Caro Puntonet

Questi ragazzi lasciateli stare!

L’accorato appello del padre di uno dei calciatori giallorossi «umiliato e offeso» per le figuracce cui la società costringe suo figlio e i suoi compagni di squadra

Oggi la nostra rubrica di corrispondenza coi lettori dedica tutto il suo spazio alla lettera che ci ha inviato il padre di uno dei calciatori dell’Effeccì. Nella sua mail firmata, questo papà ci chiede di mantenere l’anonimato per evitare di nuocere ulteriormente al figlio, in una situazione già estremamente drammatica. Il suo appello è una strenua difesa del valore, non solo tecnico, di questi ragazzi che subiscono umiliazioni quotidiane «non percepiscono un centesimo, sono trattati quasi come appestati». Pubblichiamo integralmente la sua lettera e la nostra risposta.

Red

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Cari signori,

io sono molto amareggiato perlomeno quanto Voi da questa squallida vicenda del Catanzaro Calcio. Non mi nascondo dietro un dito. Forse sono parte interessata e anche, come Voi, parte lesa. Ma Vi faccio un appello: questi ragazzi lasciateli stare. Loro non hanno colpe, corrono dietro ad un sogno e scendono in campo anche per onorare la maglia, sicuramente di una gloriosa Società ma debbo dire purtroppo molto mal rappresentata in un momento di grande decadenza morale. Loro non hanno preso denaro, si allenano, si sacrificano e scendono in campo con abnegazione. C’è chi per questo ha lasciato posizioni sicure e ben remunerate ed apprezzate sempre per correre dietro a quel sogno coltivato fin da bambino.

Come genitore mi sento umiliato e offeso che mio figlio venga cacciato da dove è ospitato e sballottato da una parte e dall’altra! Francamente non ci era mai successo altrove. Ci sono persino difficoltà a reperire il materiale per allenarsi, non percepiscono un centesimo, sono trattati quasi come degli appestati. No, Vi prego, non ci sto. Questi ragazzi non toccateli, non sono propriamente tutti dei ciucci; non sono tecnicamente tutti scarsi. Provate Voi ad andare a lavorare per mesi a queste condizioni: vorrei vedere quale sarebbe il Vostro stato d’animo. Voi Calabresi siete gente forte, brava e tenace. Non fateVi infangare ancora e Vi prego non umiliate più i ragazzi: loro non lo meritano. Piuttosto lavorate per quanto è nelle Vostre possibilità affinché si faccia chiarezza e finalmente il Catanzaro possa tornare una società seria e credibile. Confido nella Vostra professionalità.

Forza e coraggio, continuate a menare dove è necessario che forse ce la potete fare. Vi saluto con stima e rispetto. Un genitore deluso.

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Risponde Ivan Pugliese.

La sua lettera di padre umiliato ci ha colpito profondamente. Siamo sicuri che lei comprenderà il nostro stato d’animo (come del resto riconosce in questa sua mail) di cronisti e tifosi feriti da una situazione assurda. Anche se non conosce a fondo tutto il marcio che gli ultimi 20 anni di calcio catanzarese ci hanno riservato, probabilmente potrà intuirne gli effetti scrutando gli spalti deserti del “Ceravolo”.

La nostra testata ha il dovere di informare le migliaia di catanzaresi sparsi per il globo che cercano di capire quello che succede alla loro squadra nella loro amata città. In questa stagione, i nostri articoli hanno sempre, volutamente, ignorato la squadra. Né esaltata, né denigrata. Una scelta difficile per chi vive di calcio, ma che abbiamo preso in questa lunga estate di passione. Questa squadra, o meglio questa società, non rappresenta il nostro Catanzaro. Per questo motivo non seguiamo le partite (se non con brevissimi resoconti), non ci sono tabellini, interviste, pagelle. Niente di niente.

C’è solo una profonda vergogna per come il Catanzaro è stato ridotto. Dai soci e dalla politica. E ci sono quotidiani articoli che raccontano i fatti e denunciano questa situazione assurda. Comprendiamo benissimo le sue parole, ma questo non può essere il Catanzaro. In altre situazioni, con una società diversa, avremmo sostenuto comunque la squadra. Ma in questo Effeccì ci sono troppi personaggi inadeguati, compreso qualche giocatore indegno di quella maglia, che magari è lì solo per grazia ricevuta. E lei sa benissimo che non parlo di suo figlio (che peraltro non ho mai avuto modo di veder giocare).

A nome di tutta la redazione, e probabilmente di tutti i tifosi del Catanzaro, la ringrazio per averci affidato il suo appello. È sicuramente un modo per denunciare ulteriormente questa situazione surreale e, magari, potrebbe spezzare una lancia a favore dei ragazzi.

Cordialmente.

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