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Ora allena una squadra di ragazzini a Pontassieve (Firenze)
Roma, 7 nov. - "Chiedevo una cura ricostituente perche' avevo un calo fisico, e mi facevano iniezioni di Cortex: poi ho scoperto che questa era tra le sostanze dopanti. E oggi mi chiedo se ci sia una relazione tra quelle inziezioni e l'insufficienza renale che mi ha portato alla dialisi...". E' la drammatica testimonianza che questa mattina ha reso dai microfoni di "Radio anch'io" l'ex portiere Massimo Mattolini, negli anni '70 e '80 impegnato a difendere la porta di diverse squadre, tra cui Fiorentina, Napoli, Catanzaro in serie A, e Perugia, Foggia, Padova, Sambenedettese e Catania nella serie cadetta.
Prendendo spunti dai recenti casi di giocatori risultati positivi al nandrolone (l'ultimo in ordine di tempo riguarda Al Saadi Gheddafi, in forza al Perugia), la trasmissione condotta da Stefano Mensurati e' stata tutta dedicata al doping nel calcio e nel mondo dello sport in genere, e all'efficacia dei controlli disposti dal Coni e all'inchiesta giudiziaria condotta invece dal procuratore di Torino Raffaele Guariniello.
E proprio a Guariniello si e' riferito Mattolini nella sua testimonianza, dicendo di essersi rivolto a lui quando ha letto che stava conducendo un'inchiesta da cui era gia' emerso che tra le sostanze sospette c'era anche il Cortex.
Proprio quel medicinale che al portiere era stato somministrato a piu' riprese quando accusava cali di condizione. "Nel 1990 mi sono accorto di avere un'insufficienza renale, sono entrato in dialisi. Mi sono informato presso i medici dell'ospedale per capire se ci fosse un legame tra l'assunzione di Cortex e i problermi che accusavo ai reni, e mi e' stato risposto che dipendeva dalla durata del trattamento".
L'ex portiere (oggi in pensione dopo aver lavorato in banca a fine carriera calcistica) ha ricordato che l'assunzione avveniva di solito in primavera, "sono abbastanza alto e in quel periodo accusavo un calo fisico, e quindi chiedevo ai medici di darmi una cura ricostituente. Per 15 giorni mi facevano iniezioni di Cortex". Mattolini ha deciso allora di contattare il procuratore Guariniello, per essere ascoltato e riferire il suo caso. "All'epoca non si sapeva cosa prendessimo - ha aggiunto in trasmisione - anche perche' non si parlava di doping. Se qualcuno assumeva qualcosa, non penso che lo facesse di sua volonta'. Certo il Cortex veniva dato tranquillamente negli spogliatoi, nel corso della stagione, pero' ognuno lo faceva in un periodo differente. Era una pratica diffusa quando i giocatori avevano cali fisici. Erano iniezioni fatte tranquillamente negli spogliatoi". L'ex portiere ha riferito di non aver mai chiesto di essere sottoposto a trattamenti specifici, "dicevo solo che ero un po' stanco e ricevevo le iniezioni". Mattolini ha detto inoltre di non essere mai stato sottoposto a controlli antidoping, "anche perche' all'epoca la situazione era diversa", ed oggi auspica che l'inchiesta vada avanti fino in fondo, "ed ho avuto una buona impressione dal lavoro svolto dai collaboratori di Guariniello. Spero si faccia chiarezza".
L'ex calciatore, che mantiene inalterata la passione per il mondo del pallone, tanto da allenare una squadra di ragazzini a Pontassieve (Firenze), ha sostenuto che "il calcio di una volta era piu' sano, ora mi sembra un laboratorio". E ha chiuso la sua testimonianza lanciando un messaggio, rivolto in particolare ai piu' giovani: "Non assumete farmaci. Il caso di giocatori colpiti dal morbo di Gehrig (dal nome dell'atleta di football americano colpito negli anni '50 dalla SLA, la sclerosi laterale amiotrofica dei neuroni motori che danneggia progressivamente l'apparato muscolare, ndr) e' una vicenda che deve far riflettere tutti". (AGI)
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