Resilienza

Ma che sarà

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Scritto da Redazione
Cento chilometri di curve tortuose e il pensiero che un’aquila reale possa tornare a guardare tutti dall’alto. Magari iniziando da domani
 

Lo ammetto. Il titolo è evocativo di una celebre canzone. Ma non poteva che essere questo lo slogan che più si addice ai protagonisti di questo articolo.

Due figure a capo di qualcosa che per noi è identità. Se facciamo uno sforzo di immaginazione, visti i continui proclami caduti nel vuoto, i due protagonisti sembrano essere gli esecutori della famosa autostrada che attraversa la Calabria.

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I due, vanno ripetendo come un mantra di progetti e di cantieri puntualmente inconsistenti. E sempre con quella immaginazione, sembrano viaggiare su quel tratto che non vedrà mai la fine di questi lavori. Uno nella corsia opposta all’altro.

Se da un verso abbiamo un vero maestro di cantiere, dall’altro, uno che apre e chiude continuamente strade ad una sola corsia, costringendo i malcapitati a gincane per poter andare avanti. Eppure il percorso in  condizioni precarie non conosce ostacoli dal loro punto di vista.

In direzione nord qualche toppa qua e la, qualche taglio di nastro per mostrare il nulla e una pacca sulle spalle per augurare il buon viaggio. “Tutthapposto“.  

Di contro, verso sud, costruzioni incomplete, squadre di operai che vanno e vengono, uomini chiave, finti come automi a bordo strada tipo manichino che sventola pericolo imminente e strutture portanti fatte giusto il tempo che durino un anno, che dico, tre mesi.

E noi? Noi sembriamo sempre più disorientati. Molti hanno deciso di non intraprendere il tragitto, stanno a casa, tutto sommato è meno faticoso, altri si avventurano con la speranza che la strada fin qui percorsa sia stata la più difficile. Qualcuno si perde d’animo e si ferma aspettando capiti qualcosa di nuovo.

Intanto il tempo passa. I buoni propositi diventano favole a cui credere, e la carovana di tifosi si organizza per raggiungere la città vicina. I segnali che qualcosa sia cambiato ci sono, perché fino ad un mese fa, sembravamo i protagonisti di quella favola, armati di carrozza trainata da undici topini che al triplice fischio si faceva davvero mezzanotte.

E il principe non era poi cosi tanto bello a vedersi pronto a metterci la scarpina su per…insomma ci siamo capiti. Ciò che conta, nonostante i personaggi di questa storia, è che ci incammineremo ancora, attraversando strade tortuose, cantieri in essere, divieti e  limiti.

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Poi c’è anche  un autogrill, un’area di sosta, un luogo per tirare il fiato. Tra una pausa caffè, una striscia di focaccia e pallone, un ritrovo per sentirsi tra noi e ritrovare lo slancio per ripartire, sempre.

È così che immagino Puntonet. Come quelle grandi aree di ristoro, con un ponte che unisce le due direzioni, con l’ entusiasmo di quelle scolaresche che guardano con curiosità il continuo scorrere di auto che non hanno una partenza né una fine. Vanno e vengono.

Il mio personale augurio di un fine anno, difficile, e classicamente da dimenticare, perché quello nuovo sarà comunque diverso. Ma l’augurio va anche ai due protagonisti, di fare qualcosa di buono da queste parti, altrimenti la speranza è che il primo svincolo  sia la direzione più giusta da prendere.

Buone feste anche a voi, anche se sono certo che nessuno ve lo abbia detto. Catanzaro è il capoluogo della Calabria e Babbo Natale non esiste.

Ma alla fine di tutte queste storie, il vero augurio è che si ritrovi nei bilanci di fine anno e nei propositi del nuovo, la volontà di fare bene affinché ci sia sempre un’aquila reale che continui a guardarci dall’alto, da una sponda all’altra di due mari, sorvolando Aspromonte, Sila, fin sul Pollino. Magari iniziando da domani.

Giuseppe Bitonti

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