Il Rompicalcio

Solo per una bandiera

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Alla vigilia del giudizio sul processo “Dirty Soccer”, ecco perché ci schieriamo al fianco di Mimmo Giampa, del presidente Cosentino e del Catanzaro
 
Mimmo Giampà

Ci sono momenti nella storia della tua squadra di calcio, in cui senti più forte l’esigenza di starle vicino. Di solito accade nei momenti più importanti, più belli, quando c’è da giocarsi una promozione, una coppa, un derby. Oppure nei momenti più brutti, quando le cose vanno male, quando c’è una salvezza da centrare, l’orgoglio da ritrovare, la dignità da difendere.

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Dal punto di vista sportivo, forse non ci troviamo in nessuno di questi due momenti. E infatti il Catanzaro vivacchia in Lega Pro col “Ceravolo” che assomiglia a un tempio in rovina. Snobbato dai tanti tifosi delusi e vilipeso da quanti lo hanno ridotto a un cumulo di calcinacci e container.

Il presidente CosentinoMa, nonostante tutto, è uno di quei momenti, già vissuti in altre epoche, in cui bisogna scegliere da che parte stare, bisogna schierarsi, bisogna fare quadrato intorno al Catanzaro. Non è in gioco un campionato, una partita o un acquisto di mercato. Non contano uno, due o tre punti di penalizzazione, una multa o una squalifica più o meno pesante. In questo filone “minore” di Dirty Soccer, è in gioco la reputazione, la storia, il blasone costruiti con tanta fatica in anni ormai lontani.

Lo sfregio di una condanna, sia pur minima, per la vicenda che ha visto coinvolti Mimmo Giampà e il presidente Cosentino nell’ultimo atto di violenza subito dal calcio italiano, sarebbe intollerabile. Un insulto al Catanzaro e a una società che ha fatto della lealtà uno dei suoi (pochi) punti di forza. Indiscutibile, irrinunciabile, incontestabile. A costo di sembrare modesta e scarsamente ambiziosa.

Non vogliamo entrare nello specifico dei fatti e del processo. Non ci interessa. Ci basta solo ricordare che, anche in un impianto accusatorio debole e che non reggerebbe in nessuna aula di giustizia, al presidente Cosentino viene riconosciuto il fatto di essersi opposto con forza a ogni ipotesi di combine (peraltro mai avvenuta). L’omessa denuncia è un volgare artificio normativo, creato appositamente per punire a prescindere i protagonisti minori di vicende ben più gravi e complesse, impossibili da gestire per la Giustizia Sportiva. 

Mimmo GiampàPer Mimmo Giampà, invece, parlano i fatti. La sua provenienza, la sua carriera, il suo stile di vita. Anni di militanza giallorossa, prima in campo, poi da tifoso, poi ancora in campo. Una storia come tante di talenti emigrati per cercare fortuna e ritornati a casa, nella loro terra, per dare una mano, per aiutare a crescere una società tornata ad affacciarsi da poco ad un certo livello dopo anni di miserie.

Per Mimmo Giampà parlano quella fascia da capitano portata con orgoglio, quella faccia dura del Sud messa sempre davanti a tutte le altre, a quelle dei compagni, nei momenti difficili, pronta a nascondersi, a fare un passo indietro, a tornare umile quando c’è da festeggiare. Per Mimmo Giampà parlano quelle lacrime sincere dopo il successo decisivo per la promozione contro la Vigor Lamezia 4 anni fa. Le stesse lacrime, anche se dal sapore diverso, che Mimmo non ha nascosto davanti a chi lo giudicherà nelle prossime ore e a chi si assumerà la responsabilità di fargli proseguire o di stroncargli quest’ultimo pezzo di una carriera comunque splendida.

Il Catanzaro è stato tante volte umiliato davanti all’Italia intera. A volte ingiustamente per loschi disegni di palazzo. Altre volte giustamente per demeriti propri e di alcune società che ne hanno infangato la storia. Stavolta non lo permetteremo. Stavolta non accadrà. Noi di UsCatanzaro.net ci schieriamo. Ancora una volta. Al fianco di Mimmo Giampà, al fianco del presidente Cosentino, per l’unica bandiera che conosciamo. Quella giallorossa.

 

La Redazione di UsCatanzaro.net

 

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