Ottomilaottocentocinquantotto minuti

Settimana di passione per la tifoseria delle Aquile, lo stato d’animo del Tifoso “vissuto” dal nostro amico Nicola Fiorita, grande cuore giallorosso

Un messaggio che qualche giorno fa circolava sul
forum iniziava più o meno così. “Avrei potuto essere juventino, o interista …”.
La cosa meravigliosa di essere appassionati di sport è proprio poter scegliere
per chi tifare, poter addirittura cambiare ogni volta e riposizionarsi con
assoluta facilità. Mi ricordo il tempo in cui ero bambino e tifavo per la
Panini Modena, pallavolo, per la Canottieri Napoli, pallanuoto, per la
Mobilgirgi Varese, basket, per la Sanson Rovigo, rugby. Seguivo le sorti di
queste squadre sui giornali sportivi o in televisione e vincevo moltissimo con
mia enorme soddisfazione. Avevo una squadra giusta per ogni sport.

Appunto, avevo.
E il bello di avere è che si può decidere di godere quello che si ha
quando si vuole, in questo caso quando si vince o quando non ci sono cose più
importanti da fare. Si prende, si consuma, ci si allontana, ci si avvicina, si
usa una squadra come qualunque altra merce. Si può essere juventino, interista,
o qualsiasi altra cosa senza che vi sia nulla di strano.

Ma c’è una cosa
più bella di poter decidere per chi tifare ed è non avere nessuna possibilità
di scelta. Come è accaduto a me e ad altre migliaia di persone che tifano per
il Catanzaro. Da sempre. Da prima dei loro ricordi. Noi non abbiamo una
squadra, perché non potevamo essere altro che quello che siamo, il Catanzaro è
parte integrante del nostro essere. Senza alcuna possibilità di scelta. Perché
il Catanzaro è una squadra di calcio ma è anche tradizione, speranza, comunità,
racconti, fedeltà, è un fattore di identità, di riscatto, di riconoscimento, è
qualcosa che sta al di là della gioia e del dolore, è un simbolo che sta
dentro, è parte di noi. E allora noi siamo diventati tifosi del Catanzaro senza
accorgercene, giorno dopo giorno, minuto dopo minuto, abbiamo assorbito una
passione che è diventata una componente essenziale della nostra vita e che ci
porteremo dentro per sempre, che vive indipendentemente dalla nostra volontà.
Noi non avremmo potuto essere juventini o interisti e per tutto il resto della
nostra vita non potremo essere niente altro che quello che siamo: il Catanzaro.

Chi ha una
squadra può smettere di averla, può cambiarla, può dimenticare, noi siamo la
dimostrazione che tutto questo non può accadere a chi tifa per il Catanzaro.
Noi, che dopo dodici lunghi anni di sconfitte e delusioni riempiamo gli stadi
della C2 e ci affanniamo per trovare un biglietto, noi che contiamo i minuti
che ci separano da quello che non riusciamo più nemmeno a dire. Mentre scrivo
al computer, ne mancano 8.895 all’entrata in campo delle squadre. Minuti che
passano lenti, che ci pesano dentro, che dovremo consumare al lavoro. 8894
minuti e poi saremo lì, al Ceravolo, senza altra possibilità di scelta.

Non è facile
spiegare agli altri che a volte alcune cose sono obbligate, che ieri pomeriggio
stare da solo davanti a un computer in attesa degli aggiornamenti di
goldakegiallorosso era di gran lunga preferibile ad una giornata al mare in
compagnia, o che qualsiasi cosa che possa accadere sul lavoro in questa
settimana sarà sempre meno importante di una telefonata che arriva da Catanzaro
e racconta dell’attesa, dell’atmosfera, della tensione.

8885 minuti: è
ora di andare in agenzia a prenotare il volo. Non è facile spiegare cosa
proverò domenica pomeriggio, appena metterò piede dentro lo stadio. Per fortuna
qui non è necessario cercare le parole, voi sapete già tutto. Perché voi, come
me, insieme a me, siete il Catanzaro. Perché voi, come me, sapete che ora
dobbiamo solo trattenere il respiro, trattenere e aspettare, in attesa di
quell’urlo che ci sta dentro da dodici anni.

Ora mancano 8858
minuti: è già quasi domenica.

Nicola Fiorita

Autore

Redazione

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