Dalla Redazione

E noi ci mettiamo la faccia

In occasione della Giornata dell’orgoglio giallorosso, Puntonet lancia la propria iniziativa. Una faccia per ogni cuore: i tifosi del Catanzaro esistono ancora

Il 6 marzo si terrà la Giornata dell’orgoglio giallorosso (). In nome di quello stesso sentimento, la nostra testata decide oggi, e fino a quando la “questione Catanzaro” non sarà definitivamente risolta, di mettere a disposizione  dei tifosi le sue pagine e le  proprie risorse. L’obiettivo? Offrire una piattaforma a quanti – seppure lontani fisicamente dal Ceravolo – intendono ancora alzare un vessillo giallorosso e lanciare il proprio messaggio: noi esistiamo ancora. I tifosi del Catanzaro esistono e ci mettono la faccia. Nonostante due fallimenti in cinque anni. Nonostante un campionato umiliante e vicende extracalcistiche ai limiti del possibile, noi ci siamo ancora. Ma questa rivendicazione del diritto di esistere è molto più di un atto vitale fine a sè stesso. Ogni volto, ogni voce, ogni messaggio deve rappresentare agli occhi di chi ha la possibilità d’investire il patrimonio sul quale contare. La passione giallorossa non è stata debellata. Per la nostra malattia non c’è cura.

 

I tifosi lontani da Catanzaro (quelli in città continueranno a contattarci al solito indirizzo redazione@uscatanzaro.net) potranno “metterci la faccia” (tenendo con sè qualcosa di giallorosso insieme al proprio messaggio) e spedirla a

mettiamocilafaccia@uscatanzaro.net

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Per anni ovunque mi trovassi, fremevo attendendo il calcio d’inizio. Settimane passate a programmare viaggi privi di senso, giorni spesi a spiegare ad amici increduli che si può segnare direttamente da calcio d’angolo, domeniche vissute con una sciarpa giallorossa al collo a esultare e rimbrottare in un dialetto sconosciuto a chi ti sta intorno, domeniche sere a rimuginare una cocente delusione, domeniche sere di entusiasmo a calcolare la tabella di marcia delle prossime giornate …
Non era una questione di categoria o posizione di classifica, era più che altro un’abitudine ereditata nella città dei tre colli, quando la domenica era un rito familiare, un rito di comunità. Era una domenica, che tu ancora bambino, rientrando dallo stadio con tua madre che ti aspettava alla finestra, pensavi alla settimana a venire come un’inutile appendice…

 


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