Resilienza

Massimo ci ha salvato

Oggi, come tutti gli anni, è la giornata di Capraro. Ma non può bastare il ricordo di chi ha dato tanto per il Catanzaro, serve il suo esempio
 

Oggi è un giorno speciale. Quello in cui la Ovest si tinge di giallorosso e urla più forte il nome di un suo figlio, volato via come il vento che sferza i gradoni di quel tempio laico che è il Ceravolo. Nel mare di inutili parole che animano le discussioni intorno al Catanzaro, abbiamo scelto questa rubrica, Resilienza, per ricordare a modo nostro Massimo Capraro. Un esempio di quanto, alla fine, il Catanzaro coincida con la vita stessa di ognuno di noi. 

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Paolo Sorrentino è ormai un affermato regista. Se tutto ciò è stato possibile, come va dicendo ovunque, è per merito di Maradona e del suo Napoli.

Il racconto di un ragazzo e della sua prima trasferta a cui non volle mancare. I genitori vedevano male quella sua prima esperienza lontano da casa. Meglio una gita in campagna tra gli affetti. Purtroppo una stufa difettosa quel giorno se li portò via mentre lui festeggiava la prima volta con la squadra del cuore.

Un racconto per aprire una metafora. Massimo, per i giallorossi, è un nome quasi profetico. In campo e sugli spalti. Due figure, un nome che li accomuna, un amore dedicato alle Aquile. Entrambi portatori sani di un modo di intendere la tifoseria e il calcio che non si dovrebbe mai dimenticare.

Massimo era alto, con un sorriso che catturava. Colto, idealista e soprattutto carismatico. Tutto il contrario da luogo comune del prototipo di un ultrà: faccia cattiva e convinzioni schematiche. In un luogo in cui le divergenze assumevano toni esasperati aveva dalla sua la forza, la capacità di relazione con le diverse opinioni. Impossibile non ascoltarlo.L’altro Massimo, sul prato verde, era minuto, poco propenso al sorriso, magari un po’ taciturno. Parlava e gioiva con bordate micidiali che un piedino da ballerina esplodeva magicamente. Un danzatore con il porto d’armi, insomma.

Massimo, sciarpa al collo, credeva fortemente all’idea che un gruppo assumesse più valore se trasformato in comunità. Mai rissoso, aveva nelle sue convinzioni il potere più grande, nella devozione al Catanzaro l’arma più forte.

Catalizzava così idee e pensieri che sfociavano sempre nel sostegno alle Aquile. Erano tempi molto più complessi di oggi, sebbene si fosse più liberi di esprimere il valore di un’intera tifoseria. Ma lui ha incarnato alla perfezione quello spirito e lo ha dedicato tutto al Catanzaro, finché gli è stato concesso dalla vita.

L’altro Massimo, quello con la maglia giallorossa, aveva una dote innata per le cose difficili, quelle per i fuoriclasse, quelle impossibili per tanti calciatori. Ha incarnato totalmente lo spirito di una terra piena di problemi che ha sempre voglia di risollevarsi ma trova sul suo cammino atavici ostacoli.

Ciò che lo lega alla nostra storia è proprio questo. Per ciò che sapeva fare, meritava palcoscenici nazionali e anche più. Ma quelle magie gli riuscivano solo qui, sui tre colli. Il pensiero che fosse un mito tutto nostro ha creato quella simbiosi fino alla fine della sua carriera. E ancora oggi. Per sempre.

Le risposte a tante domande sarebbero tutte qui, condensate nel fatto che ci si è voluti bene reciprocamente. Catanzaro, per sua stessa dimensione, non poteva avere altro epilogo. Quello che ci portiamo dietro è la storia diversa da tante piccole realtà: più che meteore sono stelle che luccicano nell’universo calcistico. Quello che abbiamo vissuto è stato scritto in tutte le salse.

La Catanzaro di Massimo e il Catanzaro di Massimo hanno intrecciato destini identici, che hanno portato alla ribalta un senso di appartenenza calcistica e una riscossa sociale. Ma per questa stessa motivazione hanno finito col prendere la stessa via di declino.

Ed è in questi momenti, quando ti assale quell’inevitabile consapevolezza che difficilmente si potranno ricalcare gli stessi palcoscenici, non bisogna disperdere quel bagaglio sportivo e umano che abbiamo vissuto.

Se per decenni abbiamo partecipato in massa nonostante un ruolo che ci ha visto ai margini, se non abbiamo mai smesso di sognare di riprendere il volo, se non abbiamo mai accettato che la mediocrità ci fosse appiccicata addosso come un marchio, lo dobbiamo sostanzialmente a chi ha lasciato qualcosa, piccola o grande che sia, per rinnovare sempre quei legami.

Massimo e Massimo hanno fatto il loro. Con una semplicità disarmante, sospinti da un affetto smisurato e un calore ricevuto.

Oggi vorrei esprimere il mio pensiero a tutti gli amici, ai compagni di avventura, a tutti voi che non conosco, pronti sempre a stringerci fianco a fianco. E anche a chi quella maglia la indossa, magari non sapendo quanta fatica e quanta gioia porta con sé.

Non deve servire il ricordo di chi ha dato tanto a questi colori: serve il loro esempio.

Solo cosi avremo conservato lo spirito che ci ha sempre contraddistinto. E un giorno, magari in un futuro migliore di questo, qualcuno potrà ancora dire “Massimo ci ha salvato“.

Giuseppe Bitonti

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11 Commenti

  • Bello il "discorso sui Massimi sistemi" ma attenzione a non trasformarci in una fabbrica di ricordi e basta altrimenti poi arriva qualcuno che non c’era e che che ci racconta di dieci minuti di serie A!

  • ciao pereira….veramente sarebbe molto di più di 10 min in serie A che pio nessuna squadra calabrese ha fatto quel che abbiamo fato noi e che ci ha tolto qualcuno….

  • 10 min di serie A….finale di coppia italia con la fiorentina rubata….semifinale con l’inter….45000 spettatori al cerAvaolo…anch’essa rubata che ancora sabatini per qUella scarpata chiede vendetta….a memoria…non MI RICORDO ALTRE CALABRESI CHE HANNO FATTO TANTO O CHE ABBIANO GIOCATO CON I COSMOS CON PELE’…..

  • Bellissimo articolo, descrivi benissimo le basi da cui ripartire, da cui prendere esempio, ma guai a vivere di ricordi, ormai anche la reggina è stata parecchio in serie A, il Crotone è in serie A e se riuscisse a rimanerci entrerebbe nella storia.

    • Vabbe’ aquiladelsud il Crotone si è in serie A ma domani questa favola potrebbe anche finire!!!!….tipo ad esempio potrebbe cadere l’aereo così magari in un solo colpo finisce tutto, mafia calcio cene e cenette con Abodi!!!!!!…sarebbe anche simpatica una cosa del genere dai!!!!…faremmo una Superga day!!!!…non so perché ma quando penso queste cose mi si bagna qualcosa!!!!….ahh….ahh!!!…

  • è storia vero…ma sono solo ricordi ….oggi la realtà è un’altra e bisogna adeguarsi a cercare di migliorare la situazione presente….incominciando da noi tifosi…

  • e come ben sai quando arrivavano tutti gli avversari tutte le squadre al ceravolo… in campo tremava il culo a tutte le squadre….ma purtroppo sono solo ricordi ormai…solo ricordi…

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