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La forza delle scelte. Ovvero: pregi e difetti del turn over

L’editoriale di Francesco Ceniti

Drammi da ultima giornata dopo il pareggio con la Viterbese, ma per fortuna il campionato non è finito domenica scorsa. Certo, il mezzo passo falso casalingo non è andato giù a una buona parte della tifoseria giallorossa che non ha risparmiato critiche alla gestione tecnica. Gli appunti ci stanno tutti, mentre non condividiamo gli estremismi. Insomma, i meriti di questa squadra superano di gran lunga le pecche. In fin dei conti siamo in piena corsa per la promozione diretta in serie B, quando appena otto mesi fa eravamo relegati ancora in C2 dopo l’ennesima beffa a domicilio in una finale play off. Per questa ragione lo splendido girone d’andata compiuto dal Catanzaro merita un po’ più di rispetto. Contestazioni isteriche non portano nessun costrutto e sono degne del classico tifoso della vittoria: pronto a osannare i propri beniamini quando le cose vanno sempre bene, ma altrettanto rapido nel criticare tutto e tutti alla prima difficoltà (e a disertare lo stadio).
Detto questo passiamo ad analizzare, con calma, vizi e virtù di Corona e compagni senza dimenticarci del condottiero Braglia. Intanto un’osservazione: in questa stagione i giallorossi hanno occupato tutti i gradini del podio, tranne quello più alto. Il primo posto è stato diviso tra Crotone, Viterbese e Acireale con il Catanzaro a fare da pendolo (vetta toccata in due circostanze virtuali: per un giorno, approfittando del posticipo della Viterbese che poi battendo il Sora ha ristabilito le distanze di tre punti, e per 30 minuti, domenica scorsa prima che il pari del laziali ci facesse precipitare in quarta posizione). Di per sé non è un dramma perché quello che conta è il distacco dalla vetta. Due punti sono un gap minimo anche se le squadre che stanno davanti a noi sono aumentate. In ogni caso rassegniamoci: i sorpassi saranno una costante di questo campionato fino all’ultima giornata. Per questo è inutile demoralizzarci adesso come sarà sbagliato esaltarci tra un mese se dovessimo issarci al primo posto.
Archiviata la premessa, passiamo in rassegna i possibili punti deboli dell’ultimo Catanzaro. In primis è passato l’effetto sorpresa. Oramai i giallorossi sono considerati, a ragione, come una delle squadre più forti del campionato. Questo vuol dire avere meno spazi a disposizione quando si gioca in casa e avversari stimolati a cercare una grande impresa. Ma soprattutto i tecnici avversari sanno molto bene come giochiamo e per Corona trovare la via della rete diventa sempre più difficile. Non è un caso se dopo le prime giornate la squadra ha faticato quasi sempre per vincere al Ceravolo (dove è tra l’altro sospinta da un pubblico incredibile), mentre in trasferta non si è più centrato un successo (in un campionato molto generoso con le squadre ospiti).
Perché? Secondo noi in quanto Braglia ha (e dal suo punto di vista giustamente) scelto la linea della continuità, dando fiducia praticamente sempre all’undici che lui ritiene più adatto al modulo impostato fin dal ritiro. Nel prosieguo del torneo, però, potrebbe non bastare per centrare l’obiettivo. Magari ci sbagliamo noi, ma la sensazione è che occorrano degli aggiustamenti in corso d’opera. Ci spieghiamo: fino a maggio serviranno almeno tre acuti fuori casa. Questo vuol dire rischiare molto di più di quanto si è fatto sinora (magari perdendo pure una gara). Sinceramente il tridente abituale del Catanzaro (Toledo-Corona-Ferrigno) poco si adatta a questa esigenza. Soprattutto nella figura dei due esterni: Ferrigno è un gran lottatore, garantisce equilibrio tattico, ma non è mai stato un realizzatore. Toledo può essere devastante se parte da molto lontano, mentre perde verve se costretto ad agire in poco spazio. Forse è il caso di dare spazio ai nuovi arrivati o quanto meno di alternarli con i titolari attuali. Morello è capace di saltare l’uomo con facilità soprattutto negli ultimi 20 metri. Luiso è un’attaccante di razza. Magari non sarà al meglio della condizione fisica, ma la sua presenza dovrebbe garantire più libertà di movimento a Corona (altrimenti costretto da solo a combattere con le difese schierate).
E poi la domanda è lecita: tutte le altre squadre stanno traendo linfa dagli acquisti di gennaio (Berretta, Borneo, Andreotti, Pagana). Solo il Catanzaro non ha ancora messo in campo la cavalleria nonostante la società giallorossa abbia compiuto degli sforzi economici notevoli. Allora delle due l’una: o questi acquisti non erano graditi e concordati con il tecnico (ma allora Braglia dovrebbe dirlo pubblicamente) oppure non si capisce il motivo perché si ignorino completamente (si badi bene: non pretendiamo mica stravolgimenti di formazione, ma ci sembra strano che domenica scorsa un giocatore dalle caratteristiche di Morello sia rimasto a languire in panchina) gli acquisti più altisonanti del Catanzaro. E anche in questo caso aspettiamo segnali dal nostro allenatore. A Sora, ad esempio, potrebbero esserci delle novità proprio in questo senso. In fondo siamo convinti che Braglia voglia gestire al meglio tutta la rosa inserendo gradualmente gli ultimi arrivati proprio per avere un’arma in più nel rush finale. Certo, qualche malizioso potrebbe osservare che c’è stata una eccezione: Zattarin, infatti, ha sempre trovato un posto da titolare (almeno quando la condizione fisica lo permetteva).
In ogni caso un sano turn over che alimenti la concorrenza è secondo noi benefico per tutta la rosa, ma è altrettanto vero che occorre usare il bilancino per evitare fratture all’interno dello spogliatoio. Un compito delicato che spesso fa le fortune (o le sfortune) degli allenatori. E’ il classico bivio pericoloso. L’importante è non sbagliare strada.

Autore

Francesco Ceniti

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