Resilienza

La tempesta perfetta

Il derby, lo slancio del popolo giallorosso, la storia che scorre davanti ai nostri occhi. Abbiamo poche idee, ma buone

derby catanzaro cosenza

Una giornata da ricordare. Non potrebbe essere altrimenti. Il risultato del derby , il pubblico, la società, la squadra, l’informazione, i social, Puntonet e Andrea Aceto.

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Evocando il titolo di un intenso film che, contrariamente ad un epilogo amaro, racconta la voglia di osare e di riuscirci. Racconta la voglia di stupire, di spingersi oltre i normali canoni per scrivere l’ennesima pagina di sport.

Osare, verbo consono alle Aquile, quasi un disegno predestinato il nostro, dove solo con slanci poderosi riusciamo a mostrare il alto migliore.

È stato un rincorrere di sensazioni, emozioni vere culminate con una scenografia coreografica degna di altre categorie e con un atteggiamento in campo quasi perfetto.

Il bagaglio storico del Catanzaro ha permesso di mostrare cartoline magnifiche, magistralmente ricomposte su stoffa e proposte con entusiasmo e precisione quasi maniacale dai ragazzi della Ovest.

Questa la cornice, perché di contenuti e risvolti ci potrei stare giorni a parlare, fogli a scrivere. Spero così di sintetizzare l’animo comune che ha pervaso un po’ tutti. Lo faccio sperando di non cadere nella retorica.

Il salto in avanti della società, ospitando e facendo incontrare delle scolaresche delle due città, ha una valenza in chiave futura non quantificabile. Pone le basi per avvicinare i ragazzi allo sport più bello incatenandone i valori di appartenenza e di identità.

Vivere in prima persona certi eventi, sentire delle emozioni magari sconosciute, riporta alla propria terra e radica dei valori fondamentali. Ai ragazzi di Cosenza vorrei dire loro che persino la sconfitta darà la possibilità di rifarsi e di metabolizzare ancor di più quel legame con la propria squadra cittadina, linfa vitale per il prosieguo di una passione che non dovrà mai mancare, per non assistere inermi a spettacoli propinati da tv e tanto altro.

Ai pari età di Catanzaro, la gioia, lo scatto dal seggiolino, sono cose che rimangono scolpite, un seme da coltivare.

La partecipazione collettiva è stata coinvolgente, con un crescendo di aspettative e tensioni che solo i derby sanno dare. Derubricare la partita ad una normale competizione, farebbe torto all’immenso lavoro coreografico, alla persistente caccia al biglietto, all’innegabile voglia di primeggiare come sempre in Calabria.

Il derby, questo derby, ci rappacifica con un calcio che ultimamente mostra la parte peggiore di sé, esaltando le mediocrità, svilendo le passioni, reprimendo la parte più viva di questo mondo.

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E dunque non poteva arrivare nel momento migliore, anche se la vittoria, stavolta, mi fa scrivere questo. Si ristabilisce un clichè che durava da troppi anni per non essere infranto prima o poi.

Ci sta, come ci stanno benissimo  gli sfottò, le goliardiche sortite dei tifosi che annichiliscono episodi marginali ed isolati nonostante si tenti di stigmatizzare il tutto con l’unico episodio sopra le righe.

È stata davvero una tempesta di emozioni, resa perfetta da Andrea Aceto. Mi permetto di nominarlo, perché se avessimo voluto incastrare quel fatidico momento, credo che non lo avremmo mai ottenuto.

 

Ed invece viene consegnato alla storia dei derby con una semplicità disarmante. Come il suo animo, il perfetto carpe diem applicato allo sport.

Nutro, come tutti, una profonda simpatia nei suoi confronti, anche perché il suo modo composto, il suo sconforto, rappresentano l’altra faccia di tutta questa storia.

Una storia che parla di esaltazione e di amarezza, di vittorie e di sconfitte. Sensazioni che passeranno nel tempo grazie al racconto di chi le ha vissute. L’elogio alla partecipazione, nonostante i risultati.

Perché quello che rimane è la miriade di emozioni provate come fosse un mare in tempesta.

Domenica è stata perfetta.

Giuseppe Bitonti

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