mail hanno intasato la nostra posta elettronica. Ci hanno scritto in tanti, la stragrande maggioranza indignata per l’arbitraggio di Pagani. Cito e ringrazio per tutti Gigi, Bruno e Felice che hanno buttato giù i loro pensieri in maniera appassionata e arrabbiata. Ma oggi abbiamo deciso di dedicare questa rubrica alla storia di Lorenzo Pugliese. Una storia di passione e di emigrazione. Di lontananza dalla propria terra, ma di vicinanza alla squadra del cuore. Anche grazie alla voce di Vittorio Giummo e alle pagine di Puntonet.

Lorenzo ha 48 anni ed è un catanzarese di Piterà, trapiantato a Milano dopo aver girato l’Italia in lungo e in largo per lavoro. Adesso vive una nuova esperienza professionale alle porte di Nuova Delhi, a Gurgaon, una città che sta conoscendo un clamoroso sviluppo grazie alla delocalizzazione di tante multinazionali. È stato mandato lì dalla sua azienda come consulente. È stato a Catanzaro a Pasqua, ma l’ultima partita al “Ceravolo” l’ha vista questa estate: l’esordio in Coppa Italia. Gli è capitato di seguire la partita dei giallorossi da Mosca, da Cluj, da Kuwait City, da Abu Dhabi, dalla Francia.  

Stavolta, però, Lorenzo ha vissuto un’esperienza particolare. E ci ha scritto per raccontarci la sua Catanzaro-Perugia a 5.500 chilometri di distanza. Una storia simpatica, simbolo di una passione senza confini per i giallorossi. La vignetta a corredo è del suo amico Giancarlo.

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Domenica. Sono in casa da solo. Tardo pomeriggio, prima serata di Delhi. Più o meno sono le 19 e a quest’ora la squadra di calcio della mia città sta giocando l’incontro al vertice della serie di calcio nazionale di Seconda Divisione Lega Pro. La partita è tra la prima in classifica, il Perugia, e la seconda che la segue a 5 punti, il Catanzaro. Perugia, colori rosso, tendente al bordò, e bianco; il Catanzaro, il mio Catanzaro, colori sociali giallo e rosso fuoco.

Sono al quarto piano, solo in una casa di circa 150 metri quadri con stanze luminose e con il bagno in camera. La finestra è aperta per metà e tento disperatamente di connettermi con RTC – Radio Catanzaro, in stream su web per ascoltare la radiocronaca di Giummo, mitico e unico radiocronista catanzarese. Ci provo in mille modi dal mio computer ma per quanto io riesca a fare non riesco a collegarmi o ad avere notizie. Dopo diversi tentativi, imprecazioni e altro, decido di aspettare la fine e provare a riconnettermi per sapere almeno il risultato finale. Molto contrariato mi accomodo dall’altra parte della casa in terrazza con un libro da leggere. Sempre solo.

Intorno alle 21, ora di Delhi, riprovo e vado direttamente su USCatanzaro.net. Minchia, mi connetto subito e penso che butta male. Di solito quando si vince non ci può collegare per le tante richieste. Mi connetto subito ma la pagina non si carica tutta, non riesco a leggere il risultato, leggo parti di spezzoni di testo non capisco, poi mi sembra di vedere un link: Catanzaro-Perugia: la partita. Clic sul link… il …vi…deo …si… car….ica….. lent…amen…te ……. a ……. spiz….zi…chi… e…b…..o…cconi. Comunque riesco a vedere la Curva Ovest, poi il presidente che saluta la curva e la tribuna, ringraziando per la coreografia. Sento il tifo, gli inni e sento ripetere: NOI SIAMO IL CATANZARO, NOI SIAMO IL CATANZARO.

Poi partono le immagini dell’incontro. Tre quattro azioni per noi, uno per loro, poi ancora loro, poi noi e noi e noi e…..e…..GOLLLLLL, CAZZO GOLLLLLLLLLLLL, GOOOOLLL. E urlo, urlo come nessuno, ma urlo di gioia tanto da fare paura anche a me stesso. Urlo e salto tanto da far tremare pareti e vetri. Attorno sento i cani d’appartamento che abbaiano, qualcuno si affaccia alla finestra, io mi ricolloco davanti al mio Mac e continuo a vedere le immagini, le altre azioni, la fine della partita, le feste, il presidente che si prende la squadra e la porta sotto la curva. Insomma, la mia città, 6500 persone allo stadio felici e commosse. Ed io mi commuovo, e piango piango come un bambino a distanza siderale.

Però, però urlare avevo urlato, avevo fatto tremare tutto e, mentre mi asciugo i lucciconi, suonano alla porta! “Chi sarà?” Io son solo. “Mo’ se apro e mi parlano in hindi, io che capisco?!?“. “Che gli dico a questi che da quando non hanno più gli inglesi hanno perso anche il dono della doppia lingua? Vabbe’ andiamo e vediamo chi è“. Apro e senza manco chiedere permesso entrano tre vigilantes! Quasi di forza. Mi parlano in tre, in hindi e io che dico:  “…non capisco, che succede, non parlo Hindi, do you speak english?, azzardo. “Yes Sir!“, mi risponde uno dei tre. Poi mi chiede:

Are you alone Sir?“. “Si, I’m“. E poi incalza mentre gli altri due vanno in giro per casa: “Perché piange?” “Chi io?“. “Sì lei Sir, ha gli occhi rossi“. Ed io che ancora non avevo capito, per fare il “grosso” rispondo:

Impossibile, io non piango mai!

Ah no? E quelle urla? Chi ha colpito?

Ma quali urla? Colpito chi? Io sono solo

Ah sì? E allora perché sbatteva ripetutamente qualcuno sul pavimento?

Ma chi? Vi sbagliate, non ero io

Come no? Ci han chiamato tutti i vicini e i dirimpettai dicendo che stava litigando e picchiando selvaggiamente qualcuno?

Ma cosa? Ma come… ma…ma….ma…

E allora, come si fa a far capire ai vigliantes di altra lingua che le urla erano il gol, il battere rumorosamente ero io che saltavo dalla gioia e che le lacrime erano di commozione felice e non per la disgrazia di aver ammazzato qualcuno?

Tornato il collega che era in giro per casa e che chiaramente non aveva trovato alcun cadavere si decidono a sentire la mia. Finalmente chiarisco l’equivoco. Li porto davanti al mio computer e gli faccio vedere il video di 6 minuti della partita. Quando vedono il piccolo stadio, il gol ed io che quasi quasi esulto di nuovo scoppiano a ridere e mi fanno segno d’esser pazzo e italiano. Non avrei potuto fare altrimenti per far comprendere loro che un grosso italiano di 48 anni piange e urla come un dannato per la squadra della sua piccola città e non perché ha ammazzato qualcuno.

Prima di andare via col sorrisetto di chi sta parlando ad uno stupido mi hanno chiesto la cortesia alla prossima partita di avvisarli in modo da non fare più caso agli eventuali allarmi dei vicini!

Lorenzo Pugliese

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