L'emigrante

Politically Correct? Ni

Pane, pallone e politica. Il nuovo corso del Catanzaro
Savè ma u vidisti cchi succediu a Catanzharu? A Scopelliti ancora ci friscanu l’oricchi, Amendola l’eleggiru consigliere comunale, Scalzo restau comu l’ovu alu focu e finalmente… apariru n’atru centru commerciale. E dopo chira fhera u presidente u sai chi dissa? Ca si volimu tornare in serie A ci vò u stadiu novu. Savè! Tu dicu mò e non tu dicu cchiu: ricogghiati bagatti e bagattelli e scindatinda subitu.

Che la nostra città sia sempre stata un pò sopra le righe è ormai assodato. Quello che succede qui da noi ha del paranormale… nel senso che para normala, ma tanto normale non lo è mai. Nell’immediato dopo voto anche al TG1 il buon Vespa ha deliberatamente ignorato l’esito delle elezioni nella città di Catanzaro, tant’è che l’inviata dal ministero ha snocciolato numeri, proiezioni e previsioni meglio di nostradamus. E di Catanzaro? Solo un rapidissimo e trascurabile accenno circa la “probabile” vittoria del centrodestra. Ohibò, quando Gasparri ha fatto presente questa dimenticanza, Vespa ha risposto: “Abbiamo citato città importanti come Verona, Genova..”. E allora? Catanzaro è capoluogo di regione, a Catanzaro sono caduti governi, si sono svolti processi di interesse nazionale. Catanzaro è stato il trampolino di lancio di nuovi personaggi politici che hanno fatto carriera con due indagini e quattro trasmissioni televisive. Catanzaro da sempre è una città sperimentale, crocevia di un turbinio incessante di sensazionali fervide menti. Catanzaro è un modello. Magari può non piacere, sicuramente da fastidio. Ma tant’è… se poi l’informazione regionale si riduce al calendario delle sagre di paese, cosa vuoi che ne sappiano a Roma ladrona di noi terùn? Ah beh, si beh, vabbeh. E no che non va bene! Ormai in piazza Prefettura si sente distintamente l’accento reggino. Cos’è stanno colonizzando la nostra città? Vogliamo fare un passo indietro e analizzare quanto accaduto? Va bene facciamolo.

Sportivamente parlando i tifosi del Catanzaro dopo molti anni di abusi e soprusi hanno finito per chiedere un tavolo istituzionale. A quel tavolo hanno partecipato un pò tutti i vecchi protagonisti e anche qualcuno di quelli oggi riconfermati. E fin qui niente di strano, ma il risultato è che da quella tavola imbandita ne son venute fuori solo tante inutili discussioni e giustificabili alzate di spalle. Insomma per essere chiari fino in fondo, il tifoso giallorosso medio a un certo punto aveva lo stesso entusiasmo di una prostituta al suo primo giorno di marciapiede. C’eravamo tanto amati… ma quaaaando?? Al più c’eravamo appesi all’unica speranza di salvezza: il carrozzone della politica. Apriti cielo! Fra chi stigmatizzava il mutuo soccorso con soldi pubblici e chi difendeva ad oltranza chi ormai non era più difendibile, la nostra città ha vissuto momenti davvero mortificanti. Ma il calcio non è una necessità, nemmeno una priorità. Ma la dignità almeno la si poteva salvare e invece nemmeno quella si è salvata, cosi siamo finiti nel tiggi delle venti con la sconfortante notizia del primo sciopero pallonaro che la recente storia ricordi: sit-in dei calciatori senza stipendio, in uno stadio vuoto perchè non c’erano soldi per gli steward e con le mamme che lavavano le casacche ai figli e i papà che mettevano i soldi per la benzina delle goliardiche trasferte di una squadra improvvida che ha calcato i campetti più ignari raccogliendo gol a grappoli laddove anche la squadra di calcetto degli ammogliati avrebbe ben figurato. Prendo fiato, ma questo fiume di parole mi ricorda tanto quel fiume di improperi che erano sulla bocca di tutti e va detto che a quei tempi (un anno fa…) non si è salvato nessuno perchè a nessuno doveva essere consentito mettere in atto quell’abominio calcistico cui abbiamo assistito attoniti.

E ora, ne siamo fuori? Ni. Proprio quella politica, che tanto abbiamo ripudiato, alla fine ci ha restituito qualcosa. Un pò come dire “gli abbiamo rotto così tanto le scatole che alla fine qualcosa l’abbiamo ottenuta”. E domenica quella politica ha un pò chiesto il conto, cercando di rendere omaggio a chi probabilmente meritava un sentito grazie, mica una standing ovation preceduta da fanfaroniche affermazioni di berlusconiana memoria. Ed è inutile far finta di nulla o dar la colpa ad amnesie collettive, altro che “minda futtu”… va detto e sottolineato che proprio da chi nessuno se l’aspettava (il Beppe regional popolare) è arrivata l’imbeccata giusta. Ma tributargli più del dovuto nel giorno più importante da vent’anni a questa parte era davvero troppo. Non è difficile capirlo e non è nemmeno tanto giusto tacciare l’episodio di semplice irriconoscenza. Nel più egocentrico ed egoistico marasma del sentimento sportivo proprio non ci è venuto spontaneo salutare chi tifoso del Catanzaro non lo è mai stato. Con il senno del poi e il cacasenno del dopodomani vivremmo oggi in un mondo migliore. Ahimè viviamo in una città paranormale dove Alberto Sordi avrebbe girato un lungometraggio di 45 minuti, giusto il tempo di farsi il senso unico andata e ritorno da little bridge alla playa… che se li chiami cosi almeno ti sembra di stare a Hollywood.

E il secondo tempo? Speriamo sia molto più politically correct, perchè forse i tifosi del Catanzaro, ma prima ancora i cittadini di Catanzaro attendono risposte decisamente più significative dalla stanza dei bottoni. Cosentino con le sue capacità ha realizzato una grande opera e non ci risulta che si sia ridotto a vendere giocattoli… tanto per citare chi temeva di retrocedere alla mansione di impugnare la cazzuola dopo aver costruito grattacieli di terracotta. Il nostro presidente ha dimostrato che si possono realizzare grandi progetti con entusiasmo e intellighentia. Ed è al nostro presidente che la tifoseria rende omaggio. A Beppe invece, i cittadini di Catanzaro, come quelli di tutte le città calabresi, chiedono le stesse qualità mostrate da Cosentino nella risoluzione degli atavici problemi che affliggono la nostra regione (questa l’ho già sentita). E siamo sicuri che in quel caso Beppe non avrà bisogno di alcuna presentazione sopra le righe, nè di alcuna passerella domenicale lontano dai propri affetti sportivi. A meno di essere smentiti il giorno che la Reggina, nella festa per il ritorno in serie A, si ritrovi a festeggiare in uno stadio colorato d’amaranto il primo tifoso dello stretto… al secolo Mandarino!

A proposito di primi tifosi, ocio perchè adesso la frangia più colorata del tifo giallorosso siederà proprio nella stanza dei bottoni. Non ci è dato sapere se in altri comuni d’Italia un capo ultras sia mai arrivato a tanto, ma nel nostro caso non v’è dubbioalcuno che la naturale collocazione sia da trovare nella funzione rappresentativa del ruolo. Quella voce in capitolo che in passato ci è sempre mancata, adesso ci sarà. E un giorno forse impareremo tutti quell’arte comunicativa che tanto ci ha inviso dalle alpi alle piramidi e che probabilmente per la nostra connotazione cocuzzolara ci ha caratterizzato nel bene e nel male come la capitale sportiva più antisociale, dispettosa e menefreghista del mezzogiorno.

E ancora una volta, noi siamo il Catanzaro. Atru ca Verona, Genova e Frosinone…

Davide Greco

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