Il Rompicalcio

Il peggio è servito

Redazione
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Tra penne arruginite, toghe e questura un altro sfregio al Catanzaro. Che ha bisogno di professionisti

Lo stillicidio continua. Mancano “solo” cinque mesi al prossimo campionato e la lenta agonia di questa stagione giallorossa si sta consumando. Tra belle prestazioni sul campo, alternate ad altre scellerate. Niente di particolarmente strano o nuovo nel panorama calcistico, quando una squadra ha smesso di inseguire obiettivi a metà dicembre. Dopo la partita con la Reggina i giallorossi avevano 27 punti in classifica, pochi per ambire ai play-off con una squadra che già nelle intenzioni era da mandare al macero, troppi per ritenere possibile che il Catanzaro potesse rimanere invischiato nelle zone calde della classifica.

Il presidente Cosentino ha ammesso di avere sbagliato, ha sconfessato progetto tecnico e obiettivi iniziali, ha cercato di restituire alla città una squadra decorosa, di gente che va in campo per onorare la maglia e non per riportarla nello spogliatoio pulita e asciutta. Obiettivo tutto sommato raggiunto, nonostante un paio di batoste rimediate in giro per i campi campani. Naturalmente ci aspettiamo da Sanderra e dai suoi ragazzi che continuino a farlo fino all’ultima giornata.

Per cercare di ingannare il tempo, allora, la città ha deciso di regalarsi qualche polemica. Perché il Catanzaro è il Catanzaro. E senza stimoli è difficile sopravvivere. E allora ecco il derby col suo carico di tensione, con la solita vittoria dei giallorossi e con gli incidenti nel pre-partita a funestare una giornata di festa. Per una volta le forze dell’ordine e la magistratura hanno deciso di essere solerti: a pochi giorni dalla partita una pioggia di DASPO si è abbattuta sul gruppo trainante del tifo catanzarese, gli Ultras 1973, che in seguito ai provvedimenti hanno deciso di auto-sospendersi e di abbandonare gli stadi in casa e in trasferta.

056Un altro colpo di mannaia all’entusiasmo della gente e alle casse della società dopo una stagione deludente. Il divieto di trasferte, il “Ceravolo” aperto solo agli abbonati e ai tifosi del Lamezia nel derby con la Vigor, poi uno stadio freddo e semi-deserto nelle successive partite in casa. Decisioni senza senso. Il tentativo di mettere l’un contro l’altro i tifosi, però, tutto sommato è sventato. Rispetto per la decisione degli Ultras da una parte, rispetto per chi comunque non vuole lasciar solo il Catanzaro dall’altra. In attesa della nuova stagione e di nuovi sogni. Intanto si scopre che alcuni dei DASPO seguiti al derby sono costruiti sul nulla o forse su un tavolino. Perché in una città che ha interi quartieri in mano alla malavita organizzata, probabilmente è molto meglio spostare l’attenzione su 10 ragazzi che lanciano pietre contro i tifosi avversari. Come succede, purtroppo, in prossimità di quasi tutti gli stadi d’Europa.

Il mostro da sbattere in prima pagina è la tifoseria giallorossa. E allora ieri la copertina delle pagine catanzaresi de “Il Quotidiano del Sud” erano dedicate alla guerriglia urbana consumatasi nel giorno del derby. Si narrano fantastiche storie di violenza, aggressioni, mattonate, pietre, cinture, bastoni, di invasioni di campo per lanciare petardi (sic!), di una tifosa giallorossa ferita da un’esplosione. Insomma, è stata una domenica di inaudita violenza. Peccato che i 5000 del “Ceravolo” non si siano accorti di nulla. Ringraziamo comunque Stefania Papaleo, che ha firmato il pezzo, per aver deciso di raccontarcela con dovizia di particolari un mese e mezzo dopo i fatti. Sicuramente sarà stata testimone oculare di quella giornata drammatica e non avrà fatto propria la tesi della questura. Anche se quelle foto, (che non dimostrano niente di quanto scritto nel pezzo) spiattellate a corredo dell’articolo, hanno una chiara matrice.

A questo punto, però gli Ultras non ci stanno. E scrivono un comunicato di fuoco. Che naturalmente solo UsCatanzaro.net riporta fedelmente, mentre le altre testate ne fanno un riassunto addolcito. Lì si narra un’altra storia dei fatti accaduti. Si parla di un uomo delle FdO con la pistola in mano ad altezza uomo, di ragazzi “daspati” per eccesso di fame davanti a un arancino e altri particolari. Non sta a noi giudicare. Ci penserà un magistrato, speriamo per bene. Ma intanto Stefania Papaleo non demorde. E stamattina, sempre sulle colonne de “Il Quotidiano del Sud“, decide di dare grande risalto a una presunta istanza della società giallorossa, depositata in cancelleria del Tribunale dal legale giallorosso Sabrina Rondinelli. La volontà dell’US sarebbe quella di costituirsi parte civile in un futuro procedimento contro i tifosi giallorossi sottoposti a DASPO, per una richiesta di risarcimento danni di 90.000 euro. Peccato che in società tutti cadano dalle nuvole.

Parole buttate lì, come per dire: “La società chiede il risarcimento ai suoi tifosi“, proprio poche ore dopo che il presidente Cosentino aveva ringraziato gli abbonati e aveva diminuito (di poco) i prezzi dei biglietti per la gara col Lecce. E infatti succede il finimondo, con i tifosi imbestialiti nei confronti della società. Solo nel pomeriggio la Rondinelli decide di smentire, con un’intervista a Catanzarosport24, l’articolo della Papaleo: “Nessuna richiesta di risarcimento danni ai tifosi. Vogliamo tutelare il buon nome della tifoseria del Catanzaro“. La Rondinelli smentisce se stessa o la Papaleo? L’istanza è stata depositata o meno? Cosentino non parla. Fonti societarie riferiscono di un presidente caduto dalle nuvole e di Jessica e Ambra, le figlie del presidente, letteralmente infuriate. Con chi è facile intuirlo.

001Naturalmente le due protagoniste della vicenda cercheranno di limitare i danni. Perché in un mondo normale, domani si scoprirebbe chi ha detto una bugia o semplicemente non ha fatto bene il suo lavoro. La giornalista dovrebbe difendere il suo lavoro documenti alla mano, a meno che non abbia ragione l’avvocato del Catanzaro.

Da questa storia, però, esce con un altro sfregio l’immagine del Catanzaro. Perché non crediamo possibile che il presidente Cosentino un giorno ringrazi i suoi tifosi, augurandosi che tornino a colorare di giallorosso lo stadio, e il giorno dopo chieda ad alcuni di loro un risarcimento danni (tra l’altro una richiesta semplicemente folle e senza basi giuridiche). E siccome non lo crediamo possibile, pensiamo che la società debba tutelarsi da questo fango. Servono uomini di calcio per fare calcio. E uomini di comunicazione per fare comunicazione. In una società professionistica ogni figura deve stare al suo posto e niente può essere lasciato al caso. Perché i risultati sono questi.

Il calcio, caro presidente, non si fa con gli avvocati. Ma con uomini e donne che abbiano come interesse supremo il bene della propria società. Come succede in qualsiasi azienda. Oggi questa storia, vera o falsa che sia, chiunque sia il responsabile, ha fatto solo male al Catanzaro, ai suoi tifosi e alle casse della società. Più di un incasso mancato, una multa per un petardo o una partita a porte chiuse.

logotwitterIvan Pugliese

P.S.: vorremmo ricordare alla collega Stefania Papaleo che l’FC Catanzaro non esiste più da 4 anni. Può scegliere tra Uesse o al limite Catanzaro Calcio 2011 Srl, se pensa che la società giallorossa sia come una marca di detersivi. 

P.P.S.: vorremmo anche ricordare alla collega Stefania Papaleo che UsCatanzaro.net non è “il sito di riferimento” degli Ultras. Addirittura, nella precedente era, quella in cui a capo della parte più calda della curva “Capraro” c’era l’attuale consigliere comunale Amendola, qualche muro della città recava la scritta “Puntonet, occhio al cranio”. UsCatanzaro.net è la casa di tutti i tifosi giallorossi e il comunicato degli Ultras è stato inviato a tutte le redazioni dei giornali.

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