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Turati al Catanzaro: una scelta mirata, non di scarto

Scritto da Francesco Ceniti

L’editoriale del Direttore Francesco Ceniti

C’è un vizio che ci portiamo dietro da sempre: giudicare un allenatore o un giocatore dal curriculum. Anzi, peggio: solo dal curriculum. Eppure la storia del calcio ci insegna che le carte d’identità professionali contano fino a un certo punto. Lo diceva, a modo suo, persino Franco Baresi quando si trovò davanti un certo Arrigo Sacchi: «Ma dove ha allenato per dirmi che devo difendere in un altro modo…». Sappiamo come è finita: Sacchi il calcio lo ha cambiato per davvero.
Teniamolo a mente, ora che si parla di Turati.

La gavetta da un osservatorio privilegiato
Turati ha cominciato a fare l’allenatore nel 2019. Fino al 2024 è stato collaboratore tecnico di Vincenzo Italiano: prima la promozione in Serie A con lo Spezia, poi tre anni alla Fiorentina culminati in tre finali consecutive. Non un percorso qualsiasi, ma una gavetta vissuta da un osservatorio importante, accanto a uno dei tecnici più riconoscibili del nostro calcio.
Due anni fa la scelta di camminare da solo. Il risultato? Vittoria del campionato di Serie D e poi una salvezza conquistata sul campo, con la retrocessione arrivata soltanto per i punti di penalizzazione. Chi la Serie C la conosce meglio di tutti noi — Nicola Binda della Gazzetta dello Sport— ha un giudizio netto: il suo Siracusa giocava bene, molto bene per i giocatori che aveva. Ed è proprio grazie al gioco che quella squadra è rimasta in vita fino all’ultima giornata.

Il curriculum non basta (in nessuna direzione)
Attenzione, però: il discorso vale anche al contrario. Restando alle nostre vicende, Rebonato e Cammarata avevano un grande curriculum. Come Cagni e “maciste” Bolchi. Ma senza squadra sappiamo tutti come è andata a finire. Ecco perché la domanda vera non è “che cosa ha vinto Turati”, bensì: quale squadra avrà a disposizione?
Se resta l’ossatura — Pigliacelli, Antonini, Petriccione, Pontisso, Iemmello e Pittarello — allora avrà tutti gli strumenti per dimostrare se merita davvero questa occasione o se invece si rivelerà un flop. Ma il verdetto arriva dopo. Non prima.

Le altre piste, e perché sono saltate
La scelta non è nata dal nulla: sono state vagliate diverse opzioni, alcune portate avanti fino all’ultimo. Per ciascuna, la valutazione si è concentrata sulla compatibilità con il progetto tecnico e con l’assetto del gruppo.
Tra i profili considerati c’erano Pagliuca, Possanzini, Mignani e D’Angelo. In ogni caso il nodo è stato lo stesso: l’aderenza all’idea di gioco e all’equilibrio dello spogliatoio. Per alcuni candidati si sarebbe reso necessario un adeguamento del modo di stare in campo; per altri restavano interrogativi sull’inserimento nel contesto. Su questi parametri si è costruita la decisione finale.

La parola chiave è una sola: gruppo
Ed è qui il cuore di tutto. Noto e Polito vogliono tenere il gruppo il più unito possibile: tre o quattro innesti mirati e un allenatore giovane, con entusiasmo, chiamato a portare un valore aggiunto senza stravolgere nulla.
Le linee guida, del resto, le ha già tracciate Iemmello nella sua intervista: riprendere Cissé in prestito, sacrificare uno tra Favasuli e Liberali, riportare Jack in difesa e, se possibile, anche Rispoli. A quel punto servirebbero due o tre giocatori; uno è Cassandro, specie se Liberali dovesse finire al Como. La società ha già in testa le mosse, e Iemmello lo sa bene.

Merito degli allenatori, ma soprattutto di una struttura solida
Da tre anni il Catanzaro va ai playoff. Merito degli allenatori? Certo. Ma molto di più di una società solida, di una dirigenza che lavora e di un gruppo che sa come si interpretano le partite. Senza queste tre componenti qualunque tecnico — fosse pure Guardiola — sarebbe destinato a far male.
Per questo la scelta di Turati va letta per quello che è: una scelta mirata, non di scarto. L’allenatore poteva essere chiunque, ma il progetto resta lo stesso.
Il resto lo dirà il campo. Appuntamento a Livigno per la prima amichevole: lì cominceremo a vederlo all’opera.

Francesco Ceniti

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