Per scoprire se esiste vita su Marte, gli scienziati impiegano sonde, telescopi e miliardi di euro. A noi, più modestamente, sono bastati i novanta minuti di Verona.
Ci mancherebbe, non abbiamo trovato fenomeni extraterrestri (quelli ormai giocano e incantano in serie A, ultimo su tutti Liberali) e neppure un calcio venuto da un altro pianeta.
Ma qualche segnale di vita, almeno, lo si è visto.
Il paradosso è tutto qui: il Catanzaro torna infatti dal Bentegodi con un pareggio, una prestazione incoraggiante (almeno dal punto di vista caratteriale) ma con l’ultimo posto in classifica!
Eppure Verona ha raccontato qualcosa di diverso, ovvero che questa squadra, pur con tutti i suoi limiti, ha un’anima… se vuole.
Lo ha dimostrato soprattutto nelle difficoltà, quando, dopo aver incassato la doppietta d Moschera (ma Ruggero dov’era?) sarebbe stato più “semplice” sciogliersi e disunirsi. Invece, le Aquile hanno trovato il modo di rimanere dentro la partita, mostrando una compattezza ed una capacità di reazione che nelle precedenti uscite non si erano mai viste.
Naturalmente non basta.
Restano le lacune tecniche, gli squilibri e gli equivoci tattici e strutturali e un’identità di gioco ancora da definire. Problemi che il pareggio di Verona non cancella e che una classifica tanto impietosa e preoccupante rende persino più evidenti.
L’ultimo posto non concede, quindi, il lusso di accontentarsi dei segnali incoraggianti.
Ed è proprio qui che si misura la vera sfida di Gorgone: trasformare quanto visto a Verona in qualcosa di più concreto. Dare continuità, trovare equilibri e soprattutto cominciare a vincere, a partire da sabato contro l’Ascoli, nonostante gli infortuni pesantissimi di Pecorino e Giovane. Quando si dice… piove sul bagnato! Diciamocela tutta: una squadra viva può ancora risalire, ma deve dimostrarlo prima che il tempo cominci a diventare l’avversario più difficile.
Insomma, ultimi sì. Ma non necessariamente perduti.
C’è (forse) vita su Marte. Adesso, però, bisogna cominciare a fare punti sulla Terra…

