Cambiare un destino già segnato. Mister Gorgone dice di crederci, ma i numeri, impietosi, raccontano altro: il Pescara è a sei punti dai playout e a otto dalla salvezza.
A rendere l’ambiente abruzzese tutt’altro che sereno è una costante di questo campionato: la disarmante facilità con cui la squadra subisce gol, in tutti i modi possibili, anche a difesa schierata. Sono ben 46 le reti incassate dalla retroguardia biancazzurra, quasi due a partita. Con questi dati appare evidente come la strada verso la salvezza somigli più a un sentiero di montagna che a una comoda passeggiata.
E il calendario non aiuta. All’orizzonte c’è un ciclo di partite che sembra una vera e propria scalata: Catanzaro, poi Avellino e, a seguire, un trittico che pare uscito dalla penna di Stephen King, tutto d’un fiato: Venezia, Palermo e Frosinone.
La svolta in un vicolo cieco
Gorgone, chiamato a sostituire Vivarini proprio nella rocambolesca sfida del Ceravolo, è già sulla graticola. A rendere la situazione ancora più delicata c’è un Catanzaro specializzato nel ruolo di killer di panchine: l’ultima vittima, nell’ultimo turno, è stato mister Dionigi, ormai ex allenatore della Reggiana.
Il Pescara, dal canto suo, ha vissuto un mercato più orientato a monetizzare che a rinforzarsi. Bettella, Cagnano e Altare in difesa, Brugman a centrocampo e il ritorno emozionale di Lorenzo Insigne difficilmente possono compensare la cessione del gioiellino dell’Under 21 Dagasso, rimasto sì sulla costa adriatica, ma con le ben più alte ambizioni garantite dal Venezia.
Cambiare per non perire
I risultati deficitari costringeranno Gorgone a cambiare qualcosa, sotto il profilo tattico e mentale. Si va verso un centrocampo a tre più muscolare, con Fanne e Valzania a supporto di Brugman. Bettella non sarà della partita contro i suoi ex compagni per squalifica. In attacco, sicuro l’impiego di uno tra Di Nardo e Russo alle spalle di un trequartista come Olzer, anche se il giovane Meazzi, autore di quattro gol in campionato, scalpita per una maglia mentre Insigne, corto di preparazione, non sarà utilizzato pienamente.
Servono punti, e servono subito, per invertire una tendenza che il cambio in panchina non è riuscito a scalfire. Una crisi che non è episodica, due punti nelle ultime sei partite, sette nelle undici gare della gestione di Giorgio Gorgone e nessuna vittoria in trasferta. Vivarini aveva raccolto otto punti in dodici gare, Gorgone è fermo a sette in undici.
Sembra un paradosso il fatto che la squadra parta ordinata, buon possesso palla e ottima percentuale di passaggi completati, poi però nella fase di non possesso i delfini fanno le sardine e in area il pericolo la fa da padrone.
Ci si difende in undici
C’è molto da sistemare, soprattutto nella fase di non possesso. Spesso manca equilibrio. Forse sarebbe più opportuno difendersi omogeneamente e con costrutto piuttosto che uomo contro uomo a tutto campo: una scelta che comporta rischi e richiede perfezione assoluta, perché basta un errore per concedere spazi enormi, una sequenza vista e rivista come in un vecchio film.
Martedì sera, all’Adriatico, va in scena quella che ha tutta l’aria di un’ultima chiamata per restare agganciati al treno dei playout. Il problema è che il treno sta già fischiando la partenza, e il Pescara sembra ancora alla biglietteria a cercare il resto.
foto copertina uscatanzaro.net

