Intervistiamo

L’avvento delle seconde squadre

Scritto da Davide Greco

Le seconde squadre dei maggiori club italiani giocheranno nella terza serie a partire dalla prossima stagione. In questo pezzo analizzeremo le esperienze europee e cercheremo di capire se la soluzione scelta sia la migliore possibile al netto delle forti resistenze e dei legittimi dubbi sugli sviluppi a medio-lungo termine

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Con il comunicato emanato dalla Figc si è dato ufficialmente il via a quella che a tutti gli effetti sarà una rivoluzione epocale per il calcio italiano. Dalla prossima stagione, infatti, le società di Serie A potranno schierare le squadre B nei campionati di Serie C. 

Un provvedimento che avrà come obiettivo quello di valorizzare i giovani, possibilmente italiani, dal momento che il campionato di terza serie è ritenuto molto più formativo rispetto a quello Primavera.

In questo pezzo analizzeremo in dettaglio il regolamento delle seconde squadre e cercheremo di fornire una visione ragionata che prenda spunto anche dalle esperienze dei campionati esteri che sperimentano da molti anni questa soluzione. 

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Quante seconde squadre giocheranno in C nel 2018/2019?

L’ipotesi delle seconde squadre si realizzerà solo nel caso in cui si renda necessario procedere ad eventuali ripescaggi per la mancata iscrizione di alcune società, circostanza molto probabile viste le difficoltà economiche di molti club. Qualora si debba procedere ad un ripescaggio, si terrà in considerazione il seguente criterio:

  • Squadra B di un club di Serie A
  • Squadra retrocessa dalla Serie C
  • Squadra che ha vinto i play-off in Serie D

Per essere ancora più chiari, nel caso in cui si rendessero necessari tre ripescaggi, verrebbero ammesse nell’ordine: una squadra B, una retrocessa dalla C e una proveniente dalla Serie D. E così via con lo stesso sistema se il numero di ripescaggi fosse maggiore.

Se da un lato si garantirà la regolare composizione dei campionati, dall’altro saranno penalizzati proprio i club di Serie C e Serie D.  Ad esempio, Chi vincerà il play-off di Serie D potrebbe vedersi sbarrata la porta del professionismo dalla Juventus B.

Nel frattempo molti club di Serie A hanno già manifestato l’intenzione di aderire al progetto delle seconde squadre, anche se non è ancora noto con quali criteri verranno inseriti nella graduatoria che darà diritto ai ripescaggi.

 

Le seconde squadre potranno essere promosse o retrocedere?

La risposta è sì. Potranno approdare in Serie B, a patto che non sia presente anche il club di appartenenza. Di fatto, il requisito essenziale è che la squadra A e la squadra B non militino nello stesso campionato. Prevista anche la retrocessione in Serie D che comporterebbe un “anno sabbatico”.

Di seguito un estratto del regolamento che chiarisce nel dettaglio questo aspetto: “La seconda squadra potrà al termine del campionato Serie C essere promossa al campionato di Serie B, ma non potrà mai partecipare al medesimo campionato della prima squadra, né ad un campionato superiore. Qualora al termine del campionato di competenza, si verifichi un’ipotesi di compresenza della prima e della seconda squadra nella medesima categoria, la seconda squadra dovrà partecipare al campionato professionistico della categoria inferiore. In caso di retrocessione della seconda squadra al campionato di serie D, la società di riferimento non potrà iscriversi al campionato dilettantistico e potrà accedere con la seconda squadra al campionato di serie C successivo, una volta che siano state soddisfatte le richieste delle nuove seconde squadre“.

 

Quali giocatori potranno schierare?

Ci sarà l’obbligo di inserire a referto 23 giocatori, di cui almeno 19 nati dopo il 1° gennaio 1996. Inoltre, almeno 16 di questi dovranno essere stati tesserati per almeno 7 stagioni in club affiliati alla Figc, fattore che, in teoria, dovrebbe tutelare gli italiani.

Potrà avvenire un interscambio di giocatori tra Squadra A e Squadra B, con un limite: se un calciatore disputerà più di 5 presenze nel campionato cui partecipa la prima squadra, allora non potrà essere “prestato”.

 

Le difficoltà italiane e qualche dubbio sul futuro

Che il calcio italiano avesse bisogno di un cambiamento strutturale e che lo stesso dovesse passare dalla valorizzazione dei giovani, è apparso evidente in tutta la sua problematicità all’indomani dell’eliminazione dai Mondiali ad opera della Svezia. 

Il sistema attuale di valorizzazione dei giovani prevede che questi vengano dati in prestito nella seconda e terza serie, ma qualcosa negli anni non ha funzionato. I grandi club hanno perso il famoso contatto diretto con i propri talenti, che a volte finiscono in squadre economicamente disastrate, altre volte in squadre che si limitano a uno sterile minutaggio. Insomma, i giovani non trovano spazio e se lo trovano non vengono valorizzati come vorrebbero le società di appartenenza. 

Tuttavia, nell’affrontare il tema delle squadre B esistono una serie di problematiche non facili da risolvere. Equilibri, consuetudini e paure più o meno legittime davanti ad un cambiamento così radicale.

Innanzitutto il timore dei piccoli club di veder restringere la possibilità di ambire alle categorie superiori. Oggi esiste un numero finito di squadre e si conoscono gli equilibri delle forze in campo. Se domani questo numero di club aumentasse considerevolmente è chiaro che ne soffrirebbero soprattutto i piccoli club. Insomma, per far giocare le seconde squadre dei grandi club, si rischia di tagliare una buona fetta di Italia dal calcio professionistico.

Esiste anche un problema di disparità economica, che non è equamente sostenibile visti gli incassi della massima serie e la conseguente agiatezza che avrebbero le squadre B. In Serie C, a fronte di un volume d’affari intorno ai 5 milioni di euro, il disavanzo medio è pari a circa 1,5 milioni annui (noccioline per i grandi club).

Certo poi ci si lamenta che ogni anno con le penalizzazioni si falsano i campionati, ci si lamenta del fatto che sono i tribunali e non il campo a formare i gironi. Ma se il problema della terza serie è principalmente quello economico, forse bisognerebbe concentrarsi in questa direzione prima di buttar nella mischia un numero indefinito di seconde squadre. Del resto, non sfugge il particolare che la partecipazione delle Squadre B ai campionati di terza serie, sia vincolata al versamento di un contribuito straordinario di 1,2 milioni di euro in favore della Lega Italiana Calcio Professionistico, che verrà richiesto per ogni anno di iscrizione.

Inoltre c’è da considerare il problema dei possibili sviluppi di questa politica dei giovani. Si parla tanto del problema di svecchiare il calcio italiano, della continua difficoltà dei giovani talenti di emergere, però non si tiene conto del fatto che questa politica (in Italia come in Europa) blinderebbe l’attuale sistema di forze impedendo di fatto ai club minori di competere con quelli maggiori.

Il perché è presto detto: le squadre B dei grandi club, che già dispongono dei migliori talenti, inizierebbero a catalizzare tutti gli altri giovani emergenti e conseguentemente i piccoli club, presto o tardi, sarebbero costretti a privarsi delle giovani leve.

Andrà in scena una vera e propria de-patrimonializzazione. Insomma lo scenario a medio-lungo termine vedrà i giovani migliori aggregarsi con le squadre B dei grandi club e i club minori a lottare per un posto al sole che forse non vedranno mai.

Si renderanno più forti le società già forti e si renderanno più deboli le società che già faticano a emergere dalla terza serie.

Sotto il profilo della valorizzazione dei giovani, vero fulcro della riforma, esistono però dei vantaggi, almeno in linea teorica. Le possibilità di promozione e retrocessione applicate anche alla seconde squadre, determineranno la necessità di adeguarsi ad un livello tale che porti la Juve B, ad esempio, ad attrezzarsi per mantenere la categoria. Questo discorso di “attrezzarsi” lascerà campo libero alle regole che abbiamo già viste applicate in Europa: un certo numero di fuori-quota, una liberalizzazione del mercato e qualche altro paletto, che consentirà a una rosa di giovani di poter resistere all’urto della terza serie.

In Spagna capita di assistere a partite del Barca B con 40mila spettatori. In Italia facciamo fatica a credere che le seconde squadre di Juventus, Napoli e Roma possano portare allo stadio un cosi elevato numero di tifosi. Di fatto, dunque, si potrebbe assistere a partite di terza serie in stadi enormi, ma vuoti. Si è parlato di un certo fascino nell’affrontare le squadre B dei grandi club, ma onestamente sembra quasi si parli di un contentino per tutti quei club minori che non arriveranno mai nelle serie maggiori.

In Europa l’esperimento delle seconde squadre è già in corso da decenni con alterni risultati. Il problema principale è quello di svezzare i giovani catapultandoli nel calcio che conta. Dunque, mettendoli alla prova in un campionato vero dove incontrano tutte le difficoltà che non hanno nel campionato primavera. È abbastanza logico: se affronti avversari di pari livello puoi anche sembrare bravino, poi però finisci in prima squadra e ti accorgi di essere del tutto inadeguato al calcio che conta. Cosi la soluzione di far giocare i giovani in terza serie appare quella più idonea per dare nuova linfa vitale al calcio nostrano.

Al netto dei dubbi e delle incongruenze di un sistema che avrà bisogno di rodaggio, si tratta di un’opportunità da vivere come stimolo per alzare l’asticella della qualità nell’allestimento delle rose anche attraverso un attento lavoro di scouting.

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I modelli europei

In Spagna il sistema delle seconde squadre prevede ampia libertà di mercato e nessun limite d’età. Le seconde squadre non possono disputare il torneo in cui milita la prima squadra, ma come le altre contendenti sono soggette alla promozione o retrocessione nelle serie inferiori. Il modello spagnolo è fra quelli che ha destato più interesse per via del fatto che in passato il Real Madrid Castilla (la seconda squadra appunto) nel 1980 è arrivata in finale di Copa del Rey e nell’anno successivo si è resa protagonista nell’allora Coppa delle Coppe. La competitività del modello spagnolo fa si che per le seconde squadre sia davvero difficile affrontare la competizione in cui si trovano, tant’è che sono poche le società che possono vantare un club in seconda serie.

In Inghilterra nel 1999 è stata creata la FA Premier Reserve League, riservata ai club della massima serie, ma l’esperimento non ha funzionato tant’è che nel 2012 è stata istituita la Professional Development League suddivisa in due divisioni per gli Under 21 e in tre divisioni per gli Under 18. Nella composizione delle squadre inglesi sono previsti tre fuori quota più il portiere. Guardiola ha fortemente criticato questo modello. Infatti, alla domanda se ci fosse la possibilità di vedere qualche giovane aggregarsi in prima squadra ha risposto laconicamente che “il torneo in cui giocano (i giovani, ndr) non serve a niente perché non è competitivo, mentre in Spagna ad esempio le seconde squadre giocano a volte davanti a 40mila persone e affrontano squadre con gente di 28, 30 anni, calciatori veri”.

In Germania, invece, è prevista da tempo la possibilità che le squadre B giochino nelle serie minori con promozioni e retrocessioni, ma con il limite di non poter accedere alla seconda serie e di non poter partecipare alla Coppa per evitare (cosa già accaduta) che la squadra A incontrasse la squadra B. In Germania non esistono limiti di età nella composizione delle seconde squadre, insomma si punta a rendere più stimolante i campionati minori senza però rinunciare alla crescita dei giovanissimi che restano di gran lunga in buon numero.

In Portogallo il modello è simile a quello spagnolo, ma con la limitazione di avere 10 calciatori Under 21 di proprietà del club. Anche in questo caso vale la regola che le squadre B non possono disputare il torneo in cui milita la squadra A e non possono nemmeno partecipare alla Coppa interna.

La Francia non sembra curarsi troppo dei propri talenti visto il regolamento che prevede il limite della quarta serie per le società che hanno un centro di formazione e quello della quinta serie per tutte le altre. La ratio del modello francese è di sdoganare i giovani facilitando il loro ingresso nel professionismo attraverso il sistema già esistente, senza agevolare le seconde squadre. Scelta non distante da quella della Norvegia che non consente alle squadre B di andare oltre terza serie. Invece l’Olanda consente l’accesso alla seconda serie prevedendo una serie di limiti come quella degli Under 23 e di tre fuori quota più il portiere.

 

Francesco Panza e Davide Greco

A proposito dell’autore

Davide Greco

20 Commenti

  • Se già con il discorso play-off è difficile salire in B……ora diventa impossibile ,il discorso giovani è una copertura per prendere soldini<br />
    Dalla squadre di Serie A ……se vogliamo far emergere i nostri giovani iniziamo per qualche anno con una legge seria a limitare gli stranieri in Italia, esempio (blocco degli stranieri)come negli anni settanta e ottanta.Questo "strano" miscuglio non mi piace affatto……..la solita guerra tra il ricco e il povero dove il ricco la farà da padrone, questa è la solfa.<br />

  • Bastava ridurre la C a due gironi mescolando nord e sud …<br />
    Le squadre B saranno imbottite di stranieri che non avranno spazio in prima squadra così facendo x loro sarebbe una vetrina importante x avere squadra l anno successivo e portare soldi nelle casse delle società. ..ha ragione Calafricano. ..è ancora una cazzata guardare gli altri paesi perché da loro funziona tutto meglio in Inghilterra gli spettatori che facciamo noi in lega pro li fanno in prima categoria ..<br />
    È questione di mentalità e noi siamo ormai il peggior campionato ..Inghilterra Germania Spagna Francia ..forse anche la svizzera viaggia meglio di no …Non ho nulla in contrario ma sarà un fallimento. ..Io sinceramente giocare con il Napoli 2 … o il Crotone 2 mi fa girare i coglioni preferisco andare a Leonzio Canicattì etc etc …

  • Poi queste squadre B avranno a disposizione milioni di euro e le altre senza soldi, senza sponsor, senza poter vendere i propri giovani

  • datuttomercatoweb…..Ha un contratto in scadenza al 30 giugno del 2019, ciononostante il suo futuro potrebbe esser lontano dalla Puglia. Parliamo del difensore centrale della Virtus Francavilla, Giuseppe Prestia (in foto). Le buone prestazioni stagionali del classe ’93, secondo quanto raccolto da TuttoC.com, non sarebbero passate inosservate. Il Catania, infatti, avrebbe annotato il suo nome sul proprio taccuino in vista della prossima stagione…..questo giocatore, come tanti altri…. lasciato andar via con tanta leggerezza….

  • SPERO VIVAMENTE CHE IL CATANZARO NON DIVENTI MAI UNA SQUADRA B SAREBBE UN AFFRONTO ALLA NOSTRA GLORIOSA STORIA.CHI HA INVENTATO QUESTA STRONZATA ( COSTACURTA ) DEVE FARE SOLO U8NA COSA :ANDARE A FARE IN CULO !!!!!!!

  • Storico…non credo funzioni così, non è che il Catanzaro come la Juve stabia, Catania o tutte le altre della serie C, diverrebero (squadre B) dei club della serie A. Leggi bene il regolamento…

  • Potrebbe essere il catanzarese Enrico Guarna il possibile sostituto di Emanuele Nordi. L’estremo difensore originario di Comacchio, legato ancora al club giallorosso da un altro anno di contratto, potrebbe andar via. Nordi potrebbe optare per una rescissione consensuale a causa di alcune divergenze sul possibile rinnovo contrattuale. Il posto lasciato libero da Nordi potrebbe essere occupato proprio dall’attuale portiere del Foggia. Guarna pur essendo nato a Catanzaro l’11 agosto del 1985 non ha mai giocato con la compagine giallorossa. Ovvio che sul taccuino di Pasquale Logiudice oltre a Guarna ci sono altri nominativi ma, per il momento, l’estremo difensore del Foggia sembra essere in pole."" SPERO CHE QUESTO NON ACCADA…A FOGGIA LO VOGLIONO LINCIARE PER LE CONTINUE PAPERE CHE HA COMMESSO…PER CARITA’ DI DIO""…!!!

  • Noi possiamo dire la nostra ma come sempre contiamo sempre meno se i presidenti percepiscono che possano trarre benefici ci tocca vedere un campionato macedonia ..devono essere loro a intervenire ma ne dubito. ..forse oltre al derby con il Cs un altra gioia quest anno ci sarà …la retrocessione del Crotone

  • chi ha memoria ricorda che un anno il presidente della Lazio aveva una quarantina di giocatori, tra giovani e titolari rilevo’ la salernitana, nella quale giocava in c2 anche pasquale foggia all epoca discreto giocatore di A. la salernitana vinse il campionato .nel corso de gli anni ci furono sempre scambi di giocatori tra salernitana e Lazio. quindi lotito fu un pioniere delle squadre B e tante paure secondo me non ci sono.certo il fascino del calcio si può perdere,Costacurta può’ non pensarla cosi’,ma penso che uno come mandragora cresca meglio a cutronii che non nella juve B,perche a cutroni si lotta, c e’ un certo clima , difficolta’ varie e ..speriamo BBene

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