«Giocare con il Catanzaro è stata la realizzazione di un sogno», inizia così il racconto del protagonista di questa settimana della nostra rubrica “Mi ritorni in mente”. Potrebbe sembrare una frase fatta, una di quelle che tornano puntualmente quando si ascolta la voce di chi ha scritto una pagina della storia giallorossa, quasi un passaggio obbligato. Eppure, riavvolgendo il nastro dei ricordi, quella frase acquista un significato più profondo e autentico. C’è l’immagine di un giovane ragazzo che, in una sera come tante, si ritrova davanti a uno dei tecnici del settore giovanile giallorosso, Fausto Silipo, e decide di accettare la sfida. È l’inizio di un percorso, di una scelta fatta con entusiasmo e coraggio, che lo porterà a indossare con orgoglio la maglia del US Catanzaro 1929. La storia di Umberto Scorrano in giallorosso inizia così, un giovane soveratese che, come cantavano Tozzi e Raf in quegli anni con “il sale nei capelli e del mare le profondità”, ogni giorno inseguiva il suo sogno supportato dalla famiglia che, ci racconta, conosceva bene la passione e l’amore per questo sport.
«Ho esordito in prima squadra nella stagione 1992-93 ed è stato bellissimo. Fu Adriano Banelli a decidere che avrei giocato tra i “grandi”. Ho ancora negli occhi quel pomeriggio al “Ceravolo”… avevo i brividi. Un’emozione intensa, difficile da descrivere». Il ricordo torna vivido, quasi fosse ieri: l’ingresso in campo, lo sguardo verso gli spalti, il cuore che batte forte. «La gioia più grande? Il gol contro il Formia. Segnare e correre sotto la Curva per esultare è stato qualcosa di unico. Ma il gol più bello resta quello contro il Catania: mi ero fatto male alla testa, sono rientrato in campo tutto fasciato, ho segnato e dalla Curva sentivo il coro “Undici Scorrano…”. Per me è stata un’emozione indescrivibile, una di quelle che ti restano dentro per sempre».
Il suo viaggio in giallorosso coincide con l’ultima parentesi della gestione del Presidente Pino Albano, del quale mister Scorrano ci racconta: «Quando ero giovane il settore giovanile era composto dagli allievi e dalla primavera. Devo dire che il Presidente Albano ci teneva molto a coltivare talenti tanto che si andava alla ricerca di ragazzi da ogni parte della Calabria. Il Presidente – riferendosi ad Albano-veniva a vedere tutte le partite della Primavera e la sua presenza per noi era motivo di orgoglio. Quando ho debuttato in prima squadra, poi, è venuto ad infondermi coraggio dicendomi di giocare come sapevo. Era consapevole dell’importanza del settore giovanile, ci credeva e lavorava per questo». Da quel vivaio sono stati in molti a proseguire la carriera nel calcio, diversi hanno continuato a vestire la maglia giallorossa, mentre altri hanno intrapreso percorsi differenti. Mister Scorrano conserva un ricordo speciale del rapporto costruito nel tempo con Carmine Leone: «Avevo legato un po’ con tutto il gruppo, con quei ragazzi siamo cresciuti insieme ma con Carmine il legame era diverso perché abbiamo condiviso la stessa stanza». Quelli vissuti da Scorrano furono i primi di una serie di anni complessi, in cui le Aquile giallorosse hanno dovuto confrontarsi con una realtà calcistica lontana da quella in cui erano state protagoniste per gran parte degli anni ottanta. Erano gli anni della Serie C2, campionati difficili in cui per una ragione o per un’altra si costruivano gruppo competitivi che faticavano ad emergere in realtà complesse come quelle del girone C. Anni che ora appaiono lontani anni luce ma che sono parte della nostra storia: «Ripensando a quelle stagioni, ai tifosi dico che il Presidente Noto sta programmando e sta investendo sul settore giovanile, segno che c’è un progetto importante che va sostenuto sempre». Da uomo di calcio, mister Scorrano sottolinea la bontà del lavoro svolto in questa stagione e sul suo futuro dice (da tecnico della rappresentativa regionale Calabria Under 19): «Mi piace andare in giro a cercare ragazzi a cui offrire le stesse opportunità che ho avuto io, dando la giusta visibilità ai talenti di casa nostra».

