Intervistiamo

Assolto in via definitiva il senatore Piero Aiello

Nessun patto con la ndrangheta
 

“La Corte Suprema di Cassazione, Sezione Quinta Penale, nell’udienza del 23 novembre 2017, ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore generale presso la Corte di Appello di Catanzaro avverso la sentenza di assoluzione per non aver commesso il fatto emessa dalla Corte di Appello di Catanzaro, Sezione Prima Penale, nei confronti del Senatore della Repubblica Pietro Aiello”.

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Lo ha reso noto l’avvocato Nunzio Raimondi, difensore del parlamentare che fu accusato di corruzione elettorale all’interno dell’inchiesta Perseo che aveva colpito le cosche del lametino. Alla lettura del dispositivo, avvenuta nella tarda serata di giovedì¬, il senatore Aiello, ha dichiarato, non senza emozione, che “è stata necessaria davvero una incrollabile fiducia nella giustizia per arrivare, quantunque assai provato, al termine di questi tre gradi di giudizio. In questo momento, di intensa emozione per veder riconosciuta, ancora una volta, la mia totale estraneità  ai fatti imprudentemente ascrittimi, il mio pensiero va alla mia famiglia, alla quale è stata inflitta un’umiliazione inqualificabile e che, pur tuttavia, con l’incoraggiamento e con tanto amore paziente mi ha sostenuto in tutto, ai miei amici ed ai miei elettori, i quali con il loro sostegno e la loro amicizia non mi hanno mai lasciato solo.

Un pensiero riconoscente e grato rivolgo al mio difensore, il professore avvocato Nunzio Raimondi, il quale con grande professionalità e passione leonina, mi ha coperto con la sua toga intemerata, portandomi all’esito felice di questo lungo processo con dedizione ed umana partecipazione.

Posso ora riprendere la mia strada di servizio alla mia comunità , agli ultimi e non protetti, guardando, con fiducia, al futuro”Â. Ovviamente soddisfatto per l’esito finale della vicenda il legale del senatore Aiello”Il senatore Piero Aiello è stato definitivamente assolto dalla più infamante delle accuse per un politico: esser sceso a patti con la criminalitàÂ, ha detto l’avvocato Nunzio Raimondi. E’ stato questo un processo nel quale la pubblica accusa ha esercitato in pieno le sue prerogative ed i rimedi previsti dalla legge, dapprima per chiedere l’arresto, ottenendo il rigetto delle proprie richieste complessivamente da parte di tredici giudici, dipoi nei giudizi di merito, dovendo prendere atto di due assoluzioni e, da ultimo, subendo un giudizio di inammissibilità  del ricorso da parte dei giudici di legittimità , collezionando così il rigetto dell’ipotesi accusatoria, nei vari gradi di giudizio cautelare, di merito e di legittimità , da parte complessivamente di ventitrè giudici.

Orbene, se anche questa ultima decisione premia il non formale rispetto da parte del senatore Aiello per le leggi e per i giudici chiamati ad applicarle, rimane -sottolinea Raimondi-  lo stupore per una così pervicace insistenza dell’organo d’accusa nel perseguire una persona perbene, completamente estranea ai fatti e sorge, quindi, legittimo l’interrogativo di chi debba ora rispondere di quattro anni di autentico calvario, giudiziario e mediatico, verso un uomo pubblico onesto, corretto e coraggioso. Penso che su questo aspetto -conclude Raimondi- occorra una seria riflessione pubblica che, aldilà  di trionfalismi quotidianamente sbandierati da chi dovrebbe soltanto operare, nella discrezione e nel silenzio, come organo di giustizia, faccia comprendere al popolo, nel cui nome la giustizia è amministrata, il senso di tali indescrivibili ed interminabili sofferenze, inflitte a cittadini palesemente estranei a fatti di rilevanza penale”.

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Redazione

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