Resilienza

Fuori le mura

Il vano tentativo di affossare l’Aquila imperiale nei giorni della ricostruzione
 
tifosi catanzaro

La stagione estiva è in pieno svolgimento. Il calcio giocato che latita, il mercato e le mosse della nuova proprietà occupano i sogni e le speranze dei tifosi del Catanzaro.

Dicevo appunto, il calcio latita e questo momento di pausa mi pone delle riflessioni più profonde su cosa siamo e come stiamo vivendo le cose dalle nostre parti.

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Mi riferisco, in particolare, ad un’estenuante battaglia mediatica che oramai da tempo si abbatte con una certa cadenza sulle sorti dell’Uesse. È diventato quasi lo sport preferito di testate, siti e giornali parlare e sparlare delle sorti del Catanzaro calcio.

Sinceramente lo trovo stucchevole, se non fastidioso come una mosca sul culo di un cavallo, passatemi il termine. Ciò,min mancanza di spunti tecnici, mi spinge a fare alcune considerazioni di carattere sociologico, che tanto amo.

Credo sia inutile dimenarsi nello scovare notizie, quasi sempre di cronaca sportiva piuttosto che squisitamente calcistica. Una sequela di indiscrezioni, più o meno allarmanti, che tendono a sortire alcuni effetti.

Il primo è assodato, quando imbracciate una penna, aprite un tablet, un pc uno smartphone e ci buttate nei vostri articoli la parola magica “Catanzaro” seguita dalla parola “calcio”, arriva magicamente una cascata di letture che per dare il senso hanno lo stesso effetto di Montalbano in prima serata, fosse anche la quarta replica.

Nulla da obiettare, lo sapete meglio di noi, accettandolo con disturbo, che l’argomento “tira” da sempre e per sempre. Altro è cercare di destabilizzare un ambiente che per qualche oscuro motivo avete ben compreso che se è in subbuglio produce disastri e pertanto vi favorisce nelle vostre aspirazioni, basse, di vederci sempre arrancare.

Credo che ben presto tutto ciò avrà termine se è vero che qui, tra le mura cittadine, si sta ricomponendo una vera e propria macchina da guerra.

Perché dovete accettarlo come la storia ci ha insegnato. In Calabria ci sono tre cose irripetibili: i Bronzi, il bergamotto e il Catanzaro calcio.

Insomma, affannarsi a sminuire ciò che rappresenta ad ogni latitudine  la genealogia del calabrese non porterà mai nulla di sperato.

Del resto, nessuno  da Catanzaro si è mai interessato alle sorti altrui. Siamo immuni, se non del tutto indifferenti a tutto ciò che non riguarda le Aquile.

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Farsene una ragione sarebbe già un passo avanti, il resto verrà da sé. Consiglio vivamente di sfruttare queste tiepide serate per delle buone letture, fossero almanacchi di calcio o libri di storia, state tranquilli ci troverete anche lì.

Perché è bene ricordarvi che il nostro simbolo, l’Aquila Imperiale, ce lo siamo guadagnato sul campo di battaglia, difendendo le nostre mura dagli assalti di invasori formati prevalentemente da mercenari che tiravano interessi al potente di turno.

È un destino segnato, così come nella storia, anche nel calcio le Aquile del Sud si sono fatte amare e rispettare ad ogni latitudine.

Sappiate che siete liberi di continuare a lanciare bordate, ma ci troverete tutti lì, sulle mura a sventolare due colori e a dar battaglia. 

Giuseppe Bitonti

 

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