Resilienza

Cosa succede in città

Redazione
Scritto da Redazione
Di calcio, politica e imprenditoria. Storia breve di un vento che soffia sempre nella stessa direzione. O no?
 

Tira una strana aria sui Tre Colli. Vuoi per la primavera che inizia ad irrompere, vuoi per l’inverno che pare proprio non voler mollare la presa. Cosi il clima cittadino a volte scalda, altre gela gli entusiasmi.

Il ritorno in panca di Erra , ad oggi, ha sortito meno di quello che ci si aspettava. I riflessi peggiori si sono visti in campo. Sembra che la svogliatezza abbia preso il sopravvento sulle dichiarazioni battagliere dei ragazzi in maglia giallorossa.

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Già, in campo ci stanno mettendo, chi più chi meno, l’anima  e non si comprende bene quale sia il filo sottile che divide la volontà dalla scarsezza.

Un contrappasso logorante per un campionato che si preannuncia, come il precedente, col finale al cardiopalma. All’esaltazione casalinga per merito di una vittoria strappata quando più nessuno ci credeva, l’apatica prestazione di Taranto ha ributtato tutti nello sconforto.

ultras catanzaroFin qui potrei dire nulla di nuovo, perché alle montagne russe ci siamo ormai abituati. Il rischio è che a furia di saliscendi a molti stia venendo il voltastomaco, che presto si trasformerà in travaso di bile su società, squadra e tifosi.

Un’immagine poco edificante e maleodorante che coinvolge tutti. Ancora.

In questo contesto, però, mi va di aprire una parentesi. I ragazzi della Curva hanno sentito la necessità di confrontarsi con la squadra. Un’altra partita è alle porte e i fatti di Matera sono cronaca. Le aggressioni ai calciatori biancoblu, secondo qualcuno, produrranno effetti positivi per una di quelle stupide regole non scritte.

L’incitamento e la voglia di parlare alla squadra degli Ultras giallorossi, fa da contraltare a quei gesti di violenza. Una prova di maturità e di forza in un momento topico non possono che far bene a tutti.

L’esempio che una strada diversa, sicuramente più difficile, esiste ed è quella che pone forti basi per un legame duraturo.

Ora i giallorossi in campo devono dimostrare qualcosa. Hanno un compito molto più profondo da portare a compimento. La cosa più difficile da ottenere sarà il rispetto reciproco. 

Tutto questo perché, nonostante i soliti mestatori di professione auspichino l’ennesima distruzione del calcio catanzarese, qualcuno cerca di tenere ben saldo il legame di questa città con sacrificio e forza di volontà.

Un legame che col passare del tempo sembra importi solo ed esclusivamente a chi le Aquile le porta dentro nonostante tutto.

(Intervista di Catanzaro TV a Floriano Noto)

Nel frattempo, fuori le mura dello stadio, non è passata inosservata la “dichiarazione d’amore” per il Catanzaro del più grosso imprenditore cittadino. Nessuna meraviglia, per carità. Le possibilità di essere vicino alla città ed al suo simbolo non gli sono mai mancate, solo che il destino lo ha sempre avversato.

Più voleva, più non poteva. C’è solo da registrare una consapevolezza in chi vive questo borgo: che la caratura imprenditoriale non sia poi così distante da quella politica e dirigenziale della città.

Nessuna meraviglia se Catanzaro è l’ombra di un capoluogo di Regione che nella realtà annaspa, arranca e sembra vivere in simbiosi le vicende calcistiche.

Un’intervista che ha palestapo la totale mancanza di idee, di un percorso da condividere, di soluzioni praticabili e sostenibili. Solo e soltanto uno scarico di responsabilità, condite da una sequela di sgradevoli critiche per il lavoro altrui che magicamente trasformano il presidente Cosentino in un gigante.

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Il miglior spot, e lui ne sa qualcosa, a mister Gicos, perché consapevole di buttare via soldi in terza serie. Una cosa, che per il Catanzaro mai sarebbe presa in considerazione, e perché mai dovrebbe.

Insomma l’imprenditore amante del fare rete, mecenate delle realtà migliori di Catanzaro, non ha portato nulla in dote,  non dico tanto al presidente di turno, quanto alla città in cui opera e vive.

nicola ceravoloConsiderazioni che fanno capire quanto il lascito di Nicola Ceravolo sia più distante degli anni che ci separano dalla serie A, ma che sono sempre attuali e mortificanti.

A fare il paio all’insipienza calcistica e imprenditoriale, non può mancare quella politica. Siamo in odor di elezioni, e come avviene sempre, personaggi che vantano credibilità zero, cercano disperatamente di riguadagnare consenso con ogni mezzo.

Ma del “Ceravolo” ancora il vuoto e il nulla di certo. Il silenzio aleggia come una bandiera giallorossa sui pennoni della Est. Ricordi lontani, al pari del settore Distinti, della tribuna stampa, degli spogliatoi, dell’acqua corrente, della luce e di tutte quelle cose annunciate e puntualmente disattese.

Non resta che far finta di non vedere, non sentire, non immaginare. Per esempio, immaginare un giorno al “Ceravolo”. Cosentino che passeggia sul prato, Noto che attende impaziente in tribuna, Abramo che fa gli onori di casa al sindaco di Torino. Don Nicò, che dite?

Sì mi sveglio, ma voi non perdete mai quel sorriso sornione.

 

Giuseppe Bitonti

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9 Commenti

  • L’intervista vellutata, che spazia dall’amicizia con il prof. Monti alle necessità dei bisognosi, mi dà un senso di repulsione (per non dire altro) e riabilita di molto nella mia considerazione il presidente Cosentino (con tutti i suoi difetti).

    • …. e non è vero che l’innamorato im- prenditore non ha messo un soldo. Lui che vive e si arricchisce nella città dei catanzaresi, con il monopolio imprenditoriale che è stato bravo a creare, ha ammesso si aver messo qualche spicciolo… qualche volta. Complimenti! Bravo! Deontologicamente correttissimo parlare delle capacità gestionali di un altro imprenditore. Se lo facessimo noi, verremmo licenziati o almeno richiamati dal consiglio di disciplina delle nostre aziende. Non c’è che dire!<br />

  • Se ci fossero finanziamenti europei, i nostri cari imprenditori farebbero a gara per acquistare il Catanzaro. Infatti con i soldi regalati e con gli aiuti della politica, sono tutti imprenditori di successo. Il brutto viene quando c’è da rischiare soldi propri.

  • Solo i Cinesi ci possono comprare……sempre se Cosentino è disposto a vendere.Il fatto che lo stesso si senta solo non possiamo che dargli ragione …..chi e’ disposto a investire e ha rimetterci dei soldi i primi anni ….con l’aria e i chiari di luna di questo periodo?…………….altro che lo striscione "Cosentino vattene"<br />
    Mi viene da ridere ….mi viene.

  • Dopo l’intervista al noto imprenditore catanzarese suggerirei agli Ultras (ai quali va comunque la nostra gratitudine per meriti mai messi in discussione) di presentarsi allo Stadio d’ora in avanti con un’enorme striscione recante la dicitura" Presidente Cosentino non te ne andare".

  • Giuseppe, sempre al top. <br />
    Tutto condivisibile, di sicuro, ma per la cosiddetta tifoseria, mi chiedo, era necessaria questa vomitevole intervista dell’ ignavia autoctona per rendersi conto che la serie c comporta una perdita secca di un milione di euro annui, solo in parte compensata dalle sponsorizzazioni deducibili in parte, per gicos e ready. <br />
    D’altronde anche gli altri deducevano, se non vado errato…o no…

  • Perfetto la realtà è questa, tutto il resto è propaganda. La cosa che mi fa incazzare è che sono stati fatti troppi errori, alcuni dettati dalla voglia di fare bene, tipo assumere Preiti per 3 anni, poi la sfortuna e qualche decisione arbitrale ci hanno messo del loro. <br />
    Forza aquile!!!!!

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