Le regole non scritte del calcio italiano
Nel calcio italiano esistono dinamiche che si ripetono da decenni. Quando una società di dimensioni medio-piccole riesce a valorizzare un allenatore o un giocatore, è quasi inevitabile che prima o poi arrivino club più ricchi e prestigiosi pronti a portarlo via. È una realtà con cui deve confrontarsi anche il Catanzaro, che negli ultimi anni ha dimostrato di saper costruire un progetto credibile e valorizzare diversi calciatori, attirando inevitabilmente l’interesse di società economicamente più forti.
Il pesce grande mangia il pesce piccolo
La storia del calcio italiano offre numerosi esempi di questa dinamica. Realtà come l’Atalanta, il Sassuolo, l’Udinese, l’Empoli e, qualche anno fa, anche il Chievo, hanno costruito parte delle proprie fortune sportive ed economiche grazie alla capacità di scoprire, valorizzare e lanciare calciatori poi approdati in club di livello superiore. Si tratta di un meccanismo che continua a caratterizzare il nostro calcio e che rispecchia una legge di mercato tanto semplice quanto inesorabile: il pesce grande finisce quasi sempre per mangiare quello più piccolo.
Le società dotate di maggiori risorse economiche possono infatti garantire stipendi più elevati, progetti tecnici più ambiziosi e palcoscenici di maggiore prestigio. Per questo motivo, quando un giocatore o un allenatore riesce a mettersi particolarmente in evidenza in una piazza come Catanzaro, è inevitabile che finisca nel mirino di club con disponibilità finanziarie e obiettivi sportivi differenti.
Le ambizioni degli allenatori, dei calciatori e il ruolo dei procuratori
Non si tratta soltanto di una questione economica. Chi riceve la possibilità di giocare o allenare in una categoria superiore o in una piazza più importante è spesso portato a cogliere quella che considera un’opportunità di crescita professionale. Una scelta legittima, che rientra nelle normali dinamiche di carriera.
In questo contesto assumono un ruolo determinante anche i procuratori, chiamati a tutelare gli interessi dei propri assistiti. Quando sul tavolo arrivano offerte ritenute vantaggiose, è naturale che gli agenti spingano affinché vengano prese in seria considerazione.
Quando anche i contratti perdono forza
A rendere ancora più evidente questa realtà c’è il fatto che, in determinate circostanze, anche i contratti finiscono per avere un valore relativo. Formalmente un accordo tutela il club e il calciatore fino alla sua scadenza, ma quando entrano in gioco offerte importanti, ambizioni sportive superiori e la volontà del giocatore di cambiare squadra, trattenere qualcuno controvoglia diventa estremamente complicato.
Di fatto, davanti a determinate richieste, i contratti rischiano di trasformarsi quasi in carta straccia. Nessuna società ha interesse a tenere in rosa un atleta scontento o che considera conclusa la propria esperienza. Per questo motivo, nella maggior parte dei casi, si finisce per trovare una soluzione di mercato che soddisfi tutte le parti coinvolte, anche quando il contratto avrebbe teoricamente garantito una permanenza più lunga.
La necessità di programmare il futuro e una realta da accettare
Per società come il Catanzaro, dunque, la vera sfida non consiste soltanto nel trattenere i propri migliori elementi, ma nel programmare sapendo che alcuni di essi potrebbero partire. La capacità di individuare nuovi talenti, valorizzarli e reinvestire le risorse derivanti dalle cessioni rappresenta oggi una delle chiavi principali per restare competitivi.
È una realtà che può non piacere ai tifosi, ma che fa parte del calcio moderno. Le società più piccole devono convivere con queste logiche, adattandosi alle dinamiche del mercato, alle volontà dei giocatori e alle strategie dei procuratori. La vera forza di una società non sta soltanto nel trattenere i propri campioni, ma nella capacità di continuare a costruire valore anche quando questi scelgono nuove strade.
E comunque rimane la Società e rimangono i tifosi
Certo, tutto questo lascia inevitabilmente un po’ di amaro in bocca. I tifosi si affezionano ai giocatori, agli allenatori, ai protagonisti delle stagioni più belle, e vedere qualcuno partire non è mai piacevole. Fa parte del gioco, ma non significa che debba piacere per forza.
A chi dovesse decidere di intraprendere nuove strade non possiamo che augurare le migliori fortune professionali e personali, con la consapevolezza che il Catanzaro ha spesso rappresentato un trampolino importante per tanti protagonisti. Del resto, come recita un vecchio detto popolare, morto un papa se ne fa un altro. Un’espressione forse un po’ brutale, ma che nel calcio trova spesso una sorprendente conferma.
Basta guardarsi indietro. Negli ultimi anni Catanzaro ha salutato allenatori vincenti, dirigenti apprezzati e calciatori che hanno lasciato un segno profondo nel cuore dei tifosi. Eppure la storia non si è fermata. Ogni volta sembrava dovesse aprirsi un vuoto difficile da colmare, ma puntualmente sono arrivati nuovi protagonisti, nuove emozioni e nuove pagine da scrivere.
Perché, in fin dei conti, nel calcio come nella vita, nessuno è davvero insostituibile. Ciò che resta è la società, con la sua storia, la sua identità e la sua capacità di guardare sempre avanti. E soprattutto restano i tifosi, patrimonio autentico e impagabile di questa città, gli unici che non chiedono clausole, non trattano rinnovi e non cambiano maglia. Sono loro la vera forza del Catanzaro, il filo che unisce passato, presente e futuro.
I giocatori passano, gli allenatori passano, perfino i cicli vincenti passano. Il Catanzaro e il suo popolo, invece, restano. Ed è proprio da questa certezza che bisogna ripartire ogni volta, anche quando il mercato porta via qualcuno che avremmo voluto vedere ancora in giallorosso. Perché la storia insegna che, prima o poi, arriverà sempre qualcun altro pronto a raccoglierne l’eredità e a far battere nuovamente il cuore del Ceravolo.
Redazione 24


Si tutto vero, però se ogni anno cedi tutti e poi cerchi i nuovi talenti per rivenderli l’anno successivo non costruisci niente.
Se come ogni anno cambi allenatore e poi ne trovi uno nuovo ogni anno inizi a giocare da Novembre. Concordo che purtroppo sono le regole del mercato e non se ne può fare una colpa alla società ci mancherebbe, anzi stanno facendo un gran lavoro. Ma convincere la tifoseria che ci sia qualcosa di buono in questo “sistema” è dura. Perché in campo alla fine non ci vanno né società né tifosi, ma i calciatori guidati da un allenatore.
Bravo han, concordo con te. In più per quanto brava può essere la società non può andare sempre bene.