La situazione del Catanzaro è tremendamente difficile. Non lo scopriamo certamente oggi e continuare a ribadire gli errori commessi in sede di mercato e di programmazione, in questo momento, non serve davvero a nulla. Individuare le responsabilità è persino troppo facile, ma anche questo esercizio rischia di rivelarsi sterile. Il passato non si può cambiare e continuare a guardarsi indietro non restituirà alla squadra i punti lasciati per strada.
C’è un dato di fatto dal quale bisogna partire: per mantenere la categoria servirà qualcosa di straordinario. Un’impresa che, guardando alla situazione attuale, assume i contorni di una vera e propria missione impossibile. Ma proprio per questo è arrivato il momento di mettere da parte tutto il resto e concentrarsi esclusivamente sull’obiettivo.
E diciamolo senza girarci troppo intorno: per provarci servirà il contributo di tutti coloro che ruotano attorno al mondo giallorosso. Discutere di quello che è stato, delle scelte sbagliate, di quello che si sarebbe potuto fare o persino di ciò che potrebbe accadere domani non aggiungerà nulla a quello che oggi serve davvero. L’unica cosa che conta è il mantenimento della categoria.
Non servono neppure false speranze, né frasi di circostanza per provare a rendere meno amara una realtà che è sotto gli occhi di tutti. È vero, la Serie B è un campionato particolare, dove basta poco per sprofondare e altrettanto poco per ritrovare fiducia e risalire. Ma ricordarlo continuamente non basta. Le possibilità bisogna costruirsele, mettendo in campo quella forza, quella determinazione e quello spirito di sacrificio che diventano indispensabili soprattutto quando tutto sembra compromesso.
La sconfitta di Cesena, per quanto visto in campo, è immeritata. E forse, guardando alle ultime due gare della gestione Mignani, tra Padova e Cesena, il Catanzaro avrebbe meritato di raccogliere almeno tre punti in più. Non sarebbero bastati a cambiare radicalmente la classifica, ma avrebbero certamente contribuito a restituire morale e fiducia a un ambiente che ne ha disperatamente bisogno. Magari, nel corso della stagione, arriveranno anche vittorie non del tutto meritate. Fa parte del calcio. Ma oggi non è il momento di fare conti con quello che poteva essere: è il momento di lavorare.
La società sembra aver compreso la necessità di intervenire, certamente con un ritardo che non può essere cancellato, ma continuare a sottolineare ciò che si sarebbe dovuto fare prima non cambierà le cose. C’è una nuova guida tecnica che avrà bisogno di tempo per riprendere in mano le redini della squadra, trasmettere le proprie idee e provare a restituire un’identità a un gruppo che, almeno per il momento, dovrà essere quello chiamato a portare la barca in porto. Almeno fino all’apertura del mercato invernale, che oggi appare ancora terribilmente lontana.
Nel frattempo ci saranno partite difficilissime, ostacoli che sembreranno insormontabili e avversari contro i quali servirà andare oltre i propri limiti. Per affrontarli, però, non servono proclami. Servono fatti. Quelli di chi scende in campo e deve trovare dentro di sé qualcosa in più rispetto a quanto mostrato finora. Quelli di chi lavora quotidianamente per preparare le partite. Quelli di una società chiamata a sostenere concretamente il proprio progetto. E quelli di una tifoseria che, soprattutto nei momenti più complicati, può rappresentare una risorsa fondamentale.
Anche dagli spalti servirà qualcosa di straordinario. Non significa rinunciare al diritto di criticare, né chiedere a qualcuno di fingere che vada tutto bene. Significa comprendere che esiste un momento in cui bisogna mettere da parte le divisioni, evitare di gettare benzina sul fuoco e diventare parte attiva di una missione che riguarda tutti. Chi vuole bene davvero al Catanzaro è chiamato a dimostrarlo adesso, quando sostenerlo è certamente più difficile che farlo dopo una vittoria.
La salvezza oggi sembra un’impresa ai limiti dell’impossibile. Ma se dovesse arrivare, avrebbe un valore enorme. Sarebbe molto più di una semplice permanenza in Serie B: sarebbe una conquista da ricordare, una di quelle imprese capaci di lasciare un segno nella storia di una squadra e della sua gente. Una vittoria che, per emozioni e significato, potrebbe valere quanto una Champions League.
E allora non è il momento di arrendersi, di cercare continuamente colpevoli o di alimentare un clima di sfiducia. È il momento di stringersi attorno a quei colori, alla loro storia e a una maglia che merita rispetto anche quando soffre.
Perché il Catanzaro non si tifa soltanto quando vince, quando entusiasma e quando regala soddisfazioni. Si tifa soprattutto quando attraversa le difficoltà, quando cade e quando ha bisogno della propria gente per rialzarsi.
Adesso servono cuore, sacrificio e unità. La missione è difficilissima, forse impossibile. Ma se c’è ancora una possibilità, bisogna provarci tutti insieme. Fino all’ultimo minuto. Perché è proprio nei momenti più bui che si riconoscono i veri tifosi.
Redazione 24


BASTA BASTA BASTA!!!!
basta con questi articoli, dove sembra che sia tutto sulle spalle dei tifosi. I tifosi sono quelli che pagano il biglietto, che sacrificano giornate con le famiglie per una passione , per quei colori. Chi di loro ha 40 anni ( anche meno) si è fatto la C2, stando sempre lì. Quindi Basta con questa storia.
In campo ci vanno i calciatori che per farlo non pagano come i tifosi anzi vengono pagati . Fosse per me è da un pezzo che era iniziata una contestazione vera. Perché non puoi mandare all’ aria anni di sacrifici perchè vuoi tenerti in casa i soldi , perché questo è stato fatto ne sono stati spesi molti meno di quelli entrati dalle vendite e sono stati spesi anche male programmando tutto a caso con la spocchia di essere invincibili.
Quindi la colpa di tutto questo schifo è della società e di nessun altro e se i tifosi si rompono le scatole di andare allo stadio e continuare e regalare soldi a chi non gliene fregato niente di tutti i loro sacrifici ( calciatori compresi che sembra siano completamente in bambola) fanno bene !
Non vuol dire non “tifare” più la loro squadra ma vuol dire far capire alla società che il CATANZARO non è un loro giochino ma la NOSTRA squadra!
C’è voluta un umiliazione come il 6-1 per costringere la società a cambiare la guida tecnica, questo perché non gliene frega assolutamente niente dei tifosi e adesso viene fuori che è il publico a dover tenere in piedi la baracca? Ma per piacere