Sabato 14 febbraio, giorno di San Valentino, al Stadio Nicola Ceravolo non si celebrano solo rose rosse e cene a lume di candela. Si gioca Catanzaro–Mantova, e per molti il dilemma è di quelli veri: amore romantico o amore giallorosso?
Il tifoso del Catanzaro vive una condizione particolare, quasi clinica: sa che il 14 febbraio dovrebbe essere dedicato alle attenzioni, ma il calendario ha deciso diversamente. E allora scatta la diplomazia domestica, quella fatta di frasi sussurrate e promesse tattiche: “Prima la partita, poi la cena”, “Se vinciamo ti porto dove vuoi”.
Dall’altra parte arriva il Mantova, avversario da non sottovalutare. Non è una serata simbolica, è una gara che pesa. E proprio qui sta il punto: il calcio non conosce ricorrenze. Non si ferma per le feste, non concede sconti sentimentali. Chiede concentrazione, presenza, partecipazione.
Il paradosso è evidente. L’amore promette felicità stabile; il calcio offre emozioni improvvise e spesso spietate. Eppure entrambe le passioni hanno la stessa radice: l’irrazionalità. Si resta, si soffre, si esulta, si litiga e si torna sempre lì. Che sia sotto casa o sotto la Curva.
San Valentino al Ceravolo diventa così un piccolo fenomeno sociologico: coppie con sciarpa condivisa, messaggi inviati durante l’intervallo, fotografie tra i seggiolini colorati di giallo e rosso. Non è una fuga dall’amore, è un’altra forma di appartenenza.
In fondo il tifoso non sceglie tra due cuori. Li tiene entrambi. Uno batte per chi gli siede accanto, l’altro per undici maglie che corrono sull’erba. E se il risultato sarà positivo, la serata potrà continuare con un sorriso più largo e qualche scusa in meno.
Perché a Catanzaro, il 14 febbraio, l’amore non si divide. Si moltiplica.
Foto di Lorenzo Costa per UsCatanzaro.net
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