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Pompetti duecentonove giorni dopo!

Scritto da Redazione

Un gol che diventa abbraccio

Ci sono momenti in cui la vita, senza chiedere permesso, ti ferma. Lo fa con un gesto secco, improvviso, che ti costringe a cambiare ritmo e a guardarti dentro. Per lui è successo a Dimaro: una partita d’estate, una frattura alla tibia, una sala operatoria. E all’improvviso il campo non c’è più, sostituito da un tempo diverso, lento, silenzioso, fatto di riabilitazione, di passi misurati, di giorni che sembrano tutti uguali.

Sono 209 giorni che non sono un numero, ma una traversata. Giorni senza applausi, senza pubblico, in cui la partita vera si gioca lontano dall’erba e si vince con la pazienza. Giorni in cui impari che non tutto dipende da te, ma che resistere sì.

Poi arriva quel momento. Marco Pompetti segna. E quel pallone che entra non è soltanto un gol del Catanzaro: è il tempo che si richiude su sé stesso, è una ferita che smette di fare male, è la vita che restituisce qualcosa dopo averti tolto molto.

E subito dopo c’è l’esultanza. Non solitaria, non urlata. Corale. Tutta la squadra gli corre incontro, lo abbraccia, lo stringe forte, come a proteggerlo. In quell’ammasso di maglie giallorosse c’è molto più della gioia per una rete: c’è la memoria condivisa di quei 209 giorni, c’è il dolore visto da vicino, c’è l’attesa rispettata.

È come se, in quell’istante, il popolo giallorosso fosse lì in campo, a corrergli incontro, ad abbracciarlo. La squadra diventa il pubblico, l’abbraccio diventa voce, l’esultanza diventa comunità.

Segna Marco Pompetti, ma quel gol non appartiene solo a lui. Appartiene a chi cade e poi torna, a chi si ferma senza arrendersi, a chi scopre che non sempre si riparte da dove ci si era fermati. Ma ripartire insieme, a volte, vale più di qualsiasi vittoria.

Foto Us Catanzaro 1929

Harp

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