Un avvio di 2026 in salita: il calendario non fa sconti
Dopo la lunga striscia positiva con cui il Catanzaro aveva chiuso l’anno solare, il calendario asimmetrico che ha aperto il 2026 non è stato affatto clemente con i giallorossi. La squadra di Aquilani ha dovuto iniziare il nuovo anno affrontando, per giunta in due trasferte consecutive, la prima e la seconda forza del campionato: due formazioni costruite per giocarsi la promozione in Serie A fino all’ultima giornata. Un vero e proprio scherzo del destino che ha prodotto due sconfitte, ma anche la consapevolezza di essere usciti dal campo sempre a testa alta.
Due sconfitte diverse, ma contro avversari superiori
Le due battute d’arresto presentano alcune similitudini, ma quella maturata contro il Venezia appare più meritata, non tanto per l’andamento della gara quanto per i valori espressi in campo. Analizzando le rose, se nel Frosinone bisognava guardarsi da elementi di categoria superiore come Ghedjemis, nei lagunari ogni reparto è ricco di calciatori che con la Serie B hanno poco a che fare. Mister Stroppa può infatti contare su diversi elementi che fino a pochi mesi fa calcavano i campi della massima serie e che sono retrocessi solo all’ultima giornata, tra mille recriminazioni, dopo la sconfitta interna contro una Juventus in piena corsa Champions.
Il popolo giallorosso: uno spettacolo senza fine
Sugli spalti, come sempre, il settore ospiti colorato di giallorosso ha offerto uno spettacolo straordinario. I tifosi hanno sostenuto la squadra dal primo all’ultimo minuto, ringraziandola al termine della gara per l’impegno, il coraggio e la personalità mostrati, nonostante una sconfitta che non lascia rimpianti dal punto di vista dell’atteggiamento e della determinazione.
Un Catanzaro coraggioso: scelte offensive e primo tempo equilibrato
Il Catanzaro, pur consapevole della forza del Venezia, è sceso in campo per giocarsi la partita. La scelta di schierare D’Alessandro sulla corsia di sinistra ne è stata la prova più evidente: una soluzione chiaramente offensiva, pur sapendo che l’esterno giallorosso non possiede caratteristiche prettamente difensive per contenere gli attaccanti lagunari. E proprio D’Alessandro, imbeccato da un Iemmello sempre più uomo ovunque, ha trovato la rete del vantaggio, prima del pareggio firmato da Busio. Il primo tempo si è sviluppato su binari di sostanziale equilibrio, con il Catanzaro ordinato in fase difensiva, una traversa colpita dal Venezia e con occasioni create da Cisse e Iemmello, vanificate però dalla consueta mancanza di incisività sotto porta.
Ripresa condizionata dagli episodi e dall’inferiorità numerica
Nella ripresa il Venezia, spinto dalla propria curva, aumenta progressivamente la pressione. L’episodio chiave arriva ancora una volta attorno allo stesso minuto del secondo tempo, come già accaduto a Frosinone: l’espulsione di Verrengia, tanto sfortunata quanto ingenua, con il difensore che scivola palla al piede e, istintivamente, tocca il pallone con la mano per fermare Yeboah lanciato a rete. L’inferiorità numerica sbilancia definitivamente l’inerzia della gara a favore dei lagunari, che attaccano a spron battuto. Il Catanzaro prova a resistere, ma senza Petriccione, vero riferimento nella gestione del possesso e dei ritmi, tutto diventa inevitabilmente più complicato.
Pigliacelli si rende protagonista di alcune parate decisive ed è salvato anche da un incrocio dei pali su una conclusione di Chico Pérez, ma nulla può quando l’arbitro decreta un calcio di rigore per un presunto fallo proprio sul centrocampista spagnolo, che cade a terra simulando come se fosse stato colpito da chissà cosa ingannando l’arbitro, con il pallone fra l’altro perso e già tra le mani del portiere giallorosso. A quattro minuti dal termine il Venezia chiude i conti e trova anche la terza rete, mentre il Catanzaro, con i cambi di Aquilani orientati a rinforzare la fase difensiva dopo le uscite di Pittarello e Cisse, non riesce più a rendersi pericoloso.
Arbitraggio e VAR: decisioni che lasciano più di un dubbio
Sulla direzione arbitrale e sull’utilizzo del VAR continuano a emergere anomalie che finiscono per scontentare tutti. Cinque minuti di attesa per convalidare la rete di D’Alessandro, con i calciatori fermi in campo come se il tempo fosse sospeso, lasciano più di una perplessità. Così come fa riflettere la rapidità con cui il VAR richiama l’arbitro sull’episodio di Yeboah e, al contrario, il silenzio sul rigore concesso, nato da una semplice ostruzione di gioco accompagnata da una evidente simulazione (facendo credere fosse un fallo violento) che ha finito per condizionare la decisione del direttore di gara, senza contare come era stato riconquistato il pallone cha ha dato il via all’azione.
Sconfitta sul campo, applausi sotto il settore ospiti
Si esce sconfitti, ma sotto il settore ospiti è come se il Catanzaro avesse vinto. I tifosi ringraziano la squadra, consapevoli fin dall’inizio delle difficoltà della sfida. Ora però sarà fondamentale guardare avanti: concentrarsi sulle prossime partite, recuperare gli infortunati e offrire a mister Aquilani qualche soluzione in più attraverso il mercato di gennaio, soprattutto in quei ruoli dove la coperta appare ancora corta.
Redazione 24

