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Il pareggio del Flaminio: l’analisi tattica di Paolo Carnuccio

Una lettura del match fra i romani e i giallorossi.

L’analisi tattica della partita comincia con la differenza di modulo tra la Cisco ed il Catanzaro.

Il Catanzaro iniziava con il consueto 3-4-3, mentre la Cisco proponeva un 4-4-2 dove Di Canio si metteva in posizione centrale a fianco di Manni con licenza di svariare su tutto il fronte offensivo che aveva come terminali il giovane Guglielmelli ed Alessandrì.

Quando il capitano della Cisco lasciava la sua posizione si vedevano Riolo e Drascek stringere al centro per una linea a tre.

Dopo i primi minuti, dove a metà campo emergeva la grinta di Manni, la partita veniva condizionata dall’espulsione di Caccavale.

Il Catanzaro dimostrava compattezza di gruppo e solidità difensiva, Silipo manteneva la linea a tre abbassando Ciano a fianco a Di Meglio e Cavola.

Il Catanzaro, con un uomo in meno, riusciva a non soffrire, le giocate erano semplici, proficue, e sempre ragionate; non vi era molta distanza fra i reparti.

Vi era un buon margine di possesso palla perché Benincasa aiutava moltissimo, mentre Tomi e Frisenda si proponevano con fraseggi stretti, un ottimo Coppola interdiva con tanta intelligenza.

La Cisco, invece, si mostrava Di Canio dipendente, andava solo con giocate per linee verticali senza aspettare gli inserimenti dei centrocampisti, affrettando sempre la trasmissione del pallone con tanti rischi di intercetto.

L’infortunio di Reinette, laterale sinistro di difesa della Cisco, favoriva l’ingresso di Fanasca a centrocampo con l’arretramento di Riolo.

La mossa non produceva effetti, anzi, si perdeva la spinta del giocatore ex Rende e della sua propensione alla conclusione.

Il risultato poteva essere sbloccato da alcune occasioni nitide da parte del Catanzaro mentre la Cisco sbatteva contro la difesa del Catanzaro sempre attenta anche nell’uno contro uno.

Il canovaccio, nella ripresa, era lo stesso, con le forze che lentamente si spegnevano per il gran caldo.

Con l’espulsione di Drascek si riequilibravano le unità ma il Catanzaro non riusciva più a rendersi pericoloso nonostante le sgroppate di Ferrigno che alleggerivano il peso di una difesa comunque sotto pressione.

Di Canio continuava a mettere palloni per linee verticali perdendo lucidità nelle giocate.

In conclusione, la Cisco, allo stato, è sembrata una squadra ancora lontana dalla possibilità di vertice; Di Canio dipendente; prevedibile e piatta nello sviluppo della manovra; incompleta in 2-3  elementi in organico (su tutti un attaccante centrale).

Il Catanzaro ha dimostrato personalità, serenità nello spirito e nelle giocate, compattezza di gruppo, nonostante l’ingenuità di Caccavale che alla fine poteva costare cara.

                                                                                 

Paolo Carnuccio

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Paolo Carnuccio

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