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La sindrome del Boom

Redazione
Scritto da Redazione
Emergenza sanitaria tra i giallorossi logorati dall’attesa. Di cosa si tratta? Ci si può difendere? Lunghissimo (e al solito autoreferenziale) Gmf postelettorale di pubblica utilità

Questione di ore, o forse addirittura di “orine” (qualcosa in meno di sessanta minuti e qualcosa in più di trenta) se usiamo la definizione che il Capostorico Simmaco ha proposto oggi sul Forum di puntonet. Poi tutto questo, si spera una volta per tutte, finirà.

Sapremo cioè finalmente se continuerà ad esistere – ma forse sarebbe meglio dire “se tornerà alla luce” – una squadra di calcio per cui fare il tifo, o se dovremo arrenderci definitivamente a una vita senza Catanzaro. Vedremo.

Intanto ci consumiamo nella lunghissima attesa. Tutti. Lettori o redattori, tifosi di club o semplici appassionati. E ci ammaliamo.

I medici specializzati (tra questi non ci sono i dottori Parente e Santaguida chiaramente) la chiamano già Sindrome del Boom. Si tratta di una patologia che colpisce i tifosi giallorossi senza distinzioni di età, sesso, classe sociale, istruzione e provenienza geografica. Il meccanismo che la governa è del tutto simile a quello degli stress post traumatici.

A Milano per esempio, un giallorosso di 35 anni è stato denunciato a piede libero perchè al Pam di Porta Romana pretendeva di acquistare – senza riuscire ad avere soddisfazione – una confezione di Guglielmo espresso Bar. Tutto ciò dopo che sul forum  si era diffusa la voce incontrollata secondo la quale Daniele Rossi sarebbe stato tra i protagonisti della cordata salva-Catanzaro. “Devo contribuire, devo contribuire“, la frase ripetuta come una litania agli agenti della squadra Mobile intervenuti per bloccarlo.

A Catanzaro, dal quartiere Pontegrande, il giovane Alfredo ci fa sapere invece di avere appenna iniziato le operazioni di sgombero della sua stanzetta. “Sono soltanto pochi metri quadri – scrive – ma a un piccolo punto sidis al terzo piano di un condominio privato ancora nessuno aveva pensato. Spero che il sig. Noto gradisca l’impegno“.

E dal Giappone il nostro Gianni è pronto a scommettere sul suo giaccone preferito che in caso di boom, l’attenzione dei media asiatici si sposterà da Fukushima alla città dei tre colli.

Ma accanto a questa variante detta “collaborativa“, purrtroppo la sindrome del Boom ne presenta almeno altre due più problematiche.

Analizziamo innanzitutto quella “negativa”, dominata cioè dall’idea del rifiuto. I rifiuti (tecnicamente così vengono definiti) sono i giallorossi che delusi e angosciati non credono più a nulla. L’utente Pirata è probabilmente il caso più conosciuto di questa specie. Noi del GMF abbiamo voluto toccare con mano la situazione (non l’utente pirata, si badi bene) per fornirvi una rappresentazione della patologia quanto più possibile aderente alla realtà. Eccovi la trascrizione della conversazione telefonica intercorsa tra uno dei nostri redattori ed il povero utente.

Redattore: Pirà dicono che sia fatta.

Pirata: Non è fatto niente.

Redattore: Vabbè, almeno qualcosa si muove.

Pirata: Non si motica nenta.

Redattore: Mah… e a casa tutto bene?

Pirata: Non c’è nessuna casa.

Redattore: Mamma mia…si sapìa ‘on ti chiamava

Pirata: Non mi hai chiamato.

Una condizione terribile, a tratti invalidante. 

La terza e ultima variante della sindrome del Boom è quella “Vavica”. Chi ne è affetto si abbandona ad una fiducia illimitata, disegnando scenari mille volte più rosei di quelli ipotizzati dal più ingenuo degli ottimisti (emilio, per esempio). Secondo alcuni è “quasi fatta”? L’affetto da sindrome vavica vi dirà che la nuova squadra si sta già allenando agli ordini di un mister che ha appena terminato il suo rapporto con una squadra di serie A (“ca vozza iddhu, sinnò mò u cacciavanu…“). E se gli risponderete che venite proprio da un “Ceravolo” sbarrato e silenzioso, lui controbatterà tranquillo, dopo un gesto d’intesa e con un tono di voce leggermente più basso: “Ca Mauro cci chiediu u fhavora a Galliani si i guagliuni si potìanu allenara a Milanello nel frattempo cchi formalizzano l’offerta alu Tribunala”. E perchè il “fhavoreMassimo non l’ha chiesto alla sua Juve? “… vabbò, apparta ca iddhu è in boni rapporti ccu tuttti…i menzi cchi firmaru ccu nui finu a mò erano do’ Milan, dunque…

Questa la casistica completa, almeno fino a quando la letteratura medica non ci proporrà nuovi spunti.

Ebbene, andiamo al sodo di questo GMF, come sfuggire alla terribile sindrome?

La soluzione più ovvia è anche purtroppo la meno praticabile: lavorare. Pensateci bene, per la prima volta potreste finire in tempo il lavoro che il vostro capo vi ha commissionato. Sì, è vero, è quasi più piacevole avere uno scambio di battute sulla storia politica del XX secolo con il liberale irony84… ma con un po’ d’impegno e costanza potreste terminare il vostro lavoro addirittura a boom già avvenuto, senza neppure aver sfiorato il pericolo di contrarre la sindrome.

Oppure potreste fare sport, allontanandovi dal PC. Se vivete a Catanzaro, evitate però con cura il Parco delle biotraversità (grazie al genio catanzarese inventore del neologismo, ndr) notoriamente frequentato da chi di Boom se ne intende. Scegliete un posto poco frequentato, abbandonato, difficilmente raggiungibile. Ecco, un po’ di jogging sull’Isola pedonale, per esempio. Lì dove le vetrine dei commercianti lasciano intendere che il tempo si sia fermato ad almeno tre decadi fa. Il Catanzaro è ancora una nobile squadra, la Regina del sud, a quelle latitudini.

Come sempre cari lettori, anche in tempi di cambiamenti epocali, il passato è l’unico porto sicuro, per noi giallorossi.

Fabrizio Scarfone

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