Invasioni di Campo

La lezione del Portsmouth

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Dalla città di Dickens una storia di fede e di passione calcistica dedicata a Carlo e raccontata per noi da Emanuele Ferragina

Era da un po’ che meditavo di scrivere questo articolo. Avevo buttato giù l’idea qualche settimana fa e poi come spesso mi capita lo avevo lasciato lì a sedimentare, ad aspettare che la motivazione giusta squarciasse la routine quotidiana. Leggo della morte di Carlo, 21Agosto53 sul nostro forum. Carlo, uno che diventa tifoso del Catanzaro innamorandosi di una storia semplice e geniale. Carlo, uno che ai dribbling di Maradona preferisce un signore con i baffi che impallina i portieri direttamente da calcio d’angolo. Allora stamattina ha senso mettere tutto da parte per raccontare una storia che Carlo avrebbe certo letto ed apprezzato. È il football in maglia blu e calzoncini rossi dei tifosi del Portsmouth.

Prima dell’inizio di questa nuova stagione di League II (l’equivalente della nostra quarta serie) poche volte avevo sentito il nome Portsmouth. Sapevo che era a sud, vicino Southampton. Poi guardando i tabellini una domenica sera, mi sono accorto che nelle prime tre partite casalinghe avevano collezionato una media di 16.000 spettatori. Come era possibile? Come era possibile che una squadra di quarta serie avesse un seguito così ampio da 13esima in classifica? E allora tra letture e conversazioni sparse con conoscitori del calcio d’oltremanica, mi sono ritrovato di fronte ad una storia semplice e straordinaria.

È la storia di una città particolare, una città-isola, la città più densamente popolata del Regno. Una città che vive da sempre di mare. Una città che ha ispirato l’uomo che ha saputo raccontare la durezza della povertà agli albori della civiltà industriale. Da Oliver Twist a David Copperfield, all’amatissimo A Christmas Carol, Portsmouth resta sullo sfondo, ricordo d’infanzia e musa ispiratrice. E così come spesso accade nelle storie di Charles Dickens sono gli ultimi, quelli che stanno ai margini di una città che vive di duro lavoro, che sanno scrivere le pagine più belle anche nel football moderno. Quel football che grazie a Dio non è fatto solo di trasferimenti e sponsor milionari.

Il Portsmouth FC ha vissuto i suoi anni più belli a cavallo della seconda guerra mondiale. Capaci di imporsi in FA Cup e vincere lo scudetto due volte nel 1949 e nel 1950. Dopo la gloria però il Portsmouth precipita prima in terza divisione e in seguito a pesanti problemi finanziari addirittura in quarta. Poi a partire dal 2002 sotto la guida di Redknapp i pompeys riescono a centrare prima il ritorno in premiership, e poi nella stagione 2007-2008 quella del cento-decimo anniversario, la vittoria nell’FA Cup. Togliendosi fra l’altro la soddisfazione di fare fuori ai quarti di finale all’Old Trafford lo United di Sir Alex Ferguson.

Ma nel 2009 la favola si interrompe bruscamente, stipendi arretrati e l’ombra del baratro. La squadra relegata in seconda divisione (la Championship, l’equivalente della nostra Serie B) e con 10 punti di penalizzazione si ritrova velocemente in fondo alla classifica. Il 2012-2013 è l’anno dell’ennesima sconsolata retrocessione. Sempre più giù, di nuovo in quarta divisione. È proprio nel momento di massimo sconforto, mentre la squadra conduce una stagione spartana in fondo alla classifica, che i tifosi invece di continuare a cercare l’ennesima proprietà multimilionaria, decidono di mettersi in proprio e acquistare la squadra. Il giorno della resurrezione è il 19 Aprile 2013. Il Portsmouth FC diventa in quella data il club con il più largo azionariato d’Inghilterra.

La stagione 2013-2014 inizia con una bruciante sconfitta contro l’Oxford United. Ma a salutare il ritorno del Portsmouth in quarta divisione, finalmente pronto a dismettere le discussioni finanziare e parlare solo di calcio, ci sono 18.181 spettatori, quasi tutti abbonati, quasi tutti proprietari della loro squadra. Mi piace immaginare tutto lo stadio in piedi al momento dell’ingresso in campo delle squadre. Uno stadio che solo quattro anni prima era teatro dello show business della premiership. Uno stadio pieno che accoglie con la stessa dignità il Chelsea e il Morecambe. Quando le categorie non contano un accidenti.

Quando penso a quello stadio gremito, immagino Carlo e il suo amore per il Catanzaro. Quelle storie impastate di passione che nascono ai margini, alla periferia dell’impero. Quelle storie che Carlo raccontava a suo figlio per farlo addormentare. Quelle storie che ci parlano ogni giorno del nostro calcio e in fondo della vita stessa, perché come scriveva qualcuno, “Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per strada, li ricomincia la storia del calcio“.

Ciao Carlo.

Emanuele Ferragina

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