Certe partite raccontano molto più del risultato finale. Raccontano gesti, emozioni, momenti che nel giro di pochi minuti cambiano il senso di un pomeriggio di calcio. Ed è ciò che è accaduto con Marco Nasti, attaccante pavese dell’Empoli con un passato recente a Cosenza.
Cresciuto nel settore giovanile dell’Milan, Nasti nel luglio 2022 viene ceduto in prestito al Cosenza. Proprio in Calabria muove i suoi primi passi tra i professionisti: in quella stagione colleziona 27 presenze e 5 reti, considerando anche i play-out, nei quali lascia il segno decidendo l’andata della sfida contro il Brescia.
Ieri, però, la sua partita è diventata simbolo di qualcosa di diverso.
Dopo aver realizzato il secondo gol della formazione toscana, Nasti si è lasciato andare a un’esultanza molto particolare: la mano portata all’orecchio, gesto che nel linguaggio calcistico è spesso interpretato come una provocazione verso il pubblico avversario, quasi a dire “non vi sento più” oppure “adesso fate silenzio”.
Un gesto che, soprattutto in uno stadio caldo e passionale come quello del Catanzaro, difficilmente passa inosservato.
Il paradosso della giornata è che quell’esultanza, pensata probabilmente come una risposta al tifo o come una rivendicazione personale, visti i trascorsi in terra bruzia, è diventata invece uno dei momenti simbolici della rimonta giallorossa. Infatti poi la partita ha cambiato volto: il Catanzaro nella ripresa ha trovato energie, orgoglio e rabbia agonistica, ribaltando completamente il risultato fino al 3-2 finale.
Quello che doveva essere uno sfottò si è trasformato così in una sorta di karma sportivo, con la sconfitta della formazione toscana.
Dispiace, soprattutto pensando alla società guidata dal presidente Fabrizio Corsi, dirigente stimato e uomo di calcio competente, da sempre attento ai valori sportivi e alla correttezza in campo. Non è difficile immaginare che una tiratina d’orecchie al suo giovane tesserato possa arrivare.
Perché venire a Catanzaro e sfottere un pubblico caloroso ma sportivo come quello del Ceravolo non è mai una bella cosa. In Serie B si può vincere o perdere, ma il rispetto per gli avversari e per la passione della gente resta una regola non scritta del gioco.
E ieri il campo lo ha ricordato ancora una volta: a volte basta un gesto per svegliare ancora di più l’intera tifoseria giallorossa.
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Redazione 24

