Intervistiamo...

Intervista a Michele Papasidero. Storia di chi non si è mai arreso.

Il roccioso centrale giallorosso racconta la sua storia calcistica tra fatiche e soddisfazioni
 

Michelangelo Papasidero nasce a Polistena il 07/10/1981, e come tutti i ragazzini dei paesi calabri del tempo, passa le sue giornate col pallone tra i piedi, sognando come ogni bambini di diventare un calciatore.

Michele corre e si diverte, ma ancora non lo sa che sarà protagonista di una bellissima storia di calcio fatta anche di fatiche e mezze delusioni.

Roccioso centrale difensivo di 1.90cm, cresce calcisticamente nelle giovanili della sua Polistena, dove si distingue per le ottime doti difensive e difatti viene notato dal Cosenza dove terminerà il settore giovanile tra categorie Allievi e squadra Primavera.

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Michele come sono stati gli anni di Primavera e quelli di inizio carriera?

“I primi anni sono stati davvero difficili, purtroppo non è facile esplodere in questo calcio, difatti a causa di alcune carte giocate male e di varie difficoltà nei primi anni post giovanili, avevo smesso di coltivare l’aspirazione di diventare un calciatore.

Girovagando tra la serie D e l’Eccellenza le aspettative erano ormai poche, tanto che il calcio era divenuto quasi un passatempo che mi permetteva di mantenere gli studi di economia che avevo intrapreso.”

 

Come è proseguita la tua carriera nei dilettanti?

“Dopo i primi anni in Eccellenza a girovagare per la Calabria tra Nissa, Acri, Taurianova, Rosarno, Scalea avevo acquisito una maggior consapevolezza e esperienza e infatti da lì in poi mi consolidai stabilmente in Serie D dove trascorsi sei stagioni tra Castrovillari, Rosarnese, Savoia, Grottaglie e Hinterreggio. Ero ormai diventato un giocatore di categoria, ma avevo ormai accantonato l’ambizione di potermi un giorno confrontare con i professionisti.”

 

Cosa ricordi degli anni trascorsi nelle categoria dilettantistiche?

“Di ricordi ce ne sono tanti, soprattutto per i sacrifici fatti. Seppur appunto giocassi in categorie dilettantistiche mi sono sempre sentito un professionista poichè non è la remunerazione di un contratto a renderti tale. La serie D calabrese è oltretutto di un livello ottimo, credo infatti che vi siano molti professionisti nei dilettanti e molti dilettanti nei professionisti.”

Sono passati ben 13 anni da quando finite le giovanili Michele Papasidero fa il suo edordio nella Vibonese. Di polvere e fango nei campi di tutta la Calabria il ragazzo di Polistena ne ha dovuti digerire e seppur in molti casi le motivazioni mancassero, con costanza e umiltà i risultati lo vedevano sempre protagonista di ottime stagioni nel girone calabro della Serie D.

Ma è nell’estate del 2011, alle porte dei 30 anni, che arriva la svolta nella sua carriera, è da quel momento che Michele e l’Us Catanzaro 1929 scriveranno una bella pagina di storia.

Stiamo parlando della calda estate in cui Giuseppe Cosentino salva il Catanzaro dall’ennesimo fallimento, rilevandone la maggioranza del pacchetto azionario (solo dopo pochi mesi ne acquisirà totale possesso).

 

Michele come è avvenuto il tuo trasferimento al Catanzaro?

“Quell’anno il Catanzaro era un cantiere aperto, io e altri calciatori fummo contattati dall’allora Ds Sorace per aggragarci al ritiro in quel di Polistena. Ancora non si sapeva in che categoria avrebbero giocato quell’anno le aquile.

La notizia del ripescaggio in lega pro arrivò però di li a poco, e grazie alle scelte di mister Cozza, all’eta di 30 anni mi apprestavo inaspettatamente a iniziare la mia prima stagione tra i professionisti”

 

L’approdo in una piazza importante , cosa ricordi di quella squadra e quel gruppo?

“Quell’anno è stato fantastico, un miracolo calcistico. C’era un gran via vai di calciatori prima dell’inizio della stagione ma nonostante tutto siamo riusciti a creare un gruppo fantastico che alla fine si è rivelato il vero valore aggiunto. Eravamo come una famiglia, infatti mantengo ancora forti legami di amicizia con la maggior parte del gruppo. Ovviamente il sostegno incondizionato dei tifosi è stata la spinta in più anche nei momenti più delicati.”

 

Il tuo esordio nei professionisti sarà di certo stata una tappa importante, quali emozioni ti hanno accompagnato in quei momenti?

“L’inizio fu difficile, pronti via rimango fermo due mesi per un infortunio, ma al mio rientro provai una delle emozioni più grandi. Era un pomeriggio soleggiato di Ottobre e giocavamo al Ceravolo con l’Aprilia davanti a quasi 4000 persone. Partivo dalla panchina ma a fine primo tempo si fa male il mio amico Accursi al quale subentro dopo l’intervallo. Dopo poco subiamo il goal del sorpasso ma a 10 minuti dalla fine su un calcio piazzato devio in porta per il momentaneo 2-2. Quella partita fu una grandissima dimostrazione di gruppo infatti ricordo ancora il goal di coscia di Bugatti al novantesimo minuto che ci regalò la vittoria.”

 

La tua prima stagione con il Catanzaro fu quella della promozione, quali sono stati i momenti che ricordi con più piacere?

“Di momenti belli c’è ne sono stati tantissimi, il più emozionante fu sicuramente la vittoria contro la Vigor Lamezia. Quel pomeriggio fu veramente fantastico, ricordo una cornice di pubblico impressionante, una gran voglia di vincere da parte di tutti dentro e fuori dal campo e poi l’epilogo fu un’emozione unica, quel goal allo scadere che vale un sorpasso, ma soprattutto il boato liberatorio dei tanti tifosi accorsi allo stadio quel giorno. Un’emozione che rimarrà per sempre impressa dentro di me.”

 

La stagione 2012-2013, la tua prima e unica in serie C1 è stata certamente più dura della precendete. Al termine di quella stagione lascerai le aquile. Cosa vuoi raccontarci in merito?

“La promozione nel precedente campionato aveva create aspettative eccessive per una neopromossa, ciò ha causato una partenza stentata. Quella stagione fu certamente più difficoltosa, ma fortunatamente raggiungemmo ugualmente una meritata salvezza. Dissi un arrivederci al Catanzaro per un mancato rinnovo consensualmente con al società del presidente Cosentino con cui ancora oggi ho un ottimo rapporto.”

Così si conclude l’avventura da calciatore dell’Uesse con all’attivo 43 presenze e 2 goal segnati. Dopo la bellissima esperienza di Catanzaro, Michele Papasidero tornerà in Serie D dove giocherà per altre due stagioni. A 35 anni deciderà di appendere gli scarpini al chiodo.

 

Cosa fa adesso Michele Papasidero?

“Ho da poco conseguito il patentino Uefa B da allenatore e con mia grande felicità sono tornato nel Catanzaro e adesso lavoro con i ragazzi del settore giovanile dove ci tengo a dirlo da anni si sta facendo un ottimo lavoro. Ho una grande passione per il calcio e spero di riuscirla a trasmettere ai giovani che alleno e allenerò.”

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Dopo una carriera costellata di tanti sacrifici culminati con le gioie in giallorosso avresti un consiglio da dare ai tanti giovani che aspirano a diventare calciatori e magari attendono l’occasione per diventare professionisti?

“Non bisogna assolutamente mai smettere di sognare e di credere nei propri mezzi! Se si lavora con perseveranza e umiltà prima o poi il treno passa e bisogna essere pronti a coglierlo.”

L’intervista a Michele Papasidero si conclude con la felicità di chi con umiltà ricorda i due anni in giallorosso come i più belli della propria carriera, una carriera spesa per lo più nei polverosi campi dell’Eccellenza e della Serie D ma conclusasi poi in tempi maturi con la gioia di una promozione in serie C1 da assoluto protagonista.

Il calciatore viene ancora oggi ricordato come un esempio di serietà e umiltà da tifosi e addetti ai lavori. Queste figure siano da esempio e stimolo a tutti i giovani che arrancano nei campionati minori e siano da monito a tutti coloro che sono ormai disillusi da questo calcio moderno.

Il calcio è dei tifosi e di chi lo ama, Michele ne è un esempio puro e lampante ed è grazie a questa passione che dobbiamo continuare a credere che i bei momenti arrivano sempre.

Gabriele Scicchitano

A proposito dell’autore

Arturo Ferraro Pelle

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