E’ passata la nottata del calciomercato e pure gennaio. E speriamo che il vento cambi direzione, tornando a spirare forte dentro le vele giallorosse per consentire al Catanzaro di riprendere la navigazione, quella stessa navigazione che prima dell’arrivo di questi due fattori era impetuosa, come mai prima in Serie B: cinque vittorie di fila restano una dimostrazione di forza che non può essere frutto del caso o della fortuna. E allora che cosa è accaduto di tanto sconvolgente da farci piombare in una fase di stallo? Non una sola causa, semmai una quasi tempesta perfetta che ha ribaltato le certezze della squadra e dei tifosi. Quegli stessi tifosi che oggi masticano amaro per una campagna acquisti giudicata “deludente” e per nulla “ambiziosa”, al contrario di quella in uscita, corposa e importante. E quindi nei bar reali e in quelli virtuali echeggia una domanda amletica: “Ci siamo indeboliti oppure no, questo è il problema”. Come sempre la risposta la darà un giudice supremo, il campo. E basterebbe una vittoria contro la Reggiana (mai battuta da quando siamo ritornati in B) per spazzare via la tempesta perfetta e tutti i dubbi della piazza, rilanciando ambizioni e sogni. Fa parte del gioco, nel calcio alla fine contano i risultati e tutto il resto sono chiacchiere di contorno. Ma anche le chiacchiere fanno parte del gioco e soprattutto a bocce ferme si può fare un’analisi (la nostra) sulla bussola che ha guidato il Catanzaro (società) in queste settimane di trattative e il Catanzaro (squadra) nello stesso arco di tempo, condizionato anche dalle voci esterne di cessioni e acquisti.
Andiamo subito al cuore della questione: delusione alla settima potenza per chi si aspettava colpi sensazionali, asticelle alzate e nomi in grado di accendere entusiasmi. Il Catanzaro ha scelto una strada diversa ed è una strada che conosce bene: spese ragionate, investimenti mirati, fiducia nei giovani (meglio se di proprietà) e qualche scommessa per tentare il colpaccio. Da quest’anno anche un allenatore di prospettiva che predilige il bel gioco da raggiungere attraverso una filosofia ben precisa che mal digerisce deviazioni e variazioni sul tema (insomma, una certa rigidità può essere un punto di forza, ma anche di debolezza). Una strada che porta, nei pensieri della dirigenza, sempre nello stesso luogo: il mantenimento della categoria (la B). Avventurarsi in pericolose scorciatoie significa mettere in discussione tutto il progetto, ma il presidente Noto è un imprenditore pragmatico, la sua storia personale lo spiega meglio di altre parole. Quindi il Catanzaro si muove e si muoverà nelle prossime stagioni in questo modo. Non c’è ambizione? Ambizione non vuol dire spendere cifre folli per andare in A. In primis perché il calcio non è (per fortuna) matematica e quindi nulla garantisce il risultato. E in secondo, perché in A ci si può arrivare anche dopo avere consolidato la base e con i bilanci in ordine. Difficile credere alla vox populi secondo cui “non vogliono andare in A…”. E perché mai? La massima serie porta soldi, visibilità e molto altro. Ma per arrivare al sole a tutti i costi si rischia di fare la fine di Icaro. Quindi, la scelta del club è di buon senso e condivisibile. Certo, ogni tanto (ogni tanto) si può fare un’eccezione, un colpo a sorpresa che esca dalla normalità per finire nella categoria dei sogni. Il ritorno di Palanca, di Kamara e Iemmello avevano questa idea di fondo. Due volte è andata alla grande, una volta no (ovviamente mica per colpa di Kamara). Ecco, speriamo che il presidente Noto in un prossimo calciomercato (perché no, già la prossima estate) faccia ancora una “pazzia”, l’eccezione che confermi la regola.
E veniamo alla squadra. Ci siamo indeboliti? Intanto gennaio ha portato tre acquisti pesanti: Pompetti, Di Francesco e Cisse… Sì, il fresco attaccante del Milan adesso potrà riprendere il suo cammino e deliziarci ancora, sapendo che ogni gol o assist sarà seguito con attenzione da Max Allegri e dalla dirigenza rossonera che negli ultimi sospiri di calciomercato ha rimandato indietro Mateta e suoi guai fisici, risparmiando 30 milioni di euro e preferendo investire sul mercato italiano e sul talento che ben conosciamo. Cissè da sabato tornerà a volare, libero da voci e pensieri che avrebbero distratto persino un santo. E con lui speriamo tornino a volare Pompetti e Di Francesco. Tre acquisti funzionali al credo di Aquilani che ormai ha trovato la quadra tattica e non la cambierà fino a fine stagione, non la cambierà neppure in emergenza perché i 32 punti gli garantiscono tranquillità. Quindi, piuttosto che cambiare modulo e identità (passando a un 3-5-2, ad esempio), va dritto per la sua strada, la stessa della società. Il mercato è stato fatto in evidente sintonia, la rosa era troppo numerosa e andava sfoltita per dare al tecnico la possibilità di concentrare le energie e trovare spazi idonei (Liberali su tutti) a chi è ritenuto idoneo alla sua filosofia. Ecco spiegate le tante cessioni: i vari Di Chiara, Bettella e persino Pandolfi non servivano ed erano un costo superfluo. Qualche rimpianto si potrebbe averlo su Biasci, ma il ruolo di seconda punta non è gradito ad Aquilani che infatti ha acconsentito al prestito di Buso, bocciato come esterno di centrocampo. Insomma, Aquilani ci ha messo la faccia e la firma su questa calciomercato, persino sul deludente (fin qui) Oudin, che ha però caratteristiche gradite. Gli arrivi del difensore Jack (in prestito) e dell’esterno Esteves (a titolo definitivo) colmano le lacune segnalate dal timoniere giallorosso. In attacco Cissè, Iemmello e Pittarello sono le nostre uniche carte e qui la preoccupazione di una coperta corta è lecita. Certo, c’è la scommessa Koffi: speriamo sia vincente, così Polito (fin qui bravo, davvero bravo sui giovani e sconosciuti, meno negli acquisti degli over) potrà passare all’incasso e con lui la società.
Ma se così non fosse, dovrà essere Aquilani a dimostrare di poter far bene anche con tre soli attaccanti di ruolo, facendo leva su altre opzioni e risorse, con il ritrovato Cisse ago della bilancia. In conclusione, sono passati calciomercato e gennaio: il Catanzaro ha fatto bene prima e può far bene dopo. Un passo alla volta. Iniziando da sabato, spezzando il tabù Reggiana e guardando al futuro con fiducia. Quella fiducia fatta a pezzi quando in un gennaio di molti anni fa ci dissero che erano stati comprati Ganci e Galeoto. Li stiamo ancora aspettando…
Foto di Lorenzo Costa per UsCatanzaro.net
Francesco Ceniti


L’ho sempre detto che bisognava sbolognare 5-6 elementi inutili frutto di una campagna estiva che solo Polito poteva fare, così si è fatto, manca Oudin. Ora certi della nostra forza (perché siamo forti) dobbiamo ripartire con tanta rabbia e concentrazione ad iniziare dalla prossima. Forza Giallorossi.