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Padova-Catanzaro 1-3, la maturità delle Aquile sotto il cielo grigio dell’Euganeo

Scritto da Tony Marchese

Le Aquile continuano la loro corsa tra gioco, carattere e oltre milleduecento tifosi al seguito

Certe vittorie hanno un peso diverso. Non solo per i tre punti, ma per quello che raccontano. E quella del Catanzaro a Padova è una di queste.

Allo stadio Euganeo il pomeriggio era grigio, con la pioviggine che ogni tanto accarezzava il campo e un vento leggero a muovere le bandiere. Ma in mezzo a quel cielo veneto c’era un angolo giallorosso rumoroso e caldo: oltre mille tifosi arrivati da Catanzaro per spingere la squadra ancora una volta lontano dal Ceravolo. Un seguito ormai abituale per queste Aquile che, come spesso accade, non sono mai sole in trasferta.

E forse è proprio questo il primo segnale della crescita di questo Catanzaro: una squadra che ha costruito identità, appartenenza e fiducia attorno a sé.

La partita, come aveva previsto Alberto Aquilani, non era affatto semplice. Il Padova è squadra organizzata e fisica, capace di creare problemi a chiunque. Ma il Catanzaro ha avuto il merito di entrare subito nella gara con personalità. «Sapevamo che sarebbe stata una partita piena di insidie – ha spiegato il tecnico nel dopo gara – ma i ragazzi sono scesi in campo con la voglia di fare la partita che avevamo preparato».

Il vantaggio arriva dopo poco più di un quarto d’ora: Alesi trova la giocata giusta e porta avanti i giallorossi. È il primo segnale di una squadra che non si limita a gestire, ma prova a imporre il proprio calcio.

Il Catanzaro palleggia, rallenta quando serve e riparte quando trova spazio. Un controllo della partita che Aquilani ha sottolineato con soddisfazione:
«Nel primo tempo siamo partiti molto bene, poi abbiamo rallentato un po’. La cosa positiva è che nel secondo tempo siamo ripartiti bene e abbiamo controllato la gara per gran parte dei novanta minuti».

Il raddoppio arriva nella ripresa con il capitano, Pietro Iemmello, che continua a essere molto più di un semplice attaccante. Leader tecnico e carismatico, capace di illuminare la manovra e poi di presentarsi puntuale sotto porta. Aquilani non ha dubbi sul suo peso specifico nella squadra:
«È il capitano e un leader. Ha qualità fuori categoria e dà tantissimo alla squadra».

Il Padova prova a riaprire la partita nel recupero con una conclusione dalla distanza di Di Maggio, un gol che lascia l’unico piccolo rammarico al tecnico giallorosso. «Ci tenevamo a non prendere gol», ammette Aquilani, ricordando come in settimana si fosse lavorato molto proprio sulle situazioni difensive.

Ma questa squadra ha imparato una cosa: non smettere mai di giocare.

Passano pochi secondi e il Catanzaro colpisce ancora. Ripartenza fulminea, Padova sbilanciato, e Iemmello che chiude definitivamente i conti firmando il 3-1. Un gol che è quasi una fotografia della mentalità giallorossa. «Il terzo gol dimostra che questa è una squadra che non molla mai», ha spiegato Aquilani.

Ed è forse proprio qui che si misura la crescita del Catanzaro.

Non solo nella qualità del gioco, che ormai è riconoscibile, ma nella maturità con cui la squadra interpreta le partite. Aquilani lo ripete spesso: le idee sono state chiare fin dall’inizio. «Abbiamo iniziato a lavorare da quest’estate per costruire una squadra che sapesse sempre cosa fare in campo».

A Padova queste idee si sono viste tutte: organizzazione, personalità e la capacità di colpire nei momenti decisivi.

E mentre l’arbitro fischia la fine, dall’angolo giallorosso dell’Euganeo si alza l’ennesimo coro. I tifosi festeggiano sotto il settore ospiti, i giocatori vanno a prendersi quell’abbraccio. È il rito di ogni trasferta.

E forse anche il segno più evidente che questo Catanzaro, passo dopo passo, sta diventando qualcosa di più di una semplice squadra che gioca bene a calcio. Sta diventando una squadra che sa vincere.

TM

Autore

Tony Marchese

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