Avremmo voluto esimerci dall’entrare nella polemica sui lavori di ristrutturazione dello Stadio Nicola Ceravolo. Davvero.
Ma ovunque ci si giri – giornali, testate web, social network – il tema stadio è diventato onnipresente, accompagnato da commenti, prese di posizione e letture contrapposte, spesso affidate ai corifei di turno, più attenti allo scontro che al merito delle questioni.
La vicenda legata al Ceravolo è progressivamente scivolata dentro una dinamica di polemica politica permanente, con maggioranza e opposizione impegnate in un confronto sempre più aspro, incapace di separare il piano dell’interesse pubblico da quello del posizionamento politico. Sullo sfondo non c’è folklore, ma una fase istituzionale delicata, con un sindaco in attesa della scadenza del 20 febbraio, termine entro il quale si comprenderà se i consiglieri intenzionati alla sfiducia riusciranno a raggiungere il magic number di 17 firme.
Nel frattempo, mentre la città resta sospesa, cresce l’attesa per un passaggio chiave: la delibera di indizione della gara di appalto relativa ai lavori della tribuna e della Curva Massimo Capraro. Un atto amministrativo atteso, necessario, che dovrebbe essere affrontato con rigore procedurale, chiarezza e visione strategica. E che invece rischia di essere schiacciato dal rumore di fondo della polemica, delle dichiarazioni incrociate, delle accuse reciproche.
In queste settimane, infatti, all’attesa dei tempi amministrativi si è sovrapposta una dialettica politica anche concentrata sul passato, con il riemergere di questioni e responsabilità risalenti anche a quindici o vent’anni fa, spesso estranee al percorso oggi in corso e poco utili a chiarire ciò che realmente conta: lo stato degli atti, le procedure, le decisioni da assumere.
Intorno, però, c’è una città che vorrebbe parlare d’altro.
Della Curva Capraro, della sua trasformazione, dei primi interventi concreti previsti, del progetto complessivo di ristrutturazione del Ceravolo, che rappresenta un’operazione strutturale rilevante per il Catanzaro e per la città. Un’occasione importante, che richiederebbe sobrietà, responsabilità e rispetto dei ruoli.
Il rischio, invece, è che il tempo dell’amministrazione venga costantemente confuso con il tempo della contrapposizione politica, e che un passaggio tecnico delicato venga letto esclusivamente attraverso la lente dello scontro tra schieramenti. Così facendo, lo stadio finisce per non essere percepito come un progetto condiviso, ma come un terreno di confronto permanente, dove ogni passaggio diventa pretesto per polemiche e rimpalli di responsabilità.
Alla fine dei conti, la questione è tutta qui: mentre si attende un atto amministrativo concreto, la discussione pubblica continua a consumarsi altrove. E la città resta in attesa, chiedendo soprattutto una cosa semplice: chiarezza, responsabilità e rispetto delle istituzioni.
Perché le opere pubbliche non si realizzano con le dichiarazioni. Si realizzano con gli atti.
Foto di Lorenzo Costa per UsCatanzaro.net
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