L'emigrante

Mille e una notte

Allo spirito di sacrificio chi non si abbandona a inutili piagnistei, ma reagisce in silenzio
“Uè ti, ho visto le foto del nubifragio… che disastro, c’eran di quelle robe che mi vien la pelle d’oca solo a pensarci.” (serio, affettuoso) “e la casa? allagata? beh, almeno adesso hai la scusa pronta quando vai in giro con i pantaloni corti.” (ride beffardo)
Il milanèsz è cosi: se gli piaci e il “se” è d’obbligo per chi non è lumbard da tre generazioni, sa darti molto. Sa essere un vero amico quando c’è da esserlo. Però, davanti allo scampato pericolo, a gulia ma ti sfutta non se la lascia sfuggire. Che poi a pensarci bene, siamo talmente abituati a sopportarne sempre una nuova che, quando passa, si finisce per riderci sopra.

Di tutt’altro tono è invece il discorso di chi fa la conta dei danni, di chi ha perso una persona cara. Fa male e stringe il cuore, ma c’è da dire che la città, nonostante le inmancabili polemiche per i ritardi e l’incuria, ha reagito bene. Le istituzioni sono state presenti, le forze dell’ordine si sono prodigate senza tregua. In quei due giorni chi ha potuto fare qualcosa non si è tirato indietro. Chi vi scrive, come tantissimi altri, si è trovato giocoforza a dover uscire di casa per non lasciare soli i propri familiari. Mogli, figli e amici in difficoltà. Ciascuno di noi ne ha avuto almeno uno. Auto permettendo, la sera del deragliamento, delle strade allagate, del fiume di acqua e fango che ha invaso l’intero territorio, ho scoperto con piacere che la città è viva e ha reagito come meglio ha potuto. Ciascuno dandosi da fare. Ecco il darsi da fare è quello che piace. Quello spirito di sacrificio di chi non si abbandona a inutili piagnistei, ma reagisce in silenzio. Un pò come il nostro Catanzaro, che le da un pò a tutti, con tutta la gargia di cui è capace, e quando le prende sa incassare bene.

Speriamo che le abbondanti pioggie facciano crescere due fili d’erba dietro le tribune… e chi hannu ‘e fara u picnic do lunedi? beh no, anche se potrebbe essere divertente creare una piccola oasi di verde per i tifosi che hanno il mal di trasferta. La domenica si mettono li, si portano la bandierina, si mangiano la frittatina, si sentono la radiolina, si controllano la schedina. Almeno hai creato un punto di aggregazione, sfrutti uno spazio inutilizzato… tu ha sempra st’idee garibaldine, ma non u sai ca ddra s’allena u Catanzaro? Certo che lo so, l’ho detto apposta, volevo vedere se lo sapevi anche tu. Che poi a guardarla bene, sembra che anche nel calcio ci si stia dando da fare. Sto calvario dell’idoneità delle strutture sembra che sia prossimo a finire. Non si contano più gli anni da quando si è sentito parlare di un serio mercato di riparazione e addirittura di giocatori che tornerebbero volentieri anzichè scappare via. I risultati ci sono, la squadra si può migliorare, come tutte le squadre di qualsiasi categoria, ma la cosa importante è che è una squadra vera. I tifosi crescono numericamente nonostante le restrizioni (che danno sicurezza al mondo del calcio facendo passar la voglia di andare in trasferta). La stampa è ritornata ad accorgersi del Catanzaro consegnandogli posizioni e spazi sempre più consoni al blasone oltre che ai meriti sportivi. Il Presidente è quello giusto e più lo si guarda più sembra un fantastico babà con la panna e la ciliegina sopra, che vorremmo tutti ben vedere qualche altra tifoseria con i bocconi amari che hanno ingoiato i tifosi giallorossi. E in tutto questo il problema sai qual è? si mi dici ca u problema è a papera ‘e Mengoni pigghiu e minda vaju. No caro, il problema è che abbiamo tutti molta fame. Fame di calcio, sete di gol, voglia di commentare, discutere, criticare, tifare ed esultare… ah fame in quel senso.

Davide Greco

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