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Dalla Curva alla telecamera: la storia di un amore diventato professione

Scritto da Redazione

Prima tifosi, poi narratori del Catanzaro: una storia lunga quasi vent’anni

Ci sono storie che raccontano un club più di mille comunicati ufficiali.

Quella della famiglia Capellupo è una di queste.

La prima foto è del 10 febbraio 2008: un padre porta il figlio Alfredo in Curva “Massimo Capraro”. È il primo ingresso allo stadio, con Spiderman tra le mani per rassicurarlo. Un gesto semplice, che conoscono migliaia di genitori: trasmettere una passione prima ancora di spiegarla.

La seconda foto è di oggi. Quel bambino è diventato un uomo. Accanto al padre osserva la Curva per l’ultima volta, poche ore prima della demolizione. In mezzo ci sono diciotto anni di partite, trasferte, vittorie, delusioni, abbracci e ricordi.

Ma la storia dei Capellupo non si è fermata sugli spalti.

Dal 2017, con l’inizio dell’era della famiglia Noto alla guida dell’US Catanzaro, curano il settore video della società, raccontando da dietro l’obiettivo le emozioni che prima vivevano da semplici tifosi. Da spettatori a custodi della memoria visiva del club: ogni gol, ogni festa, ogni lacrima, ogni promozione è passata anche attraverso le loro immagini.

È questo il bello del Catanzaro: le persone cambiano ruolo, ma non cambiano amore.

La Curva “Massimo Capraro” è stata abbattuta. Il cemento lascerà spazio a uno stadio nuovo, più moderno. Ma nessuna ruspa potrà demolire ciò che quella gradinata ha costruito: i ricordi di migliaia di famiglie, di padri e figli cresciuti insieme sotto gli stessi colori.

Perché, in fondo, gli stadi si ricostruiscono.

Le storie, invece, restano. E quella dei Capellupo è già parte della storia dell’US Catanzaro.

 

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