Sala stampa piena, microfoni accesi e oltre quarantacinque minuti di confronto senza filtri. A mercato chiuso, il direttore sportivo del Catanzaro si è presentato davanti alla stampa per spiegare, punto su punto, scelte, rinunce e convinzioni che hanno guidato la sessione invernale. Il messaggio è stato netto: coerenza, sostenibilità e gruppo prima di tutto. Niente colpi “per accontentare”, sì a innesti funzionali e a un progetto che guarda avanti.
«Non c’erano tre buchi»
La critica iniziale – difensore, esterno sinistro e attaccante – viene respinta con decisione. In difesa, l’arrivo di un giovane nazionale classe 2006 è stato legato all’uscita improvvisa di Bettella, maturata a ridosso della gara. «Non mancavano titolari: abbiamo un reparto con gerarchie chiare e concorrenza interna».
Sull’esterno sinistro, il mercato italiano è stato giudicato fuori portata per costi e profili. Da qui la scelta estera, coerente con il gioco e con l’equilibrio economico, valorizzando anche soluzioni interne e rientri importanti.
Davanti, la linea è stata ancora più chiara: gli attaccanti ci sono. Inserire un nome “sopra” avrebbe complicato la gestione del gruppo senza reali benefici.
Equilibrio economico e identità
Il direttore ha insistito su un concetto: oggi in Serie B girano sempre gli stessi nomi a cifre insostenibili. Il Catanzaro, invece, ha costruito credibilità valorizzando giovani e mantenendo conti in ordine. «Siamo osservati perché facciamo giocare ragazzi e li facciamo crescere. Questo è un valore».
Da qui la scelta di ringiovanire, abbassare l’età media e i costi, anche correggendo scommesse estive che non hanno reso come atteso.
Uscite “necessarie” e spogliatoio
Le partenze sono state motivate da malumori dichiarati. «Chi non è contento, se vuole andare, lo ascoltiamo. Ma il Catanzaro non subisce: se uno esce, entra qualcuno funzionale». Il principio è semplice: resta chi ha orgoglio e fame.
In questo senso, il riferimento a Pontisso è stato emblematico: richieste ricevute, ma nessuna apertura. «Ha questi colori addosso». Lo stesso per Cisse, al centro di una trattativa complessa che si è chiusa con una scelta di continuità.
Il caso Cisse: scelta di maturità
L’operazione con PSV prima e Milan poi è stata raccontata nei dettagli. Il ragazzo, insieme all’entourage e al club proprietario, ha scelto di non creare un disagio a gennaio e di completare il percorso a Catanzaro prima del grande salto. «Un rischio anche per lui, ma un segnale fortissimo».
Koffi e la scommessa consapevole
Su Koffi, chiarezza totale: profilo seguito da tempo, anticipato a gennaio quando il mercato non offriva certezze sostenibili. «Meglio una scommessa con freschezza e potenziale che un nome preso per quieto vivere». Il curriculum c’è, il tempo anche.
Under sì, ma con criterio
La scelta di sostituire over con under non è ideologica: è figlia di sette mesi di valutazioni. «Se un giovane è forte, è forte a 20 come a 30». Il Catanzaro, oggi, si fida di uno staff considerato “top” e di un gruppo che ha già dimostrato di reggere pressione e responsabilità.
Modulo e gestione: decide il campo
Sulle ipotesi tattiche (3-5-2, 3-4-2-1), la risposta è stata prudente: gli strumenti ci sono, le soluzioni pure. Tocca all’allenatore scegliere gara per gara, senza forzare equilibri costruiti nel tempo.
Conclusione
Il direttore non ha promesso scorciatoie. Ha rivendicato una linea chiara, fatta di umiltà, lavoro e identità. «Siamo arrivati fin qui con questi ragazzi. Continuiamo così».
Un messaggio che non spegne il dibattito, ma mette un punto fermo: il Catanzaro non rincorre, costruisce. E lo fa guardando negli occhi la propria gente.
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Redazione 24

