Tra i detriti dei lavori allo stadio è tornata alla luce la vecchia trave dell’ingresso del “Prato”. Un pezzo di cemento che racconta generazioni di tifosi e un Catanzaro che vive ancora nei ricordi.
Ci sono pezzi di uno stadio che non finiscono negli almanacchi. Non hanno segnato gol, non hanno indossato una maglia e non compaiono nelle fotografie delle formazioni.
Eppure raccontano il Catanzaro forse più di tante statistiche.

Uno di questi è riemerso quasi per caso, tra cemento spezzato, terra e ferri contorti del cantiere del Ceravolo.
Su una vecchia trave si legge ancora una parola:
“PRATO”
Poche lettere, consumate dal tempo. Ma per tanti catanzaresi sono sufficienti per spalancare una porta della memoria.
A pubblicare la fotografia sui social è stato l’assessore allo Sport Totò Battaglia, vecchio tifoso giallorosso prima ancora che amministratore.
Quella trave, racconta, era l’architrave del cancello d’ingresso della vecchia curva “Prato”, la parte bassa dello stadio, sotto il livello della strada.
Siamo nel Catanzaro di prima del 1971, prima della storica promozione in Serie A. Un altro calcio e, soprattutto, un altro modo di viverlo.

Da quel cancello sono passati padri con i figli per mano, ragazzi diventati uomini, bambini che vedevano per la prima volta il rettangolo verde.
Non c’erano smartphone per immortalare quell’istante. La fotografia rimaneva nella testa.
C’era l’attesa fuori dal cancello, il biglietto stretto in mano, la confusione, le voci. Poi finalmente si entrava.
E magari, per un bambino, bastava vedere quel prato verde comparire davanti agli occhi per innamorarsi per sempre del Catanzaro.
È questo che rende quella trave qualcosa di diverso da un semplice residuo di demolizione.
“PRATO”.

Una parola che oggi appare quasi archeologia calcistica e che invece racconta le radici di ciò che sarebbe venuto dopo: il Ceravolo delle grandi domeniche, delle promozioni, delle sofferenze, delle curve piene.
E soprattutto delle generazioni che si sono tramandate gli stessi colori.
Battaglia lo ha sintetizzato così:
«Non è solo un pezzo di cemento: è un segno della memoria della nostra città, un ricordo di chi siamo stati, mentre ci proiettiamo nel futuro».
Ed è forse proprio questo il significato più bello della fotografia.
Il Ceravolo cambia, com’è inevitabile che sia. Il nuovo prende il posto del vecchio e lo stadio prova ad accompagnare il Catanzaro nel futuro.
Ma mentre ruspe e lavori trasformano luoghi conosciuti da decenni, ogni tanto il passato decide di farsi ritrovare.
Questa volta lo ha fatto con una trave malconcia e cinque lettere ancora visibili.
Per qualcuno sarà soltanto cemento.
Per chi da quel cancello è passato, invece, è un pezzo di gioventù tornato improvvisamente alla luce.
Redazione 24

