Catanzaro News Mi ritorni in mente

Fabio Di Sole: “Da bambino, giocando a Pontegrande, fantasticavo di indossare la maglia giallorossa”

Scritto da Daniela Critelli

“Il pari di Mantova scatenò una festa nello spogliatoio”

Per raccontare questa storia bisogna partire da lontano, da quando un bambino correva tra i vicoli di Pontegrande con un pallone tra i piedi e un sogno chiaro in testa: diventare calciatore e indossare la maglia della squadra del cuore. Oggi quel bambino è diventato uomo e quel sogno lo ha trasformato in realtà. Eppure, nei suoi racconti, si avverte ancora forte “il sapore della strada dove è nato”, per dirla con le parole della celebre Musica è di Eros Ramazzotti.

Il protagonista di questo “Mi ritorni in mente” è Fabio Di Sole, uno di quei giocatori che non hanno mai dimenticato da dove sono partiti. Il suo destino si intreccia con quello del Catanzaro in un momento preciso: la stagione 1994-1995. È lì che il giovane difensore, davanti alla chiamata della dirigenza giallorossa, capisce che certe occasioni non si possono rifiutare. Da quel momento in poi, non sarà più solo una questione di calcio, ma di appartenenza, identità e legame con una città.

 «In quel periodo- ci ha raccontato Di Sole- ero stato contattato da diverse squadre, anche di categoria superiore ma immagina cosa ho provato quando sono stato chiamato dal Catanzaro…io, ragazzo cresciuto a Pontegrande accarezzando il sogno di vestire la maglia giallorossa,  ero stato chiamato per giocare con il Catanzaro…ho risposto si senza pensarci, è stato un sogno che si è realizzato». Di quell’annata in giallorosso Di Sole ricorda con affetto la figura del presidente Pino Albano di cui ci dice «è stata una persona di grande empatia, un istintivo che non le mandava a dire, è stato veramente un grandissimo presidente».

Dopo quella stagione Di Sole ha proseguito la sua carriera inanellando tanti campionati positivi, su tutti quello con la Reggina in cui ha conquistato la promozione in Serie A, fino a quando, nella stagione 2005-2006 è tornato sui Tre Colli per il campionato di Serie B: «Quando tornai a Catanzaro, l’allora direttore generale Gabriele Martino aveva allestito la squadra per fare il campionato di Serie C1 perché la squadra era retrocessa dalla serie cadetta, ma dopo la domanda di ripescaggio ci ritrovammo in Serie B. Quando sono tornato sentivo un forte senso di responsabilità verso questi colori perché il Catanzaro aveva, finalmente, lasciato la serie C ed ero tornato per rendermi utile e dare il mio contributo alla causa pur nella consapevolezza delle difficoltà che ogni calciatore ha di esprimersi nella propria terra dopo aver fatto un percorso come il mio».

L’epilogo di quella stagione è noto a tutti, ma l’ex difensore giallorosso conserva ancora bei ricordi di un anno non certo positivo sotto il profilo dei risultati ma che ha lasciato un segno sotto l’aspetto dei rapporti umani: «Carmelo- ci racconta parlando di Imbriani, giocatore scomparso nel 2013- era un ragazzo straordinario, sapeva fare gruppo e nei momenti di difficoltà della squadra non ha fatto mai mancare il suo supporto.  Anche con Sussi e Belardi è nata una grande amicizia che ci ha aiutato a cementare l’intesa in campo».

La sua cartolina di quel campionato è la gara con il Mantova, un pareggio a reti inviolate di cui ci dice: «Siamo arrivati a Mantova sapendo che non sarebbe stato facile, loro erano in corsa per qualcosa di importante noi a quel punto della stagione eravamo consapevoli che centrare la salvezza sarebbe stato difficile…ci presero a pallonate, Belardi fece miracoli, ci furono anche salvataggi sulla linea ma finì zero a zero…siamo rientrati nello spogliatoio e si è scatenata una vera e propria festa».

Da uomo di calcio, Di Sole ha sottolineato il bel percorso che le Aquile stanno facendo in questo campionato e, congedandosi, dei tifosi dice: «Da tre anni siamo la tifoseria più bella d’Italia e sono sicuro che continueremo a mantenere questa immagine in giro per l’Italia».

Autore

Daniela Critelli

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