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Pittarello, l’eroe silenzioso che accende il sogno giallorosso

Scritto da Redazione

Ci sono serate in cui il calcio smette di essere solo una partita e diventa racconto. Racconto di uomini, di caratteri, di fatica. Serate in cui il risultato è solo la superficie di qualcosa di più profondo.
La rimonta del Catanzaro contro l’Empoli — da uno 0-2 che sembrava una condanna a un incredibile 3-2 — appartiene a questa categoria. E nel cuore di questa storia c’è un nome che non sempre finisce nei titoli a caratteri cubitali: Filippo Maria Pittarello.

Due gol. Un assist. E soprattutto una prestazione che racconta molto più dei numeri.

Pittarello non è uno di quei calciatori che arrivano con la luce dei riflettori addosso. Non è il bomber celebrato dalle statistiche o l’uomo delle copertine. È piuttosto uno di quei giocatori che il calcio vero conosce bene: quelli che lavorano nell’ombra, che corrono quando gli altri esultano, che si sacrificano quando la partita si sporca.

Per mesi è stato osservato con diffidenza. Qualcuno gli ha rimproverato i gol che non arrivavano. Qualcun altro si è fermato ai numeri, senza guardare il resto.

Ma il calcio, ogni tanto, restituisce tutto. E così in una sera che sembrava complicarsi irrimediabilmente, quando l’Empoli aveva portato il risultato sullo 0-2 e sul Ceravolo si era steso quel silenzio sospeso che accompagna i momenti difficili, è arrivata la risposta della squadra. E dentro quella risposta c’era soprattutto lui. Pittarello.

Un gol per riaccendere la speranza. Un secondo goal per cambiare l’inerzia della partita. Un assist per completare la rimonta.

Perché i sogni non si costruiscono solo con gli eroi celebrati. Si costruiscono con quelli che lavorano ogni giorno. Con i calciatori che non chiedono applausi ma continuano a correre. Con quelli che accettano le critiche e non smettono di dare tutto. Con quelli che tengono la testa bassa e la maglia sudata. Pittarello appartiene a questa stirpe.

Sono i costruttori silenziosi del calcio, quelli che non hanno foglie d’oro sulle spalle ma portano addosso il peso delle partite. Quelli che tengono viva la squadra quando la partita si sporca. Quelli che trasformano il lavoro in opportunità. E quando il calcio decide di premiarli, succedono serate come questa.

Il Ceravolo che si accende. La curva Massimo Capraro che esplode. Una squadra che ribalta il destino della partita. E dentro quella festa c’è anche il riconoscimento per chi ha sempre dato tutto, senza chiedere nulla. Perché il calcio, alla fine, ha una sua giustizia poetica.

Non l’eroe delle copertine. Ma uno di quelli che fanno nascere i sogni. E a Catanzaro, quando il sogno chiama, qualcuno risponde sempre.

Foto Us Catanzaro 1929

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