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L’insostenibile “leggerezza” del… quinto posto!

Scritto da Vittorio Ranieri

Alberto Aquilani, con un’onestà intellettuale invidiabile, per l’ennesima volta, ha sdoganato pensieri banali, dicendo la sua verità

Scriveva e ripeteva Milan Kundera: “Soltanto il caso può apparirci come un messaggio. Ciò che avviene per necessità, ciò che è atteso, che si ripete ogni giorno… tutto ciò è muto. Soltanto il caso ci parla…”.

Probabilmente, lo avrà pensato (masticando amaro) anche Alberto Aquilani nel post gara di martedì, analizzando il terzo pari di fila in pieno recupero, il nuovo ed ennesimo “messaggio” beffa arrivato dal rettangolo verde.

Milan Kundera, nel suo capolavoro “L’insostenibile leggerezza dell’essere”, esplorava il paradosso esistenziale tra la “pesantezza” (impegni, senso, etica) e la “leggerezza” (assenza di significato, irripetibilità) della vita.

Dal canto suo, mister Aquilani è stato onesto e tenero (ma al punto giusto) col suo capolavoro, col Catanzaro edizione 2025/2026. Con un’onestà intellettuale invidiabile, per l’ennesima volta, ha sdoganato frasi e pensieri radicati nella cultura pallonara italica: quella del continuo sospetto e retropensiero sulle giacchette nere o su esasperati complottismi ai danni della Cenerentola di turno. Pensieri, purtroppo, fatti propri anche sui tre colli. Alla fine, in sala stampa, da abile e onesto comunicatore, ha detto una verità per nulla banale, forse, addirittura scomoda: Signore e Signori, siamo belli, giochiamo un gran calcio ma alla fine siamo questi… belli ma maledettamente ingenui (perché giovani) e soprattutto “normali” se molliamo un attimo, se abbassiamo i ritmi e l’attenzione!

Riavvolgiamo il nastro, ecco l’Aquilani-pensiero nel post del match di martedì col Modena: “Voglio escludere la parola beffa, la parola sfortuna, la parola arbitro, escludo! Credo che se possiamo migliorare qualcosa non sono i cambi. Per me è come se ad un certo punto della gara ci fermiamo, smettiamo di essere il Catanzaro. Ad un certo punto della partita è come se entriamo in un mood di paura…. Da qui il gol al 93’, al 94’. Se noi non facessimo quello che sappiamo non saremmo a quota 55 punti. I ragazzi devono sapere che quando smettiamo di fare quello che sappiamo fare con intensità, forza e personalità succedono queste cose. … altrimenti non giocavano i vari Liberali, Rispoli Alesi. Come smettiamo di fare quello che sappiamo… segno della croce! Se una squadra come il Modena, che non ha nulla a che fare con noi, viene qui ed esulta per un pari, un motivo ci sarà e dobbiamo essere orgogliosi!”.

Possiamo dargli torto? Chapeau!

Autore

Vittorio Ranieri

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