Un’attesa diversa, ma non meno intensa
A Catanzaro non si vedono bandiere ovunque, non ci sono caroselli anticipati e la città, alla vigilia della terza semifinale playoff, non appare completamente tinta di giallorosso. Ma interpretare tutto questo come mancanza di entusiasmo sarebbe un errore enorme.
Perché la realtà è probabilmente l’opposto: questa piazza oggi vive l’attesa con maggiore maturità e consapevolezza.
La maturità di una tifoseria dopo anni difficili
Dopo tanti anni di purgatorio, sofferenze sportive e categorie difficili, il popolo giallorosso ha imparato a dare il giusto peso ai momenti. La Serie B è un torneo durissimo, equilibrato, dove ogni dettaglio può fare la differenza.
E proprio per questo oggi a Catanzaro si respira una fiducia silenziosa, meno appariscente ma molto più profonda. Non c’è superficialità, non c’è euforia incontrollata: c’è la consapevolezza di stare vivendo qualcosa di importante costruito con sacrificio, programmazione e identità.
Il tifoso del Catanzaro non deve dimostrare nulla a nessuno
Il tifoso del Catanzaro non ha bisogno di dimostrare il proprio amore con effetti speciali o proclami. La sua storia parla per lui.
Ha accompagnato la squadra in campi improbabili, in categorie che non appartenevano alla storia di questa città. È rimasto sugli spalti dopo sconfitte dolorose, dopo delusioni cocenti, dopo playoff sfumati e stagioni iniziate praticamente già perse per l’assenza di una società solida.
Eppure il vero tifoso giallorosso non ha mai abbandonato il Catanzaro.
C’è sempre stato. Nei momenti belli e soprattutto in quelli peggiori. Ha sostenuto la squadra per novanta minuti e oltre, anche quando era difficile trovare motivi per credere ancora.
Per questo oggi nessuno deve insegnare a questa piazza cosa significhi amare questi colori.
Una squadra che lotta e una città che si riconosce in lei
Da quando la proprietà è cambiata, qualcosa si è ricreato tra campo e tifoseria. Oggi il Catanzaro mostra uomini che lottano, che sudano la maglia e che rispettano la città.
Ed è proprio questo che il pubblico ha sempre chiesto e per tali motivi comunque andrà saranno applausi.
Perché questa squadra e questa società hanno restituito dignità, orgoglio e appartenenza a una piazza che per troppo tempo aveva vissuto solo amarezze.
Il sostegno vero si dà durante la partita
Sembra quasi esserci una sorta di patto non scritto tra squadra e tifoseria: l’energia va trasmessa soprattutto nei novanta minuti, quando il campo pesa davvero.
La piazza ha capito che adesso serve lucidità, serve accompagnare questa squadra senza creare pressioni inutili. L’entusiasmo c’è, eccome se c’è, ma viene vissuto in maniera più adulta.
L’assenza per il ritorno in Sicilia e il cuore che sarà comunque a Palermo
Fa male sapere che la splendida tifoseria catanzarese non potrà seguire la squadra in Sicilia. Perché questo pubblico ha sempre dimostrato di saper fare la differenza, trascinando il Catanzaro anche nei momenti più complicati.
Ma chi conosce questa città sa bene che la distanza non cambierà nulla. Anche senza presenza fisica, il cuore del popolo giallorosso sarà comunque a Palermo, accanto alla squadra.
Il ricordo dello Scida e di un’altra impresa
E inevitabilmente il pensiero torna anche a quella notte allo Scida, quando il Catanzaro in Serie C conquistò di fatto la promozione in un ambiente ostile, caldo e difficilissimo.
Non era il Barbera, certo, ma era comunque uno scenario capace di mettere pressione a chiunque. Eppure quella squadra seppe reagire con personalità, coraggio e fame. Qualità che questo gruppo ha dimostrato di possedere ancora oggi. E quel saluto dei ragazzi in campo a Crotone, verso un settore ospiti vuoto vale molto più di mille parole
Una città che ha imparato a credere con equilibrio
Forse il fatto di non vedere una città impazzita è proprio il segnale più evidente della crescita di questa piazza.
Catanzaro oggi crede nella sua squadra senza bisogno di ostentarlo continuamente. Crede nel lavoro fatto, nel percorso costruito e in un gruppo che ha già restituito orgoglio e dignità sportiva a un’intera comunità.
Adesso, però, parla il campo.
E una città intera, anche da lontano, accompagnerà i suoi ragazzi fino all’ultimo minuto. Forza ragazzi.
Redazione 24

