L'emigrante

Domenica è sempre domenica

Una giornata mordi e fuggi a Catanzaro 
Domenica c’è quello spirito vacanziero, quel buongiorno cosi sereno che cerca con leggerezza di scostare le tende perchè il caldo sole possa inebriare… ma cosa dici che sono in piedi dalle 4 con un nebbione fin qui e tutto perchè volevi prenderti cappuccio e briosc a Catanzaro Lido! E poi è mercoledi, quale domenica? ma dico io chi è che mette sti aerei all’alba? Eh beh dai una volta che scendo non posso mica arrivare all’ora dei signori. Cosi si scomodano gli amici, partono raffiche di telefonate e quando hai il biglietto in mano senti che niente potrà fermarti. E non solo ti fai accompagnare, ti fai anche venire a prendere! beh dai siamo arrivati, ciao fraccomodo divertiti non mangiare troppo e… forza Catanzaro.

Quando a Lamezia non c’è vento sembra che il mondo sia in pace. Ci sono le solite poche palme antistanti il parcheggio che rispecchiano un pò il nostro modo di accogliere i turisti e gli emigranti. Alle haway ti jettanu i fhiuri, ccà ci su tri palmi e na bandera… scusa il ritardo ma a sveglia non sonau. Che io ricordi il mio amico non ha mai avuto una sveglia, ma non è momento di fare storie già è tanto che sia venuto a prendermi. Comincia cosi il breve tragitto verso la città natia, affiorano i ricordi, si sta un po’ in silenzio per goderne e un po’ perchè ci vò subitu n’atru cahè. E’ sicuramente vero che per completare il proprio bagaglio di esperienze, ogni stanziale dovrebbe provare un giorno a fare il nomade e viceversa. Vengono fuori di quelle cose… prendi ad esempio un tifoso del Catanzaro, lo umili lo denigri gli porti via la squadra: gli puoi portare via tutto, resterà sempre un tifoso. Prendi invece un imprenditore, ti insulta ti sbeffeggia non ti fa trasira alu stadiu: pure che è sull’orlo del fallimento, resterà sempre un imprenditore. Ecco allora per un giorno mettiamo un tifoso al posto dell’imprenditore e viceversa. Quanti sono pronti a scommettere che l’esperimento funzionerebbe? Ma sì per forza, nessuno dei due ha mai vissuto con i panni dell’altro e non c’è modo che l’esperimento funzioni. Cchi penseri profhondi, e quala fussera a scommessa? Nessuno dei due sarà capace di far bene a ruoli invertiti. Ah vabbeh, accussi è facile. Perchè scusa, non sei tu che hai sempre una ricetta pronta per Cosentino e una per Cozza?

Benchè abituati, fa sempre un certo effetto il rapido passaggio dalle piazze colme di turisti, di qualsiasi grossa capitale europa, alle strade di Catanzaro dove il tempo sembra essersi fermato. Sui lastroni luccicanti riflettono le ombre di lunghi soprabiti da cui spunta un braccio teso nell’atto di reggere una guantiera con nastro rosso che dice un viu l’uri ma ti mangiu.
Però non è domenica e quello che vedo non è la quiete di una tranquilla cittadina, ma il solito caos di auto, clacson e picciuliddri cchi vannu ala scola… cangiamu marciapiede. Lasciando l’auto a Bellavista per andare allo stadio un vantaggio c’è: ti fai una passeggiata con il sole alle spalle e in più dai una bella rinfrescata ai ricordi. Beh insomma per andare allo stadio c’è tempo. E il tempo passa fra chiacchiere, risate, abbracci e sorrisi. L’emigrante lo vedi li che sembra chiuso in una bolla, cammina a pochi centimetri da terra perchè è leggero, leggiadro, felice. Para na pasqua tantu ca è cuntentu. Il contrasto è forte, i genti su affaccendati, chini ‘e penseri l’emigrante invece no, è in vacanza. Con due lire in tasche tinda poi jira in America e diventi ricco. E’ un messaggio che ci hanno inculcato da sempre. Sinonimo di libertà, progresso, dinamismo. E noi l’America ce l’abbiamo qui solo che non lo sappiamo. Poi arriva l’emigrante e u vidi tuttu shalatu e allora ti guardi intorno e cerchi di convincerti che little bridge l’americani ce l’invidianu perchè volera ma ti viju nto bronx a tia. E noi nel bronx ci siamo cresciuti, vent’anni di C2 non sono una passeggiata.

Dentro e fuori lo stadio la gente si conta, mmm oja non arrivamu mancu a dumila. Una simpatica signora passeggia lungo i gradoni con il suo cagnolino vestito di giallo e di rosso. E il Ceravolo è sempre li, con il suo verde intenso che chiede ai seggiolini gialli di non sbiadirsi troppo in fretta. Pian piano i settori si riempiono, ma non è il pubblico delle grandi occasioni eppure sembra ancora di sentire l’eco festosa per un gol di Palanca. Jamu da parta ‘e ddrà ca mi vinna l’affannu ala sagghiuta dei pomperi. I ragazzi in curva cantano come sempre, c’è anche un nuovo coro che, a conoscerne le parole, lo canterei anch’io, anzi a dire il vero vorrei avere vent’anni di meno e star lì nel mezzo e cantarlo insieme a loro. Un po’ di casino, una botta di vita, un ritorno a quegli anni indimenticabili… non volivi nenta, vent’anni ‘e meno… ma c’è anche il tempo per uno striscione polemico e poi finalmente arriva il gol che ci fa saltare tutti in piedi. Caro amico, siam venuti qui apposta per vederlo vincere, vent’anni di C2 ci hanno insegnato tante cose che oggi conosciamo e diciamo. C’è chi le dice per strada, chi attraverso i media, chi invece con uno striscione. L’ambiente calcistico catanzarese è appena rinato… sembra uno di quei ragazzi sulla ventina che vestono casual, fanno le penne coi motorini e non stanno mai a sentire le raccomandazioni dei più grandi. In fin dei conti siamo tutti ringiovaniti un bel po’. E poi vuoi mettere? Vent’anni fa avresti mai pensato che un giorno il coro di fine gara sarebbe stato “Cosentino portaci in C1”?

Davide Greco

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