Bar Mangialavori

Il Gettopro

Redazione
Scritto da Redazione
Il Catanzaro è una cosa seria. Non è più il momento di trattarlo come un cantiere in perenne costruzione
 
 
 

Profumi e sensazioni che si alternano incuranti di una memoria oramai patrimonio solo per pochi. Acquisti, “letture ufficiali” vestite da conferenze stampa pronte ad esorcizzare la “consuetudo” per servire una fase prospettica di una vittoria che si veste della peggiore delle sconfitte.

Tacere a volte rappresenta una ricchezza. Strombazzare ostentando di non volerlo fare acuisce colpe palesi e non.

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Il Catanzaro targato Giulio Spader, o ancora meglio Antonello Preiti, ha abbandonato Erra strada facendo. Sempre strada facendo, salutato due team manager (in ordine temporale Serraino e Silipo) e per ultimo battezzato e sbattezzato in men che non si dica Giulio Spader, accolto “con grande gioia” e cestinato con i dovuti salamelecchi a meno di 24 ore dalla presunta conferenza stampa di presentazione. E non finisce qui. Avremo modo di vedere a breve.

Quanto sopra non attiene alle opinioni. È già storia. È accaduto realmente. Chi scrive non può, né deve esimersi dalla registrazione dei fatti che sono disarmanti, o meglio, imbarazzanti.

Così come è imbarazzante registrare l’intervista di capitan (?) Di Bari che con le sue parole ha certificato la posizione di un gruppo che sinora si è dimostrato tale solo ed esclusivamente per gli output schizofrenici e non certo per quelli professionali.

Sinceramente non si comprende come tutto ciò possa andare bene alla proprietà che per l’ennesima stagione si è accollata spese (“un buon budget” a detta dello stesso DS) e ha deciso di proseguire il suo viaggio a Catanzaro conferendo ai propri investimenti lo status di progetto”.

Se le basi della pianificazione sono queste, temiamo fortemente per le risorse economiche di Giuseppe Cosentino. Non ci si diverte nello sport preferito di addossare colpe anche perché è infruttuoso, ma è già accaduto di tutto. Dalla gara con il Melfi, anzi, dall’addio di Donnarumma, si è avuto tutto il tempo per costruire e ottimizzare eventuali “progetti”.

Ma siamo solo alla prima partita di campionato” direbbe qualcuno. È vero. Francamente dopo 66 anni (molti di noi non erano ancora nati) vedere vincere il Cosenza a Catanzaro è stato importante soprattutto per i simpatici supporters rossoblù che hanno potuto festeggiare come festeggerebbe un tifoso del Catanzaro se vincesse la finale Champions contro il Real Madrid.

Paradossalmente, se ci pensate bene, la sconfitta di domenica ha palesato uno status che è stato certificato ancor più dalle dichiarazioni del primo cittadino di Cosenza che addirittura tra mille impegni ha trovato il tempo per formalizzare ringraziamenti e quant’altro. N

ell’ultima conferenza stampa dello scorso 17 agosto Antonello Preiti aveva detto “non è una partita come le altre, c’è un solo risultato: bisogna vincere”. Siamo certi che il buon DS non se lo sia scordato così come per magia.

Non nascondiamocelo, mai inizio di campionato fu così problematico, derby a parte. Il prologo non faceva sperare nulla di buono malgrado le varie rassicurazioni di facciata e dichiarazioni di buoni intenti. Anche il Nicola Ceravolo dopo ben 9 anni di attesa non è stato consegnato come sarebbe dovuto accadere. La palazzina non è stata ancora ultimata e men che meno il settore distinti. Non si tratta di una sola problematica, ma il futuro purtroppo ci dirà che sono due discorsi separati e non uno solo.

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Francamente è molto scomodo ripetere gli stessi concetti e avventurarsi nelle stesse elucubrazioni con riferimento alle strutture, all’amministrazione, ai 5 milioni di euro già spesi che lasciano la struttura incompleta, all’imprenditoria catanzarese che non ha la forza di appoggiare quello che è stato definito “progetto” (finora più “getto” che “pro”) o di avanzare proposte serie di cambio proprietà “accettabili” (ammesso che Giuseppe Cosentino abbia realmente intenzione di cedere il sodalizio giallorosso).

Ciò detto la tifoseria catanzarese in tutto questo bailamme ha avuto la forza di presentarsi in 6mila unità alla prima del campionato 2016/2017.

Una tifoseria la cui pazienza oramai ha consumato le ultime gocce di energia. Non si chiede eccellenza ma l’oramai tanto agognata “normalità”. E non c’è chi è contro o a favore, non ci sono i falchi o le colombe o i cosiddetti leccaderetani. Al momento, del più “getto” che “pro” non si scorgono le fondamenta già pesantemente minate da una sconfitta che brucia per i modi con i quali è maturata.

3 gol in fotocopia e su altrettante palle inattive indirizzate sul palo più lontano dal punto di battuta. Già a conclusione della prima frazione di gioco la difesa (che a detta degli addetti ai lavori sarebbe dovuta essere il reparto più forte) ha ballato in modo evidente.

Sarao o Tavares dovrebbero essere le punte di diamante? Giovinco, fin troppo innamorato del pallone è stato sostituito da Cunzi troppo tardi. Centrocampo praticamente pari al nulla. Questo ad oggi lo status post campagna acquisti e dopo l’ennesimo saluto, o meglio ricollocazione di Giulio Spader, senza guida tecnica. Il tempo risponderà ai nostri molteplici quesiti che purtroppo assumono le sembianze del mistero.

A chi, come chi scrive, ha la fortuna di avere goduto dei veri derby, quelli con il Napoli, non interessa la sconfitta in un derby perso in quello che, ahinoi, è diventato la LegaProripescati, ultima frontiera del professionismo pallonaro dello stivale (serbatoio di notorietà di piazze famose che altrimenti vivacchierebbero in serie D).

Poco importa (e ve ne chiedo scusa) di avere perso con il Cosenza. Non scherziamo! Quello che brucia è vedere il primo grande amore trattato alla pari di un cantiere in perenne costruzione in sintonia con il Nicola Ceravolo, per un “Gettopro” del quale non si ravvede ancora un minimo di identità, un barlume di disegno, a detrimento soprattutto dell’immagine (che oggi è sostanza) di un brand che è stato faro e speranza per intere generazioni.

Giuseppe Mangialavori

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7 Commenti

  • e se poi vinceremo il campionato,cosa diranno quei cretini della capraro a preiti e cosentino…gli faranno un mezzo busto a tutti e due

    • Come fai a chiamare cretini gente che si è fatta tutte le trasferte deludenti dello scorso anno ,per mostrare uno storico vessillo ormai macchiato da incompetenti .

  • Giuseppe caro sei stato lucido e preciso ma che te lo dico a fare mica avranno capito anche se hanno letto !<br />
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    Se vinciamo il campionato gli diremo BRAVI,ma dei SE, si riempiono le FOSSE.<br />
    SOLO A MASSIME’ ABBIAMO DETTO BRAVO ANCHE DOPO IL RIGORE CONTRO LA TRIESTINA. Ma PREITI E GICOS a MASSIME’ possono solo lavargli le scarpe con i guanti !<br />
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    A loro NON possiamo dire Bravi dopo 5 anni di mediocrità anche se dignitosa (solo per questa dignità abbiamo fino ad ora accettato il tutto), lo stillicidio di brave persone fatte in società PER palese mancanza di programmazione e per mania di protagonismo assoluto che delgittima ogni figura e rende l’organizzazione solo un mero ZERBINO (questa non è Programmazione ma distruzione premeditata); … per non parlare del VERGOGNOSO 0-3 nel derby a causa di una gara MAI REALMENTE GIOCATA dai calciatori, vedi i goal e la difesa da OSCAR "statuette" intendo !<br />
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    A DI BARI dico VERGOGNATI i panni li lavi nello spogliatoio, e mi fermo qui xchè non meritano altre attenzioni !<br />
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    Grazie Giuseppe per il tuo tentativo di far aprire gli occhi a chi di dovere, ma chi di dovere è PEGGIO del MALE purtroppo. Almeno GICOS spende i soldi suoi ed io per questo non smetterò di ringraziarlo, ma per il resto lo mando a quel paese. Purtroppo chi di dovere spende i Nostri soldi e non restituisce servizi a loro va solo il mio "andate a quel paese" senza< alcun ringraziamento !<br />
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    FORZA AQUILE

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