Resilienza

Quel che resta di noi

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Primo numero di Resilienza, la rubrica che racconta le storie di chi persiste. Spazio al derby contro la Reggina e alle difficoltà nel raccontarlo. Perché ci costringe a vedere ciò che siamo diventati, con il seguito di problemi che appesantiscono le nostre spalle. E forse le nostre coscienze
 
Catanzaro-Reggina striscione

Avete presente le prime frasi  di quella vecchia canzone di Tonino Carotone: “È un mondo difficile, è vita intensa, felicità a momenti e futuro incerto”?

Ho sempre creduto che le avesse scritte pensando a noi, al Catanzaro, magari dopo una delle innumerevoli finali play-off perse. Del resto, quale miglior rappresentazione del dramma sportivo che sconfina nel sociale, se non un bel Catanzaro-Sora d’annata?  Non so voi, ma persino quelle sconfitte oggi hanno un sapore diverso. Ripenso quasi con nostalgia al Ceravolo pieno all’inverosimile ma in silenzio, annichilito da un gol che toglie la speranza.

No, non sono masochista. Penso semplicemente al silenzio odierno, quello di uno stadio vuoto perché la passione è finita, tramutata in un misto di rabbia, indifferenza e apatia.

Una cosa però l’ho capita: esiste sempre un peggio. Illudersi del contrario è da sciocchi. E allora la risposta non può che essere raccontare la storia di chi persiste. Lo faremo all’interno di Resilienza, la nuova rubrica curata da Giuseppe Bitonti. Perché a pensarci bene, cos’é il Catanzaro se non la narrazione di una continua sfida agli eventi negativi incontrati sul cammino?

Buona lettura. 

Francesco Panza


 

Risulta difficile descrivere sensazioni e attese a ridosso di un derby calabro vissuto in tono decisamente minore. Raccontare di un Catanzaro-Reggina nel passato avrebbe tirato giù fior di articoli. Le migliori penne avrebbero fatto a gara per tramutare in parole i pensieri delle due tifoserie. Oggi l’inchiostro è finito, consumato da un presente tanto desolante quanto avvilente. 

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Eppure si odono ancora gli echi delle battaglie sociali fra Catanzaro e Reggio,  molto più dei confronti su un prato verde.

Moti di ReggioLa storia delle due città e delle rispettive squadre, passa inevitabilmente dal racconto delle lotte sociali per l’assegnazione del capoluogo, che scatenarono una vera e propria ondata di indignazione e un senso di vessazione sulle rive dello stretto.

Con quelle immagini in testa, viene quasi naturale pensare a ciò che avvenne subito dopo. Il Catanzaro sui campi di tutta Italia affermava il suo ruolo e annichiliva ogni velleità di Reggio a rappresentante della Calabria sulle cronache sportive e non.

I calabresi avevano trovato un’identità comune. Le migliaia di emigrati costretti a lasciare i propri affetti per affrontare una vita dura, fatta di lavori umilianti e gavette preconfezionate, rialzavano la testa per vivere una personale rivalsa sociale, 90 minuti alla volta. Fu così che undici maglie giallorosse divennero autentica speranza schierata su un prato verde.

L’onda lunga delle imprese sul campo, sospinse Catanzaro verso una rinascita sociale che trovava nel calcio il suo volano. Ci volle poco affinché una comunità si trasformasse in un popolo.

Una definizione calzante, perché i confini della passione per le Aquile travalicava gli steccati campanilistici. La vicina Cosenza offriva ben volentieri la sua ospitalità, quasi a voler partecipare a quell’orgia entusiastica di passione e orgoglio.

La Calabria tutta parlava una sola lingua. Di lì a breve giocatori che fino a qualche anno prima non sapevano dove fossimo ubicati, si sarebbero legati indissolubilmente a questa terra per diventarne figli prediletti. Diventavano eroi, miti a cui rifarsi, esempi da imitare. 

Ma la storia, si sa, prende pieghe tutte sue. Le Aquile iniziavano una lenta discesa, lasciando quasi orfana quella massa enorme di seguito che non ha mai smesso di sognare nuove vette da sorvolare.

Nel frattempo qualche derby fugace, contraddistinto quasi sempre da una nostra supremazia, sportiva e di blasone.

“Dio salvi il Re che a Reggina a salva…” recitava uno degli striscioni più goliardici che la curva Ovest dedicò ai cugini. Poi il vuoto.

Mentre Reggio Calabria rifioriva amministrativamente, vivendo una vera primavera sociale, la Reggina iniziava di conseguenza la scalata verso l’Olimpo del calcio. Nel frattempo noi venivamo definitivamente confinati ai margini. Sullo sfondo la città e il suo lento declino che ancora oggi viviamo sulla pelle per manifesta inettitudine.

Le sorti si sono capovolte, ma questo non affievolisce lo spirito con cui tutta la tifoseria sogna di poter rinascere dalle sue ceneri. Chi anela un riscatto non rincuncia all’idea di un Catanzaro regina del Sud e timore del Nord.

Oggi, però, scrivere di questo derby è assai difficile proprio perché ci costringe a vedere ciò che siamo diventati, con il seguito di problemi che appesantiscono le nostre spalle, e forse le nostre coscienze. 

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Ultimi tra gli ultimi. Che se fosse una parabola, quantomeno ci regalerebbe il paradiso nel prossimo futuro. Ma allo stato il purgatorio sembra la nostra dimensione mentre l’inferno ha iniziato ad aprirci le porte.

Catanzaro-Reggina è quel che resta di noi. Le nostre speranze, le illusioni mancate, le grigie realtà. Col cuore sul prato verde e la testa altrove, magari a metà strada tra le due città.. 

Allora metto su un disco. Le note iniziano a scorrere e l’immaginario torna alla gloria, con l’auspicio che ciò raggiunga un po’ tutti.

Chi gioca col cuore non teme la sorte. E allora rimettiamoci in gioco. Facciamolo col cuore. Tutti.

 

Giuseppe Bitonti

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10 Commenti

  • Purtroppo è passato troppo tempo è come se il pro Vercelli parlasse di tutti i suoi scudetti, però hai ragione non c’è limite al peggio, ma pensiamo a domani, .mi dispiace per l’assenza di cunzi

  • "Oggi, però, scrivere di questo derby è assai difficile proprio perché ci costringe a vedere ciò che siamo diventati, con il seguito di problemi che appesantiscono le nostre spalle, e forse le nostre coscienze.". <br />
    Cosa vorrà significare il riferimento alle nostre coscienze non l’ho capito.<br />
    Più che un sito di tifosi ogni tanto mi pare si tratti di un sito di sociologi e filosofi.

  • Non si vive di ricordi!! Ancora c’è gente che parla del Catanzaro in serie A!! Quando il Catanzaro giocava in trasferta a San Siro col Milan, c’ erano ancora i Dinosauri!!! L’ ultimo posto in terza serie é solo lo specchio fedele di una città morta e sepolta da decenni!!

  • Condivido molti Post, sono anch’io stufo di sentire parlare sempre dalla nostra gloriosa storia. Non fraintendetemi sono orgoglioso di quanto è passato, e ve lo dice chi come me ha 63 anni e dall’età di 10 anni vado allo stadio(prima partita vista CZ-Triestina, rivedere ogni tanto le vecchie foto di quando si era giovani fa piacere, ma oggi devo confrontarmi con i miei 20 chili in più e tutti gli acciacchi dell’età. Per cui guardiamo in faccia la realtà, confrontiamoci con una città ormai decaduta da tutti i punti di vista, sociale, morale, delinquenziale e sportiva, unico motivo d’orgoglio che poteva consolarci era ed è il calcio. E invece siamo ULTIMI. Basta dietrologia e pensiamo a salvarci e a stimolare chi ha i soldi (e ce ne sono !!!!) ad amare questa città e non solo le proprie tasche, investendo in sport, immagine, facendo parlare di noi l’Italia in modo positivo. Forza Catanzaro

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