Punture di Cillo

Il fallimento di Moriero

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Il Catanzaro non funziona e si allontana dall’obiettivo. Per Cosentino è il momento di cambiare prima che sia troppo tardi

Inutile girarci intorno: Francesco Moriero ha fallito. Confermarlo sulla panchina del Catanzaro sarebbe un errore e speriamo che la società sia coraggiosa (perché un esonero è sempre una incognita) e dimostri ancora una volta di pensare in grande. Cacciare Moriero sarebbe la logica conseguenza degli obiettivi fissati in estate dal presidente Cosentino e dal d.s. Ortoli: la promozione diretta. Bene, dopo 12 giornate i giallorossi sono fuori persino dalla griglia playoff nonostante una campagna acquisti dispendiosa e tarata sulle richieste di Moriero.

Basterebbe questo a spiegare i motivi di un licenziamento (e se vogliamo dirla tutta dovrebbero spingere il tecnico a dimettersi, uscendone a testa alta e non mettendo in difficoltà un club che gli ha dato fiducia dopo molte stagioni buie). Ma l’esonero di Moriero è urgente e non rinviabile per motivi ancora più gravi: ha perso il controllo della squadra, rendendola insicura, schizofrenica e portandola in breve tempo a una involuzione paurosa nel gioco e nella tenuta mentale. La gara di Salerno è la fotografia di questa analisi: il Catanzaro passa in vantaggio, sembra poter controllare la partita, ma poi sparisce. E il tecnico invece di aiutare i giocatori li manda in confusione con sostituzioni incomprensibili (lo sguardo di Kamara prima di uscire vale il prezzo del biglietto), senza mai aiutare un centrocampo in perenne affanno e con un modulo che doveva esaltare gli esterni che sono invece costretti a girovagare per il campo senza un preciso compito.

E ancora: perché Scuffia e non Bindi? Perché non cambiare schieramento contro il Savoia invece di rischiare Morosini regista (come mettere Kamara stopper)? C’è poi la questione mentale: la squadra si è sfaldata nella settimana dei due derby persi. E qui gli sbagli sono stati di tutte le componenti, tifosi compresi che hanno caricato di significato una sfida di allenamento in una inutile Coppa. Contro il Cosenza bisognava far giocare la Berretti, senza nessun titolare. Altro che derby. Non è quello il nostro obiettivo. La società doveva parlare chiaro, spiegando in anticipo che i derby da vincere erano quelli del campionato e non si poteva rischiare l’infortunio neppure di un rincalzo. E invece si è schierata una squadra ibrida, con prezzi dei biglietti assurdi per una gara assurda. E cercando poi di mettere una toppa peggio del buco (le scuse). A Lamezia abbiamo raccolto la semina di questa tempesta con Moriero responsabile della mancata sostituzione di Maiorano. Lì qualcosa si è rotto, lì bisognava avere la lucidità di mettere tutto in discussione. Le partite successive sono state una lenta discesa verso il baratro. Adesso la palla passa al presidente Cosentino: l’unico che ha ridato dignità a Catanzaro e al Catanzaro. Lo faccia anche questa volta. Per il bene della sua squadra. Che poi è la nostra.

p.s. Come ha scritto mirabilmente Fabrizio Scarfone, noi stiamo con il Catanzaro. E quindi con Cosentino. Chi pensa di sfruttare i risultati negativi per effettuare ribaltoni societari, marca male da queste parti. La vergogna patita per anni grazie a società ridicole e spartane la ricorderemo sempre. Quello è un Catanzaro da cancellare, non questo. E ai tifosi, intossicati da 20 anni di Terza serie, rivolgiamo un appello: la squadra si sostiene, sempre, durante la partita. Semmai si contesta alla fine. Criticare al primo passaggio vuol dire che si è in malafede oppure si hanno altri interessi che non c’entrano con il calcio. E se la società dovesse esonerare Moriero, evitiamo di contestare il nuovo tecnico solo per il curriculum. Sacchi e Conte docet. Noi saremmo capaci di mettere in discussione anche Mourinho. I tifosi possono essere il dodicesimo uomo in campo. A Catanzaro non accade da tempo. Speriamo che quel tempo torni presto.

Francesco Ceniti

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