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Fianco a fianco senza barriere: quando il calcio torna a essere poesia

Scritto da Redazione

Due ragazzi, due maglie diverse e un’unica emozione: l’immagine che racconta il volto più vero, semplice e umano del nostro sport

Nella Curva Sud dello stadio di Frosinone, mentre in campo si affrontano due squadre che per novanta minuti diventano rivali, sugli spalti succede qualcosa di infinitamente più grande del risultato.

Due ragazzini. Uno con la sciarpa del Catanzaro stretta al collo. L’altro con la tuta del Frosinone addosso, i colori di casa cuciti sul cuore.

Sono seduti uno accanto all’altro. Parlano. Si scambiano battute. Guardano la partita con la stessa luce negli occhi. Nessuna tensione, nessuna diffidenza, nessuna distanza. Solo la normalità disarmante di chi ama il calcio per quello che è: un gioco, una passione, un linguaggio universale.

Non servono barriere. Non servono tessere, controlli, gabbie, divisioni. Non servono muri quando esiste il rispetto.

In questa immagine c’è tutto ciò che spesso abbiamo dimenticato. C’è l’essenza più pura del tifo: appartenere senza odiare, sostenere senza disprezzare, amare i propri colori senza negare quelli degli altri. Avversari in campo, mai nemici nella vita.

Mentre il pallone corre sull’erba e lo stadio rumoreggia, quei due ragazzi fanno qualcosa di rivoluzionario nella sua semplicità: condividono lo stesso spazio, la stessa emozione, lo stesso momento. Ognuno con il proprio vessillo, ognuno con il proprio cuore che batte per una maglia diversa, ma insieme. Fianco a fianco.

È questo il calcio che vogliamo. È questo il calcio che ci piace.

Il calcio romantico, quello che non ha bisogno di urlare per esistere. Quello che non si nutre di odio ma di passione. Quello che nasce nelle curve, nei gradoni freddi degli stadi di provincia, negli sguardi dei bambini che imparano cosa significa tifare guardando chi gli sta accanto, non chi gli sta contro.

In un’epoca in cui il pallone è spesso prigioniero di interessi, polemiche e tensioni, questa immagine è una carezza. È una lezione silenziosa. Ci ricorda che il calcio non è guerra, non è divisione, non è identità contrapposta. È appartenenza, sì, ma senza perdere umanità.

Oggi Frosinone e Catanzaro sono avversarie. Domani lo saranno altre squadre. I risultati cambiano, le classifiche scorrono, le stagioni passano. Ma ciò che resta – se sappiamo custodirlo – è questo: due ragazzi, due colori, una sola passione.

E forse, se il calcio avrà ancora un futuro degno di essere amato, sarà proprio grazie a scene come questa. Dove non servono barriere. Dove non servono tessere. Dove basta sedersi accanto a qualcuno diverso da te… e vivere insieme la magia del gioco più bello del mondo.

Harp

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